La NATO e l’adattamento alle nuove sfide dello scenario internazionale

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di Emanuele Lorenzetti

La fine del bipolarismo rappresentato dal crollo del Muro di Berlino nel 1989, che per decenni caratterizzò le relazioni internazionali dell’immediato secondo dopoguerra, ha generato una trasformazione repentina e radicale nel ruolo geopolitico dell’Organizzazione del Trattato Atlantico del Nord (NATO). Infatti, se è vero che da un lato l’Alleanza Atlantica ha garantito per settant’anni una pacifica convivenza e relativa stabilità in Europa, dall’altro l’avvento del multipolarismo o, per riprendere una definizione huntingtoniana, dell’uni-multipolarismo, ha visto impegnata la leadership atlantica in un perenne lavoro di adattamento alla nuova realtà globale che veniva a presentarsi nello scenario internazionale post-1989. Per permettere di adattarsi al nuovo contesto internazionale, la NATO si è continuamente sviluppata, mostrando grande capacità di innovazione e dinamismo sotto diversi punti di vista. Il primo è sicuramente dottrinario, cioè dato dall’elaborazione di principi atlantici come la ‘gestione delle crisi’ e la ‘sicurezza cooperativa’ che, a fianco del tradizionale principio di ‘Difesa collettiva’, sancito dall’art. 5 del Trattato di Washington, rappresentano oggi i punti di riferimento delle linee di indirizzo politico-militare dell’Alleanza. Questo ricco processo di elaborazione dottrinaria ha consentito e consente tutt’ora di ampliare l’orizzonte strategico e la presenza della NATO nei teatri di crisi internazionali. Infatti, l’evoluzione attuale dello scenario internazionale presenta una realtà frammentata e fortemente instabile in molte aree geopolitiche che si trovano fuori dai confini europei, ma che tuttavia sono di stretta rilevanza e interconnessione con la sicurezza euro-atlantica. In particolare, le nuove sfide della NATO sono rappresentate dal terrorismo internazionale (anche di matrice jihadista), dai fenomeni criminali trans-nazionali, dalla sicurezza economica ed energetica, dalla proliferazione delle armi di distruzione di massa, dai nuovi attori globali come la Cina e, da ultimo ma non per importanza, dal mondo cibernetico – considerato dai paesi membri dell’Alleanza, a partire dal 2016, il quarto dominio delle operazioni militari. Si rese necessario, quindi, un diverso approccio olistico. La NATO, dal punto di vista metodologico, ha sviluppato partnership con paesi terzi per rafforzare il dialogo e la cooperazione attraverso programmi, tutt’ora attivi, fra cui il “Partenariato per la pace”, il “Dialogo Mediterraneo” del 1994 e, dieci anni più tardi, la “Instanbul cooperation initiative”. Mentre il primo lavora sul processo di integrazione euro-atlantica con i paesi dell’Est, gli altri due si occupano del ‘Fianco Sud’ dove la NATO in questi ultimi anni, a seguito dell’evoluzione delle principali sfide emergenti, concentra una maggiore attenzione in virtù di una stretta e crescente interrelazione tra sicurezza europea e mediterranea. La natura trans-nazionale delle sfide, inoltre, rende sempre più stretto il legame tra le due sponde del Mediterraneo e cogente la presenza NATO nell’intera area. Pertanto, l’Alleanza è impegnata sul piano diplomatico nel dialogo e cooperazione con i Paesi mediterranei, e sul piano operativo nell’aumento di personale militare/civile e nel miglioramento di infrastrutture come l’Hub per il Sud di Napoli, recentemente potenziato dal Vertice di Bruxelles. L’evoluzione sul piano internazionale delle crisi riconducibili anche alla presenza di Islamic State (IS) ha quindi consentito alla NATO di continuare il processo di adattamento per garantire un maggiore impegno verso le aree del Medio Oriente, dell’Africa settentrionale e saheliana e dell’Asia.

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