Prove di disgelo tra Iran e Arabia Saudita. Un nuovo assetto per il Medio Oriente?

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Ancora una volta, l’Iran torna sotto i riflettori internazionali; ma, questa volta, non si tratta dell’arricchimento dell’uranio o dei negoziati sul nucleare. Ad attirare l’attenzione è, invece, il disgelo dei rapporti con l’Arabia Saudita.

Paladini – rispettivamente – di sunnismo e sciismo e rivali in quasi tutti i conflitti che infiammano il Medio Oriente – dalla Siria all’Iraq, dal Libano allo Yemen – Riad e Teheran hanno già concluso almeno quattro round di negoziati – tre dei quali si sarebbero svolti in Iraq – incentrati su questioni bilaterali e regionali.

L’obiettivo delle trattative sarebbe quello di ristabilire le relazioni diplomatiche tra i due Paesi, completamente interrotte a partire dal gennaio 2016. In quell’occasione, l’ambasciata saudita a Teheran era stata presa d’assalto da manifestanti locali in seguito all’esecuzione, avvenuta in Arabia Saudita, di 47 cittadini iraniani accusati di terrorismo – tra questi, Sheikh Nimr Al-Nimr, importante leader religioso sciita.

La nuova convergenza tra gli interessi iraniani e sauditi potrebbe essere destinata a modificare alcuni equilibri mediorientali, nel medio e lungo periodo.

GLI INTERESSI SAUDITI

Proprio il disimpegno statunitense nel Mashreq ha fornito l’occasione all’Arabia Saudita di contribuire alla stabilizzazione del Medio Oriente, sia per tutelare la propria sicurezza nazionale – non c’è dubbio che il vacuum creato dal nuovo assetto senza gli Usa intimorisca Riad – sia al fine di disinnescare ulteriori tensioni regionali.

Oltre a fattori securitari e geopolitici, per Riad, il disgelo dei rapporti con Teheran cela anche motivazioni economiche. La realizzazione della Vision 2030 e la conseguente attrazione di investimenti esteri, infatti, richiede il consolidamento di un clima di stabilità tanto nel Paese quanto nella regione.

Risulta, quindi, prioritario per il Regno porre fine al conflitto in Yemen – nel quale l’Arabia Saudita è coinvolta dal 2015 al fianco del presidente Rabbo Mansour Hadi – che, oltre a richiedere ingenti investimenti economici e militari, mina continuamente la sicurezza del Paese.

Negli ultimi anni, infatti, gli Houthi hanno ripetutamente cercato di colpire le infrastrutture sensibili dell’Arabia Saudita. L’ultimo attacco risale allo scorso settembre, quando le forze saudite hanno intercettato tre missili balistici lanciati contro il territorio orientale del Paese e le città meridionali di Najran e Jazan.

Due anni prima (settembre 2019), un attacco con droni, attribuito ai ribelli yemeniti, aveva centrato l’obiettivo, colpendo due delle principali installazioni petrolifere del Regno, Abqaiq e Khurais, dimezzando la produzione di greggio, con gravi ripercussioni anche a livello internazionale.

La fine della guerra in Yemen è ormai diventata la vera moneta di scambio tra Riad e Teheran. L’Arabia Saudita chiede all’Iran di esercitare la sua influenza sugli Houthi per giungere a un nuovo status quo pacifico, come condizione necessaria per la normalizzazione delle relazioni bilaterali.

LA PROSPETTIVA IRANIANA

Da parte sua, la Repubblica islamica propone una diversa road map per la stabilizzazione dei rapporti, dando priorità alla riapertura dei rispettivi consolati a Mashhad (Iran) e Jeddah (Arabia Saudita) e, in una seconda fase, alla risoluzione del conflitto yemenita.

Anche l’Iran cela interessi economici e geopolitici dietro la ripresa delle relazioni diplomatiche con l’Arabia Saudita. L’economia iraniana, infatti, risente delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti, in seguito al ritiro unilaterale di Washington dall’accordo sul nucleare (2018). Senza dubbio, la creazione di un legame commerciale con Riad rappresenterebbe una boccata d’ossigeno per la struttura produttiva iraniana.

Infine, un riavvicinamento tra i due ex rivali diffonderebbe anche un importante messaggio strategico: l’Iran esce dall’isolamento internazionale come una potenza regionale con la quale è necessario confrontarsi.

QUALI CONSEGUENZE PER LA REGIONE?

È verosimile che il clima di de-escalation nei confronti della Repubblica islamica si possa diffondere anche tra gli alleati regionali del Regno, in primis gli Emirati Arabi Uniti. Aperture in questo senso non sono mancate, come dimostra la recente dichiarazione di Anwar Gargash, ex ministro di Stato per gli Affari esteri degli UAE, che apre al dialogo con Teheran.

Di questo passo, la normalizzazione dei rapporti tra Iran e le potenze regionali potrebbe porre fine alla “coalizione contro l’Iran”, con un inevitabile riposizionamento di Israele, i cui rapporti con gli Stati arabi hanno sempre avuto una forte connotazione anti-iraniana.

Infine, anche la Siria di Bashar Al-Assad potrebbe beneficiare delle nuove relazioni tra Iran e Arabia Saudita. In cambio della conclusione del conflitto in Yemen, la Repubblica islamica potrebbe chiedere all’Arabia Saudita di sostenere il presidente siriano, la cui immagine deve ancora essere riabilitata anche in seno al mondo arabo.

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