Nelle operazioni militari che la Turchia ha eseguito nel nord della Siria, con la conseguente istituzione della fascia di sicurezza, si prefigge un delicato ed ambizioso progetto strategico che fonda le sue radici nelle teorie sviluppate da Ahmet Davutoğlu.

Nella prima parte della Leadership di Erdogan la Turchia iniziò a tessere una fitta rete diplomatica con i paesi confinanti, puntando a migliorare le proprie relazioni diplomatiche. Contemporaneamente continuò le trattative con l’Unione Europea per un suo ingresso. 

Ma ad oggi quel periodo è stato sostituito da un modus operandi “para imperiale”, in cui la teoria Neo-ottomana del presidente Erdogan mira a far diventare Ankara una potenza revisionista dello status quo del Mediterraneo. Le operazioni militari nella Siria settentrionale e il recente accordo con il governo libico di Unità Nazionale di Fayez Al-Serraj mette in luce i tentativi turchi di voler destabilizzare e rivoluzionare il delicato equilibrio geopolitico del Mediterraneo. Nella strategia di Erdogan post-2016, in cui ha sventato un tentativo di golpe da parte di alcuni membri delle Forze armate turche, è in atto una completa revisione della visione strategica turca per quanto riguarda la posizione di Ankara nel Mediterraneo Orientale; ciò sta mettendo la Turchia in forte contrasto con alcuni membri dell’Alleanza Atlantica, inasprite dopo l’acquisizione di Ankara dei sistemi di difesa russi S-400. 

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