Il membro della presidenza della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina Milorad Dodik ha convocato una sessione del parlamento dell’entità serba della Bosnia, in cui solleciterà i parlamentari a bloccare una causa contro la Croazia sulla questione del ponte di Peljesac. La disputa è in corso da circa dodici anni, quando fu annunciata la costruzione del ponte. I bosniaci insistono da molto tempo sul fatto che il ponte non possa essere costruito prima che i due paesi non abbiano regolato le questioni in sospeso riguardo i confini ma i primi piloni sono stati già costruiti.

Il ponte di circa tre chilometri di lunghezza consentirà di collegare la terraferma croata con la penisola di Peljesac, aggirando il territorio bosniaco e garantendo alla Croazia un collegamento terrestre continuo. Ad oggi l’unico collegamento esistente è quello della strada costiera che passa attraverso una porzione di territorio bosniaco nei pressi della città di Neum. I bosniaci, oltre alle sopracitate questioni di diritto internazionale, hanno contestato il progetto sostenendo che il ponte progettato è troppo basso e potrebbe ostacolare l’accesso al mare all’unica città costiera della Bosnia e quindi rovinare la possibile costruzione di un futuro porto.

«Ho in programma di spiegare al paese perché una causa contro la Croazia non va bene», ha detto ai media Dodik. L’ex membro croato bosniaco della presidenza di Stato Dragan Covic appoggiò il ponte ma i serbi bosniaci non si sono mai sentiti coinvolti nella questione. Dragan Covic che oggi è capo del principale partito croato in Bosnia, l’Unione democratica croata in Bosnia, avrebbe due terzi dei parlamentari che appoggerebbero le parole di Dodik.

Milorad Dodik ha anche aggiunto che un’eventuale causa con la Croazia violerebbe “gli interessi nazionali vitali” dei serbi bosniaci. Interessi che il parlamento della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina ha il dovere di proteggere. Sulla base di questa presunta violazione Dodik ha quindi deciso un eventuale ricorso al meccanismo costituzionale, il che significa che la controversa decisione verrebbe pronunciata dalla corte costituzionale.

Con il voto parlamentare praticamente già certo sarà interessante comprendere eventuali sviluppi da parte dei serbi bosniaci che al contrario di Dodik non considerano il ponte nemmeno un’opzione. In tal senso, lo scorso settembre è stata recapitata una lettera alla Commissione europea nel quale si contestava l’attuazione del progetto. La storia ci ricorda come già al termine della prima guerra mondiale questa regione abbia avuto difficoltà enormi nella costituzione di un nuovo assetto etnico-territoriale. A distanza di un centennio il grande contenitore etnico dei Balcani rimane ancora molto instabile.

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