UN’ATTENZIONE ALL’AFRICA NELLE NUOVE MISSIONI INTERNAZIONALI

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L’impegno nelle missioni internazionali è una costante della politica estera e di difesa dell’Italia, indipendentemente dagli orientamenti politici dei governi che si succedono. Le missioni sono considerate di fatto, dalla missione Italcon in Libano 1982 in poi, uno strumento importante e affidabile per il perseguimento degli interessi nazionali. 

Ad oggi l’Italia dispiega all’estero poco più di 7000 militari, impegnati in 35 missioni – la più grade in Libano, l’operazione Leonte, la più piccola EUTM Somalia – in 24 Paesi diversi, dall’Africa all’Asia passando per il Medio Oriente.[1]

Il 2020 sarà un anno di eccezionale proiezione dei nostri militari all’estero. Se il voto del Parlamento non modificherà il “decreto missioni” così come appena licenziato dal Consiglio dei Ministri, le Forze Armate saranno infatti presenti in 3 nuove realtà: in Libia; nel Sahel; nel Golfo di Guinea. Budget programmato di 1,18 miliardi di euro, in aumento rispetto al 2019. [2]  

La prima nuova missione, EUNAVFOR MED IRINI, ha ufficialmente preso il via il 31 marzo 2020, con l’approvazione della decisione PESC 2020/472 da parte del Consiglio UE – che ha, in contemporanea, decretato la fine della precedente missione Sophia iniziata nel 2015. L’operazione si prefigge tre obiettivi: in primis, l’implementazione dell’embargo sulle armi imposto dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU con le Risoluzioni 1970 del 2011 e 2292 del 2016, anche attraverso l’utilizzo di mezzi aerei e satellitari. Per fare ciò sono autorizzate ispezioni, al largo della costa libica, su quelle imbarcazioni sospettate di trasportare armi o materiale dual-use da e verso la Libia, finanche gli interventi necessari al sequestro e allo smaltimento di tale materiale in un porto consono allo scopo; il secondo obiettivo riguarda l’addestramento della Guardia Costiera libica nel pattugliamento delle acque nazionali; l’ultimo impegno è orientato alla distruzione delle reti di trafficanti di esseri umani, prosperate e ramificatesi negli ultimi anni. 

La zona di operazioni sarà nelle acque antistanti la Cirenaica, dove maggiormente si concentrano i traffici di armi. Il comando della missione è stato affidato all’ammiraglio Fabio Agostini. Il quartier generale a Centocelle, già sede del Comando Operativo Interforze (COI). Attualmente la scadenza è fissata al 31 marzo 2021.

Senza dubbio IRINI va considerata la missione di più vitale importanza per la stabilità del Mediterraneo e, di conseguenza, della nostra sicurezza nazionale. 

La seconda missione ci vedrà impegnati nella task force europea Tabuka – che significa spada, sciabola in lingua tuareg – integrata all’operazione francese Barkhane, attiva dal 1 agosto 2014 con 5000 soldati dispiegati per operazioni di contrasto al terrorismo di matrice islamista nella parte settentrionale del Mali.

Il 27 marzo 2020 i governi di alcuni Paesi europei (di cui non faceva parte l’Italia), hanno approvato una dichiarazione politica per la creazione della task force con compiti di assistenza e di addestramento delle Forze Armate Maliane, in coordinamento con i Paesi del G-5 Sahel – Burkina Faso, Chad, Mali, Mauritania, Niger – e di altri attori internazionali presenti in campo: la missione delle Nazioni Unite MINUSMA (mantenimento della pace in Mali), e le missioni europee EUTM MaliEUCAP Sahel MaliEUCAP Sahel Niger (le tre operazioni di addestramento e qualificazione delle forze di polizia e militari del Paese). 

La luce verde alla partecipazione italiana è arrivata al termine del XXXV vertice italo-francese, tenutosi a Napoli il 27 febbraio u.s. Probabilmente l’Italia parteciperà con un contingente di truppe speciali e Carabinieri. Per i primi sei mesi il comando della missione sarà esercitato dalla Francia, che più di chiunque altro in Europa conosce le realtà di quelle terre: bisogna ricordare infatti che erano tutti Stati inglobati nell’Africa Occidentale Francese, parte dell’impero coloniale francese a partire dal 1895. 

Sempre in Africa occidentale vedrà la luce la terza missione approvata dal Consiglio dei Ministri. Si tratta di una “economic diplomacy mission” nel Golfo di Guinea, nelle acque dell’Oceano Atlantico tra Nigeria, Ghana e Costa d’Avorio. I 6 mila chilometri di coste, gli 11 mila chilometri quadrati di Oceano e l’8% delle riserve mondiali di petrolio accertate fanno del Golfo, da alcuni anni, il punto più caldo della pirateria africana, che ha drasticamente aumentato i suoi attacchi dalle acque del Senegal a quelle dell’Angola.

Gli obiettivi principali assegnati alla nostra Marina Militare, che già opera nell’area dal 2019 con un dispositivo a tempo determinato, sono il contrasto e la prevenzione alla pirateria e la protezione degli asset strategici nazionali, tra cui spiccano quelli estrattivi dell’ENI in Nigeria ed Angola. Verranno impiegati, nelle acque internazionali, due assetti navali dotati di altrettanti assetti ad ala rotante.


[1] www.estercito.difesa.it.

[2] Quantificato in 1.020 miliardi. Cfr. Ripartizione delle risorse del fondo per il finanziamento delle missioni internazionali e della cooperazione allo sviluppo, ottobre 2019. 

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