Migranti, rifugiati, richiedenti asilo, profughi o clandestini?

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In questi giorni di dibattito sulla possibilità di regolarizzare la posizione di circa 600.000 immigrati irregolari presenti sul territorio, si rende necessaria una delineazione terminologica, tale da far meglio comprendere l’argomento in questione.

Il punto di partenza è la definizione di STRANIERO, la cui condizione giuridica, ai sensi dell’art. 10 c. 2 della Costituzione, è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali, ed è tale qualunque cittadino di uno Stato non appartenente all’UE o l’apolide. Si tratta quindi, di tutti quei soggetti per i quali trova applicazione il T.U. sull’immigrazione (D. L.vo 286/1998). Proprio dal medesimo testo normativo, in particolare in tema di divieto di respingimento dello straniero che non possegga i requisiti necessari per l’ingresso legittimo o che si sottragga ai controlli di frontiera, viene espresso un chiaro riferimento all’asilo politico, allo status di rifugiato ed alla protezione temporanea per motivi umanitari (art. 10 c. 4 T.U. immigrazione). Da qui gli opportuni chiarimenti: innanzitutto definiamo MIGRANTE qualunque soggetto in transito, che non abbia, quindi, definito la propria migrazione. Conseguentemente, il medesimo soggetto si dirà IMMIGRATO, per lo Stato ospitante, non appena vi sarà giunto e stabilizzato; sarà un EMIGRATO (indipendentemente dall’effettiva stabilizzazione in altro Stato) per lo Stato di partenza.

La motivazione che spinge un soggetto ad emigrare, lo caratterizzerà: il MIGRANTE ECONOMICO, ad esempio, sarà quell’individuo che si sposta per motivi di carattere economico (ricerca di migliori condizioni di vita). Sarà, poi, l’effettiva mancanza di regolari documenti di viaggio a denotare la figura del MIGRANTE IRREGOLARE, che privo di successiva regolarizzazione (es.: richiesta d’asilo, permesso di soggiorno, …) verrà qualificato CLANDESTINO.

Dalla richiesta di PROTEZIONE INTERNAZIONALE (Direttiva europea 83/04 attuata con D. L.vo 251/07), ricaviamo le definizioni residue. La relativa domanda, valutata dalla Commissione competente per territorio, determinerà una delle due seguenti condizioni:

  • STATUS DI RIFUGIATO con conseguente rilascio del permesso di soggiorno per asilo politico (5 anni, rinnovabili), previa verifica delle condizioni previste dall’art. 1 della Convenzione di Ginevra (fondato timore di persecuzioni per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per opinioni politiche);
  • PROTEZIONE SUSSIDIARIA in ipotesi di documentata dimostrazione del concreto rischio di subire un danno grave (condanna a morte, tortura, …), qualora rientrasse in patria.

Completa il quadro della protezione internazionale il sistema dei PERMESSI DI SOGGIORNO TEMPORANEI PER CASI SPECIALI, introdotti dal decreto Salvini (D.L. 231/2018), in abrogazione della c.d. PROTEZIONE UMANITARIA, nello specifico, ora tipizzati per cure mediche, calamità, protezione sociale, violenza domestica, …

Il significato del termine PROFUGO, in ultimo, conclude la presente disamina: è tale, in particolare, chi lascia il proprio paese per guerre, persecuzioni o catastrofi naturali.

Ciò detto, resta indubbio che nonostante le sostanziali differenze terminologiche, il linguaggio comune rimane influenzato da una connotazione politica che, spesso, si riduce all’unica, generica accezione, talvolta dispregiativa, di migrante.

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