di Enrico Diana

Condividendo membri e valori comuni, la NATO e la UE rappresentano un binomio inscindibile, capace di sviluppare strumenti e meccanismi di grande portata, al fine di muoversi sinergicamente nell’attuale contesto geostrategico, costellato da nuove forme di minacce e conflitti transnazionali. La natura del rapporto è notevolmente cambiata rispetto ai tempi degli accordi quadro Berlin Plus del 2003, i quali istituirono la partenership operativa tra le due organizzazioni, basata su complementarietà e reciprocità. Ad oggi la dicotomia soft/hard, secondo la quale all’UE spettavano missioni civili e alla NATO quelle militari, è pressoché superata a seguito dell’emanazione della Strategia Globale dell’Unione Europea del 2016, con la quale l’UE pone l’enfasi su un processo di sviluppo e impegni dal punto di vista di attività e sicurezza militari, avvicinandosi similmente al cuore delle attività della NATO. Negli ultimi due anni, si è potuto assistere a una cospicuo miglioramento di agenda europea in materia di sicurezza e difesa dell’UE e, non a caso, sono stati attivati meccanismi e strumenti che rappresentano un forte segnale all’integrazione europea in materia di sicurezza e difesa, come l’istituzione di una cooperazione strutturata permanente (PESCO), un fondo europeo destinato alla difesa per il prossimo quadro finanziario pluriennale e una capacità militare di pianificazione e condotta (MPCC) per missioni non esecutive. Analogamente alla NATO, l’UE ha incrementato l’impegno nella gestione e risoluzione dei conflitti e nello sviluppo delle capacità dei paesi partner, fiancheggiando l’Alleanza in compiti militari, come nel caso della missione UE Sophia di contrasto ai traffici illeciti di migranti nel Mediterraneo, condotta in sinergia con la missione di sicurezza marittima Sea Guardian della NATO. Indubbiamente, lo sviluppo di difesa europea dell’UE ha giovato molto sulla natura del rapporto UE-NATO, evoluto dalla storica decisione presa durante il Summit NATO di Varsavia del 2016, dove le due organizzazioni hanno rafforzato il loro legame, firmando una dichiarazione congiunta in molteplici settori, quali: contrasto alle minacce ibride, cooperazione operativa in mare e in materia di migrazione, cyber sicurezza, sviluppo di capacità di difesa complementari, ricerca nel settore della difesa e il rafforzamento di esercitazioni congiunte[1]. A Varsavia, la NATO e la UE hanno testimoniato l’importanza di una continua collaborazione complementare e reciproca, indispensabile in un contesto internazionale dove le attuali sfide non possono essere confrontate solitariamente. Lo sviluppo della difesa europea è stato pertanto riconosciuto come un processo fondamentale dall’Alleanza, rappresentando un valore aggiunto per la sicurezza dell’area euro-Atlantica, costituendo inoltre un rafforzamento della stessa NATO. Ciò è stato accolto con successo durante l’ultimo Summit NATO a Bruxelles, dove NATO ed UE hanno riconosciuto i progressi e benefici della collaborazione, dando ulteriormente impulso al loro rapporto con la firma di una seconda dichiarazione congiunta, ampliando la cooperazione soprattutto in tema di mobilità militare. Certamente oltre ai successi, la collaborazione è ancora ostacolata da questioni aperte, dovute dalle diatribe interne tra la Turchia e Cipro, storiche rivali, e dalle pretese da parte americana di aumento dei budget di spesa militare dei paesi europei destinati all’Alleanza, ma nel suo complesso il rapporto NATO-UE è ormai ad uno stato avanzato senza precedenti.


[1] Cfr. https://www.consilium.europa.eu/it/meetings/international-summit/2016/07/08-09/

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