Pressioni migratorie dall’Africa nel lungo periodo: un aumento progressivo “Aiutarli a casa loro”? Non serve a contenere i flussi migratori

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di Claudio Bertolotti

Quella che viene definita la “sfida migratoria” del secolo si manifesta nei numeri di un fenomeno strutturale. Dal 1990 al 2018 la popolazione dell’area africana subsahariana è raddoppiata, passando da 500 milioni di persone a 1 miliardo – di cui il 60% è rappresentata da giovani di età compresa tra zero e 24 anni – e i migranti internazionali provenienti dall’area sono aumentati del 67%: da 15 a 25 milioni. Ciò significa che l’aumento dei migranti dall’Africa subsahariana segue l’andamento demografico dei paesi di origine[2].

Le cause dei fenomeni migratori sono prevalentemente demografiche, non legate a condizioni di vita inaccettabile. Il reddito delle comunità che sono maggiormente interessate al fenomeno migratorio ha anch’esso un ruolo determinante: il movimento migratorio si muove verso i paesi ad alto reddito, ma non emigra chi è più povero, poiché i soggetti presenti all’interno dei paesi a basso reddito non hanno i mezzi necessari per emigrare.           Al contrario, sono i paesi a medio-basso e medio reddito a fornire la massa dei flussi migratori.

Come rilevato dall’ISPI – Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, recenti studi hanno dimostrato che vi è una relazione tra il livello di sviluppo economico di un paese e il suo tasso di emigrazione netta[3]; una relazione che tenderebbe a smentire la tesi del possibile contenimento dei flussi migratori attraverso il sostegno diretto allo sviluppo dei paesi più poveri e che trova conferma in numerosi studi sviluppati dagli anni Settanta.

Tali studi hanno evidenziato come l’evoluzione dei flussi migratori tenda a muoversi attraverso la relazione della “gobba migratoria”[4] (o “curva migratoria”)[5]: con l’aumento progressivo del PIL pro-capite di un paese povero, il tasso di emigrazione cresce, raggiungendo il massimo quando il reddito medio pro-capite raggiunge la cifra di 5.000 dollari annui (a parità di potere d’acquisto – PPA). Una volta superato quel livello di reddito, il tasso di emigrazione tende a scendere[6].

Nel 2016 l’area sub-sahariana presentava una situazione caratterizzata da paesi con un reddito pro-capite medio inferiore a 3.500 dollari annui PPA; nonostante un aumento del 38% nel periodo 2003-2014, negli ultimi anni questa crescita si è interrotta e rischia di invertirsi. Ciò che il report dell’ISPI mette in evidenza è che i paesi dell’Africa sub-sahariana sono a un livello di sviluppo economico coerente con un tasso di emigrazione in crescita; ciò rende improbabile il raggiungimento e il superamento della citata “gobba” dei 5.000 dollari pro-capite PPA nel futuro più prossimo. Il che si traduce in un’improbabile diminuzione dei flussi migratori.

È tuttavia probabile che uno sviluppo omogeneo dei paesi africani potrebbe favorire una ripresa delle migrazioni intra-regionali, ovvero da paesi dell’Africa sub-sahariana verso altri paesi dell’area. Una potenziale inversione di tendenza che andrebbe in controtendenza rispetto a quanto registrato negli ultimi 25 anni, periodo in cui le migrazioni extra-regionali verso Europa, Golfo, America del Nord, sono quadruplicate[7].


1 C. Bertolotti, Analisi dei flussi migratori nei Paesi del Maghreb. Le migrazioni di transito tra i Paesi dell’Area e nel Mediterraneo verso l’Europa, Ce.Mi.S.S., Roma 2019, ISBN 978-88-99468-90-3.

2 Cfr. Villa M., et. alt. Fact checking: migrazioni 2018, Ispi 2018, in https://bit.ly/2rqlh9M.

3 Ibidem.

4 Martin, P. L., Taylor J. E., ‘The anatomy of a migration hump’, in Taylor J. E., Development Strategy, Employment, and Migration: Insights from Models. Organization for Economic Cooperation and Development, Parigi 1996, 43–62.

5 Clemens M. A., Does Development Reduce Migration?, Discussion Paper Series, IZA DP No. 8592, Forschungsinstitut zur Zukunft der Arbeit Institute for the Study of Labor, Ottobre 2014, p. 10, in https://bit.ly/2PDUWmY.

6 Villa M., et al., Fact checking cit.

7 Ibidem.

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