Il 26 novembre 2021 il presidente francese Emmanuel Macron e il presidente del Consiglio italiano Mario Draghi, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, hanno firmato il Trattato tra la Repubblica italiana e la Repubblica francese per una cooperazione bilaterale rafforzata in campo industriale, scientifico e tecnologico.

In una conferenza stampa congiunta si è parlato di “momento storico” per le relazioni bilaterali Roma-Parigi e si può aggiungere che, di fatto, la rinnovata cooperazione tra i due Paesi potrà essere anche l’inizio di un processo di aggiornamento della governance europea.

Il Trattato è costituito da 13 articoli, un preambolo, 12 articoli e 10 macro-temi che vanno dagli affari esteri alla sicurezza e e la difesa, passando per gli affari europei, le politiche migratorie, la giustizia e gli affari interni. Tra i settori di accordo, anche la cooperazione economica, industriale e digitale, lo sviluppo sociale sostenibile e inclusivo, l’istruzione, la ricerca e la cultura.

Nel 2017, si era già presentata l’occasione per i due Stati per concludere un concordato, ma l’occasione sfumò in poco a causa del mancato accordo tra le aziende Fincantieri e Chantiers de l’Atlantique mediante il quale Fincantieri avrebbe dovuto acquistare l’impresa francese di costruzioni navali.

Ad oggi, comunque, il Trattato del Quirinale segna un’importante svolta nella storia delle spesso difficili relazioni tra i due Paesi. In effetti, è stato firmato in un periodo complesso, sia a causa dell’emergenza sanitaria da Covid-19, sia per l’inizio della campagna elettorale per le presidenziali francesi.

D’ora in avanti Francia e Italia si consulteranno periodicamente: con il Trattato è nato un meccanismo bilaterale in cui almeno una volta ogni trimestre un Ministro italiano parteciperà al consiglio dei Ministri francese e viceversa. In ottica europea, esso ribadisce anche la presenza dell’UE perché si terrà un vertice governativo bilaterale ogni anno e i due Paesi si incontreranno prima delle riunioni del Consiglio europeo per definire un’agenda comune.

Il Trattato disciplina anche il dossier spaziale, per come concordato dal Ministro italiano per la transizione ecologica Vittorio Colao e il Ministro per l’economia Bruno Le Maire. L’accordo prevede investimenti per il rafforzamento della competitività dei lanciatori Ariane 6 – il sistema sviluppato da ArianeGroup (azienda controllata da Safran e Airbus) con sede in Francia e in Germania, e Vega C azienda italiana con sede a Colleferro. Per entrambi il primo volo è previsto da Kourou, nella Guyana francese, a marzo 2022 per il Vega C, e più in là nel 2022, verso la metà dell’anno per Ariane 6.

In tema di sicurezza e difesa, governerà il principio di mutua assistenza in caso di aggressione armata sui rispettivi territori, alla luce dei trattati Nato e Unione Europea e delle norme del Consiglio italo-francese di difesa e sicurezza.

Il Trattato del Quirinale ha lo scopo di rappresentare l’ambizione dei due Stati europei nel rafforzare ancor di più un ruolo da protagonisti nell’assetto di una “Nuova Europa” basata su una strategia condivisa e comune sui vaccini, sul debito europeo e sul Next Generation Eu.

Si potrebbe vedere il Trattato come il punto di forza da cui partire per ribilanciare le relazioni tra i grandi Paesi dell’Unione Europea che si sono sempre basate su una cooperazione-competizione stretta tra Francia e Germania. Esso ha l’obiettivo di ampliare le relazioni e le decisioni all’interno del contesto europeo, in un periodo in cui il governo tedesco vive una fase di transizione con la recente nomina del nuovo Cancelliere Olaf Scholz.

In conclusione il potenziamento dei rapporti tra Italia e Francia contribuisce al rafforzamento di un’Europa che affonda le sue radici nei valori di pace e sicurezza, rispetto della dignità umana, dei diritti umani e delle libertà fondamentali, della democrazia, dell’eguaglianza e dello stato di diritto, nel solco di quanto sostenuto già dai padri fondatori dell’Unione, Altiero Spinelli, Alcide De Gasperi, Jean Monnet e Robert Schuman.

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