Domenica 9 maggio nell’occasione del 71° Anniversario della Dichiarazione Schuman alla presenza del Presidente della Repubblica Francese Emanuel Macron, e dei tre Presidenti delle istituzioni europee verrà lanciata la Conferenza sul Futuro dell’Europa, che avrà il compito di discutere e preparare l’Unione Europea del domani.

La Conferenza sarebbe dovuta essere lanciata già lo scorso maggio, ma la pandemia Covid-19 ha posticipato di un anno l’evento, e forse anche modificato anche l’agenda e gli obiettivi della stessa.

E’ un’Ue, a ormai più di un anno dalla crisi Covid 19, profondamente cambiata rispetto ad un anno fa: elementi che sembravano intoccabili come i vincoli e le politiche di bilancio sono stati “sacrificati” in nome del supporto e del rilancio alle economie nazionali; le regole sugli “Aiuti di Stato” sospese creando disequilibri sul mercato interno; accanto al bilancio pluriennale si è affiancato uno strumento, il Next Generation Eu, con il fine di aiutare la ripresa e la resilienza, che per la prima volta sarà finanziato andando a cercare capitali sul mercato, creando un prototipo di quello che potrebbe in futuro essere un “eurobond”.

Un’Europa nella quale ormai al tramonto  la leadership tedesca, e della sua cancelliera Angela Merkel, nuove leadership sembrano provare ad affermarsi, ma il cui successo lo sapremo solo nei prossimi anni.

La mancanza di solidarietà di alcuni paesi verso altri nella prima fase della pandemia, la lentezza nel costruire uno strumento di risposta alla crisi economica e sociale, nonché i primi mesi della disastrosa campagna vaccinale hanno dimostrato i limiti e le lacune dell’attuale Ue, facendo venir meno la fiducia dei cittadini europei verso le istituzioni di Bruxelles.

Tutto questo aggravato da una situazione di emergenza, che ha visto e vedrà nei prossimi mesi conseguenze economiche e sociali importanti nel continente europeo, e dalla quale bisognerà cercare di ripartire per fare del continente europeo ancora un attore importante a livello globale sia dal punto di vista economico che geopolitico.

E’evidente che tutto questo merita una riflessione su quello che dovrà essere il futuro dell’Europa, e per far questo occorre partire dall’aspetto giuridico istituzionale. Occorre rivedere i Trattati ma in che direzione? Da un lato c’è chi è favore di un’ulteriore spinta federalista con ulteriori cessioni di sovranità degli Stati Membri, dall’altro chi ritiene che nel pieno rispetto dei principii di competenza, proporzionalità e sussidiarietà occorre una Europa che faccia meno ma che faccia meglio.

Secondo aspetto, non di meno trascurabile, sarà cosa si vuole fare dell’Europa dal punto di vista economico. C’è chi lavora per un vero bilancio europeo, con la condivisione del debito, e chi invece continua ad essere diffidente verso questo approccio. D’altro da questa crisi ha fatto emergere la necessità di Europa che torni a fare della politica industriale una sua priorità, e dal punto di vista della scienza e della tecnologia, ma non solo torni ad essere il più possibile autosufficiente e meno dipendente da altre potenze.

Infine il ruolo in politica estera, anche qui la  prima scelta sarà tra confermare lo storico e tradizionale ancoraggio, che a dir la verità nell’ultimo periodo ha traballato per diversi motivi, con gli Usa oppure scegliere una posizione di neutralità in un mondo che vedrà sempre più contrapposte Stati Uniti e Cina? Non di meno importanti il ruolo nel Mediterraneo che passa attraverso il tipo di relazioni che si vogliono instaurare con Russia e Turchia

Tutte scelte che dovranno essere compiute nei prossimi mesi, con l’auspicio che vengano fatte senza seguire steccati ideologici ma che siano il frutto di un dibattito franco e obiettivo, e che alla fine permettano all’Ue di riformarsi profondamente, e recuperare lo spirito con il quale i Padri Fondatori settantuno anni fa diedero vita a quel progetto di pace, benessere e prosperità che ha caratterizzato il nostro continente dal secondo dopoguerra ad oggi.

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