L’Africa mediterranea assume un ruolo fondamentale nell’elaborazione dell’ideologia e lo sviluppo dei gruppi jihadisti perché costituisce uno snodo fondamentale per la loro proiezione sia verso nord, ovvero in direzione dell’Europa, collegandosi al traffico di droga, tabacchi e persone, sia verso sud, e quindi in direzione dell’Africa sua-sahariana, dove nuovi gruppi jihadisti si stanno sviluppando.
Oggi il terrorismo è diventato uno strumento di guerra che assume forme “ibride”.
Nei gruppi jihadisti, il terrorismo è al servizio di forme di insorgenza a carattere globale, combattuta con tattiche e strumenti molto vari a seconda della situazione. In Siria, Iran e parzialmente in Libia ha sviluppato un approccio decisamente più “convenzionale”, simile a quello di un esercito; invece per condurre i propri attacchi fuori da quei teatri il gruppo ha impiegato diffusamente la tattica del terrorismo, declinandola però in vari modi.
Nel contesto odierno ed in generale i processi di radicalizzazione sono favoriti in circostanze particolari come quello carcerario, ed a causa delle forti migrazioni del nostro tempo, come delineato da una recente statistica dell’ISPI, nelle carceri 1 detenuto su 5 è musulmano.
Nonostante non si abbiano dati certi sulla radicalizzazione jihadista nelle carceri italiane, possiamo asserire che è ancora piuttosto limitata.
Lo strumento del monitoraggio di detenuti associati al rischio di radicalizzazione jihadista è elaborato dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) del Ministero della Giustizia sulla base di tre distinti “livelli di analisi”:
-“primo livello – classificato ALTO – raggruppa i soggetti per reati connessi al terrorismo internazionale e quelli di particolare interesse per atteggiamenti che rilevano forme di proselitismo, radicalizzazione e/o di reclutamento”;
-secondo livello – classificato MEDIO – raggruppa i detenuti che all’interno del penitenziario hanno posto in essere atteggiamenti che fanno presupporre la loro vicinanza alla ideologia jihadista e, quindi, ad attività di proselitismo e reclutamento”;
-terzo livello – classificato BASSO – raggruppa quei detenuti che, per la genericità delle notizie fornite dall’Istituto, meritano approfondimento per la valutazione successiva di inserimento nel primo o secondo livello ovvero il mantenimento o l’estromissione dal terzo livello”.
Le carceri sono sì un terreno fertile per la proliferazione del fenomeno jihadista, ma è importante comunque sottolineare e non sminuire l’importanza delle stesse che nel complesso danno un contributo positivo alla società nella lotta a questo estremismo violento.
Altro strumento di monitoraggio dei canali jihadisti in Italia è la piattaforma di messaggistica Telegram, cassa di risonanza preferita delle organizzazioni jihadiste e dei loro simpatizzanti; ma al momento non risultano canali o chat legati ad al Qaeda.

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