L’impatto economico del covid 19 tra Europa e Paesi dell’area mediterranea

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La crisi legata alla pandemia di Covid-19 ha aumentato le diseguaglianze a livello economico, generando nuove povertà e discriminazioni, in tutto il mondo e come andremo ad approfondire soprattutto nell’area dei paesi del Mediterraneo.

Effetti della crisi

L’emergenza legata alla pandemia di Covid-19 ha un impatto devastante su molti ambiti della vita quotidiana, a partire dalla salute dei cittadini e dall’aumento della mortalità. In particolar modo a livello economico e sociale gli effetti sono stati inimmaginabili: le misure di prevenzione del contagio hanno messo in seria difficoltà interi settori e filiere come il turismo, la ristorazione, i trasporti, l’industria dello spettacolo e lo sport.

L’impatto sul lavoro

In tutta l’area Ocse la disoccupazione è aumentata, creando ancor più difficoltà tra i giovani, ma in particolar modo ad essere penalizzati sono gli over 50, che rischiano di perdere il lavoro, un’età che consente ben poche opportunità lavorative. Considerando la maggiore precarietà e la minore anzianità lavorativa, il quadro si fa sempre più grave. A essere penalizzati sono anche i migranti, che hanno sempre visto l’area del mediterraneo come una terra promessa, capace di dar loro tutte le risposte ai loro problemi. In questo quadro, entrano in gioco le associazioni no profit e benefiche, che non fanno mai mancare un pasto caldo e tutti gli altri beni di prima necessità.

Lo sguardo dell’Italia sul Mediterraneo

 La Vice Ministra degli Esteri Marina Sereni intervenendo alle Consultazioni Strategiche dell’Iniziativa OCSE-MENA per la Governance e per gli investimenti per lo sviluppo il 26 novembre 2020 dichiarava:” L’Iniziativa mira a creare programmi di formazione di governance comuni tra i Paesi europei e quelli dell’area mediterranea e mediorientale”.

“Secondo il FMI, – ha spiegato Sereni – il PIL della regione diminuirà del 5,7% quest’anno, ma nei Paesi dell’area in situazione di conflitto potrebbe scendere del 13%. Lo scenario regionale mostra un elevato livello di polarizzazione e una crescente frammentazione sociale, con un tasso di disoccupazione che vede più di un quarto dei suoi giovani e più di un terzo delle sue donne fuori dal mercato del lavoro. La strategia italiana nel Mediterraneo vuole mantenere vivo il dialogo nella regione e proseguire sulla strada della cooperazione, dell’azione di riforma e del sostegno finanziario per la ripresa post-COVID, anche attraverso Iniziative come il programma OCSE-MENA. A questo scopo, il Centro di Formazione OCSE-MENA di Caserta, attivo dal 2012 a supporto della componente governance, può rappresentare uno strumento importante”

Le stime del fondo monetario internazionale

Il Fmi rivede al ribasso le stime di crescita per l’Italia nel 2021. Dopo una contrazione inferiore alle attese nel 2020, quando il Pil è calato del 9,2% rispetto al -10,6% previsto in ottobre, l’economia quest’anno crescerà del 3,0%, ovvero 2,2 punti percentuali in meno delle previsioni precedenti. Nel 2022 il Pil è stimato crescere del 3,6%, l’1,0% in più alle stime di ottobre.  Il Fmi rivede al ribasso le stime di crescita per il 2021 di Germania, Francia e Spagna. La locomotiva tedesca è attesa crescere del 3,5% quest’anno (-0,7 punti percentuali rispetto alle stime di ottobre) e del 3,1% nel 2022 (invariata). Il pil francese è previsto crescere del 5,5% nel 2021 (-0,5 punti), per segnare un +4,1% nel 2022 (+1,2 punti). Per la Spagna il Fmi stima un Pil in crescita quest’anno del 5,9% (-1,3 punti) e del 4,7% nel 2022 (+0,2) Lo scenario delineato dalle previsioni di crescita del Fondo monetario internazionale a livello globale “è migliorato, nel 2021 la crescita è migliore di quanto stimato in precedenza e per il 2020, anche se l’economia è in contrazione ma un po’ meno”. Lo ha detto Kristalina Georgieva, direttore generale del Fmi, durante un panel della Davos Agenda 2021.

La situazione nel mediterraneo e le soluzioni

L’epidemia di coronavirus a livello mondiale ha avuto profonde ripercussioni sulle economie del Mediterraneo, gran parte delle quali dipendono fortemente dal turismo e dai servizi collegati. La situazione commerciale attuale pone, per i paesi del Sud Europa e dell’Africa del Nord, il Mediterraneo come il nuovo tessuto economico da rivitalizzare. Da marzo del 2020 ad oggi i paesi dell’area ne risultano particolarmente colpiti. I giganti del settore petrolifero ed energetico hanno pagato il conto più salato.

Gli interventi

L’Unione Europea torna a guardare a un quadrante strategico per il Vecchio continente, alla base dei rapporti Unione Europea-Mediterraneo. Sono passati dieci anni dalle Primavere arabe, che hanno più volte richiesto un aggiustamento delle politiche europee, e ora devono fare i conti anche con gli effetti della pandemia su un’area la cui stabilità ha importanti conseguenze sulla stessa Europa. Sono questi gli obiettivi principali della nuova Agenda per il Mediterraneo annunciata da Commissione europea e Servizio europeo per l’azione esterna (Seae) di Bruxelles.

 Il documento prevede anche una rinnovata collaborazione nell’affrontare il fenomeno migratorio, nel promuovere la pace e la sicurezza nel Mediterraneo, così come nel sostenere uno sviluppo economico che offra maggiori opportunità a tutti, con particolare attenzione ai giovani e alle donne.

Nel tentativo di raggiungere tali obiettivi, l’Unione ha previsto un budget di 7 miliardi per il periodo 2021-2027 provenienti dal programma Ndici (Vicinato, Sviluppo, e Cooperazione internazionale) che nei prossimi dieci anni potrebbe salire fino a 30 milioni grazie ad ulteriori investimenti privati e pubblici.

Si promuove anche la crescita sostenibile, tramite una dichiarazione in cui il 2 febbraio scorso i ministri degli Stati membri dell’Unione per il Mediterraneo, compresi l’Unione europea e i 15 paesi del Mediterraneo meridionale e orientale, si impegneranno a collaborare strettamente per affrontare le sfide comuni nei settori economici chiave connessi alla gestione e alla conservazione degli oceani. L’obiettivo è promuovere la ripresa economica della regione e affrontare le sfide ambientali e climatiche. Il Commissario per l’Ambiente, gli oceani e la pesca, Virginijus Sinkevičius, ha dichiarato, che: “I ministri dell’Unione per il Mediterraneo hanno concordato una transizione a un’economia blu realmente sostenibile, nel quadro della nostra strategia di ripresa dopo la pandemia di COVID-19 e di lotta alle gravi conseguenze dei cambiamenti climatici e del degrado ambientale”. “Si tratta di un passo decisivo per una gestione sostenibile del Mediterraneo — il nostro mare comune — e di un contributo alle ambizioni del Green Deal europeo.”

Sei anni dopo la prima dichiarazione ministeriale dell’Unione per il Mediterraneo sull’economia blu, i ministri concorderanno il migliore impiego dei cluster marittimi e la pianificazione dello spazio marittimo. Saranno realizzati nuovi progetti e attività comuni per sostenere la transizione a tecnologie a basse emissioni e a un’economia blu circolare, che riguarderanno anche le competenze per le attività economiche oceaniche e costiere, la lotta contro i rifiuti marini, le energie marine rinnovabili e il turismo orientato alla natura. La regione mediterranea, dove si registra un riscaldamento più rapido del 20% rispetto alla media mondiale, è fortemente esposta ai cambiamenti climatici, e le ricadute sull’ambiente marino sono tangibili. La situazione non migliorerà se non saranno adottate ulteriori misure di mitigazione e adattamento per ridurre le emissioni di carbonio e rafforzare la resilienza degli habitat marini e costieri.

I prossimi mesi ci diranno con maggiore precisione come procederà l’andamento economico e la sua ripresa. La campagna di vaccinazione avrà un ruolo cruciale in questa fase cosi e delicata e cosi instabile.

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