Spesso quando si parla di terrorismo islamico in Africa pensiamo subito alla Libia, alla Tunisia più generalmente al Nord Africa. Allargando lo sguardo sul resto del continente pensiamo poi alla forte presenza di gruppi terroristici nel Sahel, alla presenza Boko Haram in Nigeria, arrivando poi fino alla Somalia per trovare gli Shabab. Sostanzialmente tendiamo quindi a ragionare del fatto che la presenza di gruppi terroristici di matrice islamica è maggioritaria, se non quasi esclusiva, nei paesi a maggioranza musulmana. Ma non è così. Negli ultimi anni abbiamo assistito all’emergere di fenomeni legati al terrorismo anche in Paesi dove la popolazione non è a maggioranza islamica e soprattutto è lontana dalle aree del Centro e del Nord Africa. Questo è il caso del Mozambico.

I PRIMI ATTACCHI

I primi attentati di matrice islamica sono avvenuti nell’ottobre del 2017 nel nord del Paese, nella provincia di Cabo Delgado, un’area vicina al confine con la Tanzania, quando alcuni terroristi hanno condotto una serie di attacchi, ben coordinati, contro le stazioni di polizia e i presidi militari nella città costiera di Mocímboa da Praia. Da allora sono aumentati gli attacchi dei jihadisti che sono stati caratterizzati da assalti ai villaggi, case date alle fiamme, rapimenti e pubbliche decapitazioni. Avvenimenti che sono divenuti comuni in una provincia che, fino a quattro anni fa, stava godendo di un periodo di pace. Secondo l’organizzazione non Governativa ACLED – Armed Conflict Location and Event Data Project, che tiene traccia dei dati relativi ai conflitti armati, finora ci sarebbero stati circa 755 attacchi che avrebbero provocato oltre 2.500 morti. 

Il GRUPPO AHLU-SUNNAH WAL-JAMA (ASWJ)

A compiere questi attacchi è il gruppo jhiadista “Ahlu-Sunnah Wal-Jama” (Organizzazione degli adepti della tradizione islamica). Operano in piccoli gruppi, sembra non abbiano una struttura di comando centralizzata ed i vari capi si identificano spesso come imam. La gente del posto li chiama “al-Shabaab” ma sono un’organizzazione separata e diversa dall’omonimo gruppo somalo.  I militanti sono noti per parlare portoghese, la lingua ufficiale del Mozambico, Kimwane, la lingua locale, e Swahili, la lingua franca parlata nella regione dei Grandi Laghi. I report delle forze di sicurezza affermano inoltre che i membri sono per lo più mozambicani dei distretti di Mocimboa da Praia, Palma e Macomia, ma includono anche cittadini stranieri provenienti dalla Tanzania e dalla Somalia.

LA TANZANIA

La vicinanza della Tanzania offre infatti ai terroristi l’utilizzo di basi sicure oltre la frontiera. Tra i due lati del confine c’è sempre stata una complicità di attività che adesso fa da collante tra i gruppi radicali in Tanzania, che allora si rifugiavano in Mozambico, mentre oggi gli omologhi mozambicani riparano dell’altra parte.

IL MALESSERE SOCIALE

Sebbene la religione svolga un ruolo fondamentale nel conflitto, gli analisti ritengono che ci siano alcuni fattori importanti di questa insurrezione, perché la conflittualità si ormai trasformata in questo fenomeno, che sono riconducibili a problemi sociali, economici e politici del Paese. Il Mozambico è infatti colpito da una forte crisi economica, iniziata prima della Pandemia del Covid-19 ma aggravata dal virus, che ha fatto aumentare la disoccupazione, specie quella giovanile, e che ha spinto molti giovani ad associarsi gli islamisti. Le crescenti disuguaglianze quindi sono state la molla che ha mosso molti giovani ad essere fagocitati da un gruppo così radicale, poiché Ahlu-Sunnah Wa-Jama promette che la sua forma di Islam fungerà da “antidoto” all’esistente ” governo corrotto ed elitario “.

I GIACIMENTI DI CAPO DELGADO

La provincia di Cabo Delgado è la più povera dell’ex colonia portoghese ma anche la più ricca in termini di risorse naturali: negli ultimi anni nell’area di Montepuez è stata scopertala più vasta area di rubini del mondo mentre al largo della costa di Palma c’è uno dei maggiori depositi di gas naturale d’Africa. Qui operano Total, Eni ed ExxonMobil che stanno sviluppando il progetto Mozambique Lng, un investimento complessivo di circa 20 miliardi di dollari e l’inizio della produzione nel 2024, che permetterà al Mozambico di diventare il secondo fornitore di gas naturale al mondo, secondo solo al Qatar per quantità di gas prodotta.

Cartina geografica dell’area di Cabo Delegado

GLI ATTACCHI AI SITI GASIFERI

Proprio questo sito gasifero è stato preso di mira dai membri di Ahlu-Sunnah Wal-Jama (ASWJ) che negli ultimi giorni dell’anno hanno fatto irruzione nella città di Monjane a meno di 5 chilometri (3 miglia) dal campo di costruzione. Sebbene il sito è fortemente sorvegliato e non è mai stato attaccato, i vertici di Total hanno evacuato circa 3000 dipendenti impiegati nell’impianto di Cabo Delgado perché gli islamisti hanno minacciato di attaccare il sito. L’evacuazione del personale, che durerà fino al ripristino delle condizioni di sicurezza, è stata una scelta obbligata perché il livello di pericolo era arrivato al “livello 4”.

LA RISPOSTA FRANCESE

A questo punto la Francia, considerati i venti miliardi di investimenti di Total nel progetto del GNL, potrebbe inviare un contingente militare in Mozambico per sconfiggere gli jihadisti di Ahlu-Sunnah Wal-Jama, che imperversano da Cabo Delgado fino alla Tanzania. Lo ha annunciato nei giorni corsi al Parlamento il ministro della Difesa, Florence Parly, rimarcando che la situazione nel nord del Paese africano è allarmante. Parigi potrebbe schierare un contingente snello, ma altamente specializzato formato da un mix di forze speciali, specialisti di intelligence e comunicazioni, mezzi anfibi e droni con l’obiettivo primario di mettere in sicurezza l’area del giacimento e poi di addestrare e supportare le forze locali contro i militanti di Ahlu al-Sunna Wal Jamaa.

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