In un nuovo ambiente culturale e comunicativo fatto di scambi, di modelli frammentati e alternativi, stili interattivi inediti, che debbono la loro originalità ad un nuovo ordine mediatico-culturale e socio-economico, è possibile individuare due spinte opposte che configgono costantemente.

La prima è la tendenza al pensiero unico, che si traduce in politiche tipicamente assimilazioniste nei confronti di altre culture (global); la seconda, riguarda la tendenza alla particolarizzazione (local) e alla diversificazione delle reazioni agli stimoli dell’ambiente che vanno ad accentuare le differenze culturali e identitarie, alimentando lo scontro tra centro e periferia.

IL NUOVO MIGRANTE

In questo quadro si configura il cosiddetto nuovo migrante, un soggetto de-territorializzato che va a costruirsi identità etniche non autentiche, in grado ora di costruire progetti di vita multiformi e contingenti, adatti alle interazioni che caratterizzano la contemporaneità.

I nuovi immigrati creano e riproducono relazioni sociali multiformi, connettendo società d’origine e d’insediamento in una sorta di terzo spazio (come sostenuto da Bhabha) che offre loro non solo l’occasione di superare le barriere geografiche, politiche e culturali, ma di sviluppare relazioni multiple (familiari, economiche, culturali) in uno spazio che incorpora la differenza come costitutiva dell’identità.

Si attiva così una mediazione tra due mondi gestita dal migrante stesso che, da un lato si sente a casa là dove c’è la sua famiglia, dall’altro però ricrea continuamente una serie di riferimenti all’interno del Paese ospitante attraverso oggetti, pratiche e tecnologie della memoria.

IL RUOLO DELLA TECNOLOGIA

Nello specifico, nell’attuale società delle piattaforme, attraverso le tecnologie digitali possiamo creare e memorizzare nuovi contenuti che ci permettono di ampliare le nostre esperienze o rivivere quelle vissute, depositare umori e stati d’animo.

Questi strumenti valgono anche per i migranti, che si muovono all’interno di uno spazio pubblico e interconnesso che viene ri-definito proprio dalle nuove tecnologie. Esse rappresentano la condizione economica-sociale del migrante e attribuiscono significato alla sua mobilità, creano le condizioni inedite per forme di sperimentazione identitaria. Il processo tecnologico aiuta ad attribuire senso al luogo, a noi stessi e alle nostre “vite mobili” e può (ri)creare culture, mobilità e comunicazioni di massa in grado di ostacolare.

Le tecnologie favorirebbero la fine dei non-luoghi, trasformando quegli spazi anonimi in luoghi significativi e di attrazione nella loro dimensione quotidiana onlineoffline. L’evoluzione del web ha creato dunque uno spazio sociale privo di confini che agevola la comunicazione tra le comunità di immigrati geograficamente disperse in ogni parte del globo.

L’IMPORTANZA DI RIMANERE CONNESSI

Per gli immigrati e i richiedenti asilo che provano a entrare in Europa, per esempio, sono importanti non solo le tradizionali infrastrutture (ferrovie, porti…), ma anche quelle elettroniche-digitali come gli smartphone, le app (programmi di traduzione simultanea, piattaforme di messaggistica), i social network.

Il possesso di uno smartphone da parte di un migrante non può essere considerato un gadget di lusso come continuamente viene narrato in maniera stereotipata nel discorso pubblico secondo logiche mediali di intrattenimento, ma rete internet e cellulare sottolineano la necessità di ogni individuo di rimanere connesso e collegato senza limiti spazio-temporali anche con le realtà d’origine.

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