L’IDEA DI IMPERO

La Francia rimane strenuamente aggrappata alla sua idea di grandeur. Al pari di poche altre nazioni al mondo, continua a mantenere fortissime influenze sparse per il globo – colonie dalle quali giocoforza si è dovuta formalmente staccare, a seguito delle, soltanto figurative, vittorie nelle due guerre mondiali – ed un’idea di impero che è connaturata alla sua esistenza stessa. La Francia, senza Impero, non può proprio concepire la propria idea di Stato.

Per questa ragione, pur non potendosi pensare al di fuori dell’Europa, una volta fissati i vincoli di Bruxelles, la Francia continua a pensare all’Europa come a sé stessa; a rendersi protagonista dell’attività dell’UE provandone ad indirizzare la guida del Mediterraneo, le politiche comunitarie e gli obiettivi militari. Quest’ultima caratteristica è quasi una condizione necessaria per la Francia, unica nazione, in un certo senso, ad essere abilitata dagli USA all’utilizzo della forza militare sul continente europeo; unica entità per la quale gli egemoni provano davvero una sorta di rispetto, quasi sudditanza, dal punto di vista culturale; unico paese di tali taglia e provata fedeltà da concedergli in appalto la sorveglianza de facto della ormai disarmata Germania, verso la quale Washington nutre una endemica diffidenza.

LA GRANDEUR EUROPEA

La proiezione geopolitica francese, dunque, passa necessariamente per l’Europa: gli obiettivi transalpini devono coniugarsi con le cessioni di sovranità a Bruxelles e convivere con le necessità degli altri attori continentali, e, soprattutto, la Francia deve intercettare le esigenze dei popoli più prossimi sia a livello geografico che culturale, se intende coltivare le proprie ambizioni di guida del continente.

In quest’ottica è facile leggere i passi compiuti da Macron negli ultimi anni, presidente di una repubblica presidenziale – ovvero capo di stato investito di pieni poteri e lontano dalle contingenze della gestione amministrativa del paese, come un percorso di candidatura a paese guida delle nazioni del bacino del Mediterraneo.

Macron, con eccellente tempismo, visitò l’ex premier Conte nel febbraio del 2020, all’alba della pandemia di Covid-19: l’incontro fu decisivo per rinsaldare l’asse italo-francese, perché l’intercessione della Francia fu decisiva per scavalcare le resistenze dei paesi frugali alla concessione del lauto Recovery Plan pensato, principalmente, per salvare l’economia del nostro paese. Il mese scorso il premier ha sottoscritto con la Spagna un trattato storico: verrà concesso agli abitanti dei due paesi di prendere la doppia nazionalità senza rinunciare alla propria, oltre a varie intese in ambito energetico e nella gestione dei migranti.

LA FRANCIA MEDITERRANEA E LO SCONTRO CON LA TURCHIA

Macron, a conferma del suo proverbiale tempismo geopolitico, è stato anche il primo capo di stato ad accorrere a Beirut dopo le esplosioni dello scorso agosto, che hanno definitivamente messo in ginocchio il paese mediorentale. Per due volte, in meno di un mese, ha visitato il Libano, promuovendosi come principe della ricostruzione del paese dei cedri. Ultimo, non certo per importanza, il ruolo nella diatriba greco-turca: Parigi si è intestata parte della difesa di Atene, attraverso la vendita di quattro fregate e di quattro elicotteri, ed investendo massicciamente nella cybersecurity ellenica.

Ed ovviamente tutti questi movimenti hanno causato un prevedibile sfregamento con le aree di influenza di Ankara: Macron ha seri problemi interni di assimilazione delle minoranze musulmane, ed Erdogan ha sapientemente sfruttato questa debolezza per armare uno scontro durissimo. Nell’ultimo anno, Macron ha condannato il separatismo islamico a seguito di uno dei tanti attentati che fiaccano il tessuto sociale transalpino, ed Erdogan ha colto la palla al balzo accusandolo di attaccare l’Islam intero, e di avere “problemi mentali”. Macron ha alzato l’asticella proponendo il boicottaggio dei prodotti turchi, seguìto a ruota dall’analoga proposta, a parti invertite, di Ankara. La temperatura si alzava, mentre la Turchia spadroneggiava in Libia sconfiggendo l’uomo dei francesi, Haftar. L’UE, che è in pratica un sottoinsieme della NATO (di cui, giova ricordarlo, fanno parte sia Francia che Turchia), tirata dalla giacchetta da entrambi i contendenti, in pieno imbarazzo, è stata costretta a mantenere una postura vagamente pro Parigi, in affannoso equilibrio, finché la ricreazione è finita – leggasi: elezioni americane con vittoria di Biden e ritorno a stelle e strisce nel quadrante mediterraneo – e Macron ha scritto una lettera ad Erdogan ad inizio gennaio, in un’ottica di normalizzazione dei rapporti con la Turchia, ormai potenza vera in ambito mediterraneo e soggetto non eludibile nelle relazioni internazionali.

I PROSSIMI PASSI E IL RUOLO DELL’ITALIA

La Francia, come detto, continua ad essere un impero. Mantiene la sua influenza, oltreché in Europa, spazio di casa, in vasti settori dell’Africa e persino dell’Oceania.
Lo scorso febbraio la marina transalpina ha presentato il Mercator 2021, ovvero il piano strategico degli obiettivi da raggiungere entro il 2030. Qualunque dichiarazione ufficiale di una nazione con la seconda giurisdizione marittima del globo non può essere trascurata: i francesi parlano di un possibile nuovo scontro tra potenze alleate come furono le Falkland/Malvinas negli anni 80, e di possibili teatri di guerra nell’indo-pacifico, ed è impossibile non pensare ai titani Cina e Stati Uniti ed alle diatribe franco-turche. Parigi si prepara, riarmando notevolmente la propria flotta.

Sugli altri versanti, Macron sta subendo pesantemente la guerriglia nel Sahel: sa che deve ritirare parte del contingente militare per occultare la disfatta e non impantanarsi definitivamente nel quadrante, ma non può trascurare i propri strategici interessi energetici in Africa. Chiederà sicuramente una mano agli Stati Uniti, ma il prezzo da pagare non sarà economico: dovranno partecipare, comme d’habitude, alle campagne americane in Medio Oriente e soprattutto affiancare l’egemone nei mari rivieraschi cinesi, dove la straordinaria portaerei Charles De Gaulle già è operativa nelle esercitazioni dimostrative contro il colosso asiatico.

E l’Italia? Un po’ come la Spagna, i francesi chiederanno il nostro supporto in Africa, ed anche nell’Indo-Pacifico. Non potremo sottrarci. Essere nell’orbita francese, potenza che conosce bene le sue priorità e sa come perseguirle, può rappresentare un punto di forza per il nostro paese. Occorrerà sapersi muovere per perseguire, similmente, i nostri obiettivi ed ottenere la giusta ricompensa.

Immagine: Mutualité Française su flickr

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