Il 2020 sarà ricordato come l’anno della Pandemia Covid-19 che ha messo l’intero mondo davanti a sfide sconosciute, e lasciato conseguenze che forse, soprattutto dal punto di vista geopolitico, non abbiamo ancora visto.

Ma il 2020 significa anche Brexit, significa nuova amministrazione negli Usa con l’elezione del Presidente Biden, significa nuove e (antiche) tensioni nel Mediterraneo, in particolare quello Orientale, con una UE che a tratti è sembrata non andare oltre una timida presenza, mentre altre potenze come Russia e Turchia stringevano alleanze per rafforzare la loro influenza nell’area.

Questo ha portato soprattutto ad aumentare le tensioni tra Bruxelles ed Ankara, rendendo difficile se non impossibile riavviare in qualsiasi modo il processo di adesione della Turchia all’Unione: direttrici del business del gas e Libia i temi principali di discordia.

Tensioni Ue- Turchia

Dal luglio 2019 l’Unione Europea accusa il governo turco di svolgere attività illegali di trivellazioni nel Mediterraneo Orientale, con il fine di ampliare la sua influenza sui giacimenti energetici di petrolio presenti nel Mare Nostrum, e soprattutto di prendere il controllo sul gasdotto EastMed.


Erdogan ha attuato una politica aggressiva sulla Zee costituita dall’Isola di Kastellorizo (Castellorosso), che appartiene alla Grecia, e intraprendendo continue azioni unilaterali.

Ultima quella dell’ottobre 2020 con la Nave turca Oruc Reis che dal porto di Antalya si diceva pronta a riprendere la missione di esplorazione da dove era stata interrotta nel settembre 2020 che già aveva fatto salire la tensione tra Grecia e Turchia.

Crisi che ha evidenziato le difficoltà dell’Unione, incapace a causa delle sue divisioni interne, pur schierandosi al fianco della Grecia, di prendere sanzioni nei confronti della Turchia. Mentre da un lato la Francia si schierava senza se e senza ma contro Ankara, rafforzando la presenza francese nel Mediterraneo attraverso l’impiego di due aerei Rafale (caccia) e la fregata Lafayettedall’altro  la Germania, che nel frattempo   intratteneva relazioni con le due parti per evitare che la situazione degenerasse.

Il Consiglio Europeo di dicembre ha rispecchiato questa divisione all’interno dell’Ue tra coloro che manifestano una posizione di chiusura nei confronti della Turchia, e coloro che continuano a voler mantenere un dialogo aperto con Ankara. E come spesso accade, oltre che a qualche dichiarazione di facciata, si è scelto di non decidere e di rinviare tutto al prossimo Consiglio Europeo di Marzo.

La situazione libica

Il 2021 rappresenta il decennale della caduta del Regime di Gheddafi. Dieci anni che non hanno rappresentato la svolta che i fautori interni ed esterni al paese della caduta di Gheddafi si attendevano.

La Libia oggi è un Paese diviso con da una parte il governo di Al-Sarraj a Tripoli, dall’altra il governo di Tobruk, sotto la guida del generale Haftar. In mezzo decine di milizie tribali, gruppi armati che controllano parti del territorio, operano traffici illeciti di armi e migranti e compiono azioni di guerriglia.  In tutto questo potenze internazionali, quali Russia e Turchia, insieme ad attori regionali quale l’Egitto svolgono o provano a svolgere un ruolo determinante per rafforzare la loro posizione geopolitica e sfruttare le risorse energetiche libiche

Lo scorso 5 febbraio a Ginevra i 75 delegati libici al Forum di dialogo politico per la Libia sponsorizzato dall’Onu hanno scelto il neopresidente Mohammad Younes Menfi, diplomatico considerato ‘vicino’ al mondo dell’islam politico, e il primo ministro Hamid Mohammed Dbeibah che guiderà il  governo di transizione che avrà il compito di traghettare alle elezioni annunciate per il 24 dicembre 2021.

Le scelte dell’UE e dell’Italia

I mesi futuri saranno quindi mesi in cui si capirà cosa vorrà fare l’Unione Europea, e al suo interno l’Italia.

L’Europa deve recuperare al più presto un suo ruolo in Libia e nell’intera regione, come dimostra anche quanto sta avvenendo in Tunisia, ma questo è reso senza dubbio difficile dalla difficoltà di trovare una posizione comune come gli ultimi avvenimenti ci testimoniano: da una parte abbiamo una Francia che tende a limitare il ruolo di Russia, e soprattutto Turchia, dall’altro una serie di paesi guidati dalla Germania, e che allo stato attuale comprende anche Italia e Spagna, che cercano per ragioni economiche e politiche di mantenere aperto il canale del dialogo soprattutto con Ankara.

Il ruolo della nuova amministrazione Usa guidata da Biden potrebbe rappresentare un impulso per l’Unione Europea per riacquistare un ruolo nella definizione della situazione libica.

Al tempo stesso sarà importante capire in tema di immigrazione quale sarà la politica che l’Unione intenderà adottare. Continuerà come fatto in questi ultimi anni a lasciare ad Erdogan il ruolo di “regolare” il flusso migratorio nel Mediterraneo Orientale?

Un ruolo da protagonista in queste scelte si spera possa tornare a svolgerlo l’Italia. Negli ultimi anni è opinione riconosciuta da tutti, che il nostro paese ha rinunciato a svolgere un ruolo da protagonista.

Gestione dei flussi migratori, approvvigionamenti energetici, interessi economico-commerciali saranno sicuramente al centro delle scelte del nuovo governo, ma quello che tutti si aspettano è un progetto reale del Mediterraneo, con l’Italia che ritorni protagonista e insieme alla Francia possa rilanciare una politica europea di sicurezza nell’intera area del Mediterraneo, mettendo fine ad iniziative velletarie e di parte come è stato nell’ultimo periodo.

Prossimi mesi quindi che saranno decisivi, e che ci diranno se il Mediterraneo rappresenterà ancora una priorità di Unione Europea ed Italia.

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