di Manuel Moreno Minuto

L’ultimo quinquennio ha caratterizzato la situazione Mediterranea con numerosi, e in parte inattesi, fenomeni affiancatisi alle tradizionali faglie geopolitiche del bacino: flussi migratori incontrollati provenienti da Siria e Libia, rinascimento navale Russo in Mar Nero ed East-Med, irruento ingresso della Belt & Road Cinese negli affari del Mare Nostrum, attivismo Turco e delle Monarchie del Golfo Persico. Questo intensificarsi delle interconnessioni politiche, economiche e sociali tra gli stati rivieraschi del Mediterraneo e il resto del globo, costringe quindi a riflettere sull’applicabilità futura degli attuali scenari di riferimento quali il “Mediterraneo Allargato” e il “Cindoterraneo”. Entrambi i modelli, frutto di una precisa delimitazione geografica, in passato hanno fornito al ricercatore un sicuro ancoraggio nella ricerca dei fattori e degli attori che possono maggiormente influenzare l’area. La globalizzazione, tuttavia, con le sue prepotenti dinamiche suggerisce l’opportunità di destrutturare l’analisi basata su aree geografiche (seppur flessibili ed allargate) a favore di quello di area relazionale geograficamente dinamica. Alcuni esempi concreti: la crisi migratoria in Mediterraneo Centrale se è vero che sfociava in Libia è innegabile che nascesse dai paesi dell’Africa Sub-Sahariana[1], da cui ci separa geograficamente un intero e vasto deserto. Lo stesso può dirsi della Flotta Russa che vede nel Mediterraneo Orientale (e Mar Nero) uno dei pochi bacini dove può far pesare le sue non-infinite capacità marittime: ciò fintanto che Artico e Baltico non detteranno altre priorità[2]. Pechino che prima si accontentava di far pacificamente transitare le portacontainer della China Ocean Shipping Company attraverso il Mare Nostrum, sente ora la necessità di far pesare il suo peso economico e politico nel “giardino di casa” del suo unico competitor su scala globale, ossia gli USA[3]. È evidente l’esistenza di una rete di interconnessione economica e politica, baricentrica sul Mediterraneo, che unisce tra loro territori e popoli privi di qualsivoglia contiguità territoriale. Gli esempi citati sono alcune possibili sintesi dell’attuale scenario del Mare Nostrum, ma altre sono disponibili andando a osservare la situazione attraverso “filtri” differenti quali la sicurezza marittima, l’agricoltura, la crisi delle risorse idriche, i cambiamenti climatici o l’accesso alle risorse “rare”. Ognuna di queste tematiche innesca delle interconnessioni talmente policrome da rendere, ai fini analitici, superfluo se non dannoso ogni confine fisico preso tout-court dalle cartine geografiche. S’impone quindi per il ricercatore un’idea di “Mediterraneo Globalizzato” geograficamente declinato in accordo con la sfera di relazione oggetto di analisi. Un esempio concreto riguarda i flussi marittimi d’idrocarburi attraverso Suez, tradizionalmente dipendenti da alcuni conflitti inglobati nel “Mediterraneo Allargato”, si pensi alle crisi del 1973 e 1979[4], ma che oggi riflettono invece in maniera molto più significativa le attività estrattive “shale” sul suolo americano[5].  La proposta di questo nuovo scenario di analisi strategica, si basa in definitiva sull’inclusione delle effettive relazioni in atto in un Mediterraneo ormai da qualche tempo più che Globalizzato. Perdere di vista i veri protagonisti geopolitici, per quanto apparentemente lontani essi possano sembrare, significa trascurare elementi di analisi e di riflessione la cui influenza, Cina docet, si rivelerà nel tempo fatalmente decisiva.


[1] AA.VV, Frontex Risk Analysis 2019, https://frontex.europa.eu/assets/Publications/Risk_Analysis/Risk_Analysis/Risk_Analysis_for_2019.pdf.

[2] Richard Connolly, Fundamentals of the state policy of the Russian Federation in the field of naval activities for the period until 2030, http://www.ndc.nato.int/research/research.php?icode=574

[3] Matthew P. Goodman, https://www.csis.org/analysis/predatory-economics-and-china-challenge.

[4] Frank A. Verrastro & Guy Caruso, https://www.csis.org/analysis/arab-oil-embargo%E2%80%9440-years-later.

[5] https://www.iea.org/oil2019/.

Comments are closed.