Zona economica esclusiva: come preservare la sovranità italiana sul mare

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Il 20 dicembre 2019 è stata presentata alla Camera dei Deputati la proposta di legge n. 2313 riguardante la “Istituzione di una zona economica esclusiva oltre il limite esterno del mare territoriale”. La discussione sulla proposta di legge n. 2313 ha avuto finalmente inizio lunedì 19 ottobre 2020 presso la Camera dei Deputati.

Per dare un’idea più chiara del contenuto della proposta di legge del 20 dicembre 2019, è necessario dare alcune definizioni della complessa materia oggetto di revisione.

All’interno della ben nota Convenzione di Montego Bay del 1982, il mare territoriale viene definito come la zona di mare adiacente alle coste sulla quale si estende la sovranità degli Stati. Secondo l’articolo 3 della Convenzione: “Ogni Stato ha il diritto di fissare la larghezza del proprio mare territoriale fino a un limite massimo di 12 miglia marine, misurate a partire dalle linee di base […]” Lo Stato esercita la sua piena sovranità sull’estensione del mare territoriale, riconoscendo alle navi straniere il diritto al “passaggio inoffensivo”, disciplinato dall’articolo 17 e seguenti della Convenzione di Montego Bay.

Inoltre, lo Stato costiero ha, anche al di fuori del mare territoriale, il diritto esclusivo di sfruttare tutte le risorse della “piattaforma continentale”, ossia il “fondo  e  il  sottosuolo delle aree sottomarine che si estendono al di là del suo mare territoriale attraverso  il  prolungamento  naturale  del  suo  territorio  terrestre  fino  all’orlo  esterno  del  margine continentale, o fino a una distanza di 200 miglia marine dalle linee di base dalle quali si misura la larghezza del mare territoriale, nel caso che l’orlo esterno del margine continentale si trovi a una distanza inferiore.” (Articolo 76, Montego Bay)

Infine, la “Zona Economica Esclusiva” (ZEE), anche questa trattata nella Convenzione di Montego Bay: “…è la zona al di là del mare territoriale e ad esso adiacente, sottoposta allo specifico regime giuridico stabilito nella presente Parte. […] Nella zona economica esclusiva lo Stato costiero gode di diritti  sovrani  sia  ai  fini  dell’esplorazione,  dello  sfruttamento,  della  conservazione  e  della  gestione  delle  risorse  naturali,  biologiche  o  non  biologiche,  che si trovano nelle acque soprastanti il fondo del mare, sul fondo del mare e nel relativo sottosuolo, sia ai fini di altre attività connesse con l’esplorazione e lo sfruttamento economico della zona, quali la produzione di energia derivata dall’acqua, dalle correnti e dai venti.” (Articoli 55 e 56, Montego Bay)

La proposta di legge di un gruppo di deputati italiani, tra cui Iolanda Di Stasio (prima firmataria) e Pino Cabras, autorizza l’istituzione di una zona economica esclusiva oltre il limite esterno del mare territoriale italiano e prevede che tale zona sia da notificare agli Stati il cui territorio è adiacente al territorio dell’Italia o lo fronteggia. Si prevede che la zona si estenda fino al limite derivante da accordi bilaterali da stipulare con gli Stati interessati e che fino alla data di entrata in vigore di tali accordi i limiti esterni della zona economica esclusiva sono stabiliti in modo da non compromettere od ostacolare l’accordo finale. Nell’articolo 3 della proposta di legge, è inoltre specificato che “l’istituzione della zona economica esclusiva non compromette l’esercizio delle libertà di navigazione e di sorvolo nonché di posa in opera di condotte e di cavi sottomarini.”

L’urgenza di legiferare a proposito della zona economica esclusiva è scaturita dalla necessità di delimitare la ZEE italiana da quella dell’Algeria, la quale, il 20 marzo 2018, ha istituito, senza prima confrontarsi con gli Stati frontisti e confinanti, una ZEE che si sovrapponeva in parte alla Zona di protezione ecologica dell’Italia (ZPE) istituita dal nostro Paese nel 2011, arrivando a ridosso delle coste della Sardegna. L’Italia ha contestato la decisione algerina con una nota verbale del 26 novembre 2018, a seguito della quale, l’Algeria si è detta disponibile ad agire in comune attraverso il dialogo allo scopo di giungere ad una equa soluzione.  

Di fronte alla pretesa del governo algerino, è stata elaborata la proposta di legge n. 2313, per rendere ufficiale la posizione italiana sulla sua zona economica esclusiva ed evitare future controversie con altri Paesi che si affacciano sul mare Mediterraneo, un mare chiuso, ma allo stesso tempo corridoio tra popoli e ricco di risorse e di un inestimabile patrimonio ambientale e paesaggistico da preservare.

L’istituzione della ZEE è uno strumento prezioso attraverso cui il governo italiano afferma i suoi diritti di sovranità sul mare, con la possibilità di sfruttare maggiormente le sue risorse (idrocarburi) e di avvantaggiare le attività economiche ad esso collegate, tra cui la pesca, le cui imprese avranno una maggiore libertà di azione e quindi potranno beneficiare di un incremento di produzione.

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