Pechino risponde alle accuse sulle detenzioni di massa nello Xinjiang

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di Edoardo Desiderio

Dopo le rivelazioni dell’inchiesta del New York Times, con più di 400 pagine di documenti riservati sottratti al governo cinese, che mostrano e raccontano il modo in cui il regime comunista avrebbe organizzato le detenzioni delle minoranze musulmane nella provincia occidentale dello Xinjiang, tra cui quella degli uiguri, è notizia di questi giorni la replica del governo cinese, in cui è stato pubblicato un video che ripercorre la storia del terrorismo in Cina e le misure di antiterrorismo adottate nel Paese.

Il Movimento islamico del Turkistan orientale, o ETIM, è da tempo identificato come un’organizzazione terroristica dalle Nazioni Unite.

Il gruppo ETIM che ha stretti legami con organizzazioni terroristiche internazionali ha perpetrato innumerevoli attacchi terroristici con l’obiettivo di separare la regione autonoma uigura dello Xinjiang dalla Cina.

Il movimento ha tentato inoltre, di reclutare persone su vasta scala, diffondendo un’ideologia radicale che continua a causare caos in molti paesi del mondo.

Nel video diffuso dal governo cinese si mostrano filmati mai pubblicati precedentemente, tra cui interviste con autori e filmati di reclutamento.

Il Xinjiang è una regione autonoma nel nord occidentale cinese e la più grande divisione amministrativa del paese. È abitato in maggioranza dalla popolazione turcofona e musulmana degli uiguri.

La regione, un tempo cuore della via della seta e territorio che, prima della sua islamizzazione, era stato solcato da popolazioni nomadiche di religioni differenti è diventata strategica per Pechino in quanto confinante con otto stati (Mongolia, Russia, Kazhakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Afghanistan, Pakistan e la parte di Kashmir amministrata dall’India).

Il governo cinese si è sempre difeso sostenendo che si tratta di «campi di rieducazione, dovuti alla minaccia terroristica. Luoghi che mirano ad un reinserimento delle persone arrestate.

Pechino inoltre, non ha mai negato l’esistenza dei campi, né le politiche di controllo effettuati nella regione (come testimoniano i documenti sulle tante stazioni di polizia presenti in alcune città) ma ha sempre negato un piano sistematico indirizzato a detenzioni di massa.

Fonte:

https://news.cgtn.com/news/2019-12-07/The-black-hand-ETIM-and-terrorism-in-Xinjiang-MepKpOPAKA/index.html?from=singlemessage&isappinstalled=0

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