La sofisticata rete cinese di videosorveglianza e la sua crescente espansione in Europa

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La rapida messa in sicurezza del Paese dal rischio del contagio da Covid-19 è passata anche da una vigilanza rigorosa e serrata della popolazione. Infatti, negli ultimi anni gli occhi di Pechino si sono enormemente espansi all’interno della Cina e non solo, essendo triplicate le installazioni di videocamere all’interno del Paese. 

È il gigantesco sistema di videosorveglianza cinese che, merito anche di uno sviluppo imponente in questo settore grazie ai colossi dell’hi-tech come Huawei, è entrato ormai nella vita dei cittadini cinesi e non solo. In tal senso, sono anni che il governo cinese investe in questi impianti e punta nel 2022 a raggiungere il rapporto di 1 telecamera ogni 2 abitanti, grazie anche alla collaborazione diretta di Huawei con gli uffici di sicurezza pubblica del Partito Comunista Cinese e con la polizia locale. 

Una rete capillare che può vantare dispositivi estremamente versatili e dotati delle ultime tecnologie disponibili. Gli ultimi droni, infatti, sono utilizzati dai corpi di polizia e militari cinesi e riescono a replicare l’aspetto e i movimenti di veri uccelli. Movimenti talmente reali che spesso possono confondersi all’interno degli stormi e passare del tutto inosservati. Non solo questo, possono anche identificare volti umani grazie al riconoscimento facciale mediante AI e fotocamere ad altissima definizione.

La Cina e il settore della videosorveglianza, come è emerso da numerose inchieste, sono al centro di numerose iniziative anche nei Paesi europei. Dal Piano “Safe City” a Belgrado, che ha visto lo scorso anno l’installazione di centinaia di videocamere di sorveglianza prodotte da Huawei, all’ultimo caso italiano, con l’installazione agli ingressi di Palazzo Chigi di 19 termoscanner della società cinese Danua, un altro dei colossi hi-tech finiti nelle blacklist americane e anche europee. Nello specifico, hanno destato preoccupazione le funzionalità di questi termoscanner, in grado non solo di svolgere la funzione primaria di dispositivo di prevenzione del contagio, ma anche quella di gestione degli accessi mediante riconoscimento facciale tramite AI. Stiamo entrando, se non lo siamo già, nell’“era del capitalismo di videosorveglianza”.

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