di Paolo Casardi

Un’analisi approfondita sulle ragioni dell’instabilità generale dell’area mediterranea e medio-orientale evidenzia due cause principali: la prima è quella dell’intreccio delle responsabilità a livello territoriale, regionale e mondiale, in merito alla drammatica situazione che si trascina da anni in vari Stati della regione e non appare veramente in grado di risolversi, ma solo di garantire, quando va bene, dei temporanei cessate il fuoco.Non è detto che i diretti contendenti siano i principali responsabili del conflitto. Buona parte delle potenze regionali hanno agito in una situazione di concorso di colpa per lo scatenamento delle crisi, dato il diffuso atteggiamento rivendicativo di nuove e vecchie ambizioni, di cui quasi tutte hanno dato prova negli ultimi anni. Praticamente tutte le potenze regionali sono più ricche, più armate e più determinate di quanto fossero ai tempi della guerra fredda, durante i quali le grandi potenze globali esercitavano un ruolo di indirizzo e se necessario di mediazione tra le parti, che oggi hanno in gran parte perso. Inoltre in questo momento le grandi potenze, con l’eccezione della Cina, portano il peso di serie responsabilità sia per gli errori commessi in passato e in particolare negli ultimi dieci anni, sia per aver fatto, soprattutto in tempi recenti, delle scelte di campo, aiutando cioè militarmente o in altro modo uno dei contendenti e rendendo così impossibile l’esercizio da parte loro di una credibile mediazione nei conflitti in corso. Un’ulteriore causa che ha allontanato le grandi potenze da un possibile ruolo di mediatore, è stata la mancanza di interesse strategico verso certe zone.Purtroppo, da che mondo è mondo, sappiamo che è impossibile risolvere crisi di portata regionale senza il concorso e l’azione mediatoria delle grandi potenze.La seconda ragione primaria d’instabilità è data dal carattere trasversale e quindi regionale di quasi tutte le situazioni di crisi nell’area mediterranea e medio-orientale. Ciò crea una situazione per la quale si rende quasi impossibile risolvere i problemi aperti in uno Stato singolarmente considerato.A fronte di tutto ciò c’è un grande assente, che non aiuta la stasi diplomatica ormai consolidatasi nella regione, costituito dall’Unione Europea. I singoli Paesi europei come in particolare la Francia e la Gran Bretagna incontrano difficoltà ad inserirsi nei negoziati, dato il loro passato coloniale o di protettorato oltre al ricordo bruciante di altri più recenti eventi. L’Unione Europea, in quanto tale, avrebbe invece il prestigio, l’esperienza e i mezzi necessari per facilitare un negoziato, ma in questo momento appare distratta rispetto ai rischi che la situazione di instabilità potrebbe invece creare anche per lei.Il risultato che ne è emerso è che solo una Conferenza Generale sull’area mediterranea e mediorientale potrebbe essere d’aiuto. I risultati dei negoziati Stato per Stato dovrebbero confluire su un tavolo negoziale allargato dove gli Stati e anche alcune entità non statali siederebbero al massimo livello di Capi di Stato e di Governo, insieme ai Segretari delle Maggiori Organizzazioni internazionali.  Lo scopo principale di una tale riunione generale sarebbe quello di offrire la possibilità, proprio grazie alla sua dimensione regionale, di avviare un negoziato sui meccanismi di compensazione necessari per risolvere un problema trasversale a più Stati, come per esempio quello curdo. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU potrebbe convocare la riunione, che diventerebbe periodica e sceglierebbe gli invitati, responsabilità quest’ultima troppo importante per essere lasciata nelle mani di chi prenderà finalmente con successo l’iniziativa di una tale Conferenza. Inoltre il metodo multilaterale e i suoi ritmi scanditi dalle Conferenze che si succedono a più livelli secondo un piano prestabilito, costringono i Paesi a prendere delle posizioni chiare e a manifestare apertamente i propri interessi sostenibili, cosa, come noto, altrimenti ben difficile da realizzarsi nell’area. Si tratterebbe di uno sforzo diplomatico lungo e difficile, ma sempre preferibile alla guerra, che nella regione mediterranea e mediorientale, come abbiamo visto non è in grado di risolvere le esistenti tensioni, mentre può propagarsi ad altre aree in modo non prevedibile.Il modello potrebbe essere quello dell’OSCE, ma con un vero mandato negoziale per la pace e la ricostruzione.Certo i tempi sembrano poco maturi per giungere alla stabilità attraverso il negoziato e allora viene in mente il vecchio aneddoto del medico, che dopo aver prescritto la cura dice al paziente inaffidabile: io la cura glie l’ho data, poi se lei vuole davvero continuare a farsi del male, nessuno potrà impedirglielo. L’ Osservatorio sul Mediterraneo della LUMSA potrà con il suo monitoraggio, le considerazioni e i suggerimenti che usciranno dai suoi dibattiti, aiutare il paziente a guarire.             

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