La Libia al centro della nuova guerra tra USA e Russia

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Il 21 novembre scorso, un drone statunitense è scomparso dai radar nei cieli di Tripoli. Secondo quanto dichiarato dal Comando africano degli Stati Uniti (AFRICOM), il veicolo senza pilota “non armato” sarebbe sparito mentre conduceva operazioni – concordate con il governo libico – “per valutare lo stato della sicurezza in Libia e monitorare le attività dell’estremismo violento”. Sono ancora in corso le verifiche da parte degli Stati Uniti sull’accaduto.

Al momento, le Forze statunitensi si trovano in Libia nel quadro del contrasto al terrorismo, rappresentato da vari gruppi estremisti – in particolare lo Stato Islamico –, presenti nel Paese nordafricano. Pur sostenendo il Governo di Accordo Nazionale (GNA), Washington è consapevole del ruolo di primo piano svolto dal generale Khalifa Haftar – uomo forte del governo di Tobruk – “nella lotta contro il terrorismo e nel mantenere la sicurezza nelle aree in cui sorgono i giacimenti petroliferi”. Le Forze statunitensi sembrerebbero, dunque, volersi mantenere in posizione neutrale, non intervenendo direttamente nella guerra civile, sollecitando la fine dell’offensiva di Haftar su Tripoli (15 novembre u.s.) e promuovendo una soluzione politica al conflitto.

La scomparsa del drone in territorio libico potrebbe rimescolare ancora le carte, anche perché non rappresenta un avvenimento nuovo: nella stessa settimana (20 novembre), un drone italiano è precipitato in Libia. Un “problema tecnico” per la Difesa italiana, mentre i media arabi riferiscono che il velivolo sarebbe stato “abbattuto” nella zona di Souk El-Ahad – nei pressi di Tarhuna, in Tripolitania – da un missile antiaereo dalle Forze del generale Haftar. Se confermati, i due incidenti potrebbero costituire un segnale nei confronti degli alleati del Governo di Accordo Nazionale (GNA), ai quali verrebbe intimato di porre fine al sostegno nei confronti di Fayez Al-Sarraj, primo ministro del GNA.

I droni, ormai impiegati stabilmente per condurre missioni aeree, hanno fatto irruzione all’interno del conflitto libico grazie all’intervento nel conflitto di potenze esterne, quali, in particolare, Turchia – al fianco di Al-Sarraj – ed Emirati Arabi Uniti – schierati con Haftar -. Se da un lato rappresentano un mezzo relativamente economico, facilmente reperibile sul mercato e capace di contenere il rischio rispetto a un attacco frontale, dall’altro l’incremento nel loro utilizzo – più di 900 missioni con droni negli ultimi sei mesi – comporta la crescente necessità di sviluppare sistemi di contrasto appositi.

Una capacità che Haftar sembra aver sviluppato negli ultimi mesi in concomitanza con lo sviluppo di un nuovo tassello all’interno del conflitto libico: quello russo. È ormai noto che tale conflitto non possa essere considerato una “semplice” guerra civile, vedendo la partecipazione di numerose potenze straniere, interessate a contendersi il Paese nordafricano, collocato in una posizione strategica e ricco di risorse petrolifere – con una produzione di 1,3 milioni di barili al giorno, e ciò nonostante la guerra in atto.

A partire dal settembre scorso, sono stati schierati almeno duecento combattenti russi – per lo più cecchini – al fianco di Haftar. Un importante cambio di posizione da parte della Russia che, dopo aver sostenuto il governo di Tobruk fornendogli supporto tattico e finanziario – mentre UAE ed Egitto lavoravano sul campo -, ha deciso ora di schierare le sue forze in modo diretto. Di pari passo, la Russia ha introdotto nel conflitto aerei militari Sukhoi, utilizzati per raid coordinati con missili e fuoco d’artiglieria di precisione.

Un copione già visto, che nella guerra civile siriana ha portato alla vittoria di Bashar Al-Assad, e che si inserisce perfettamente nella visione strategica russa, che mira a estendere e rafforzare l’influenza del Cremlino in Medio Oriente e in Africa. L’intervento russo non solo potrebbe cambiare gli equilibri in Libia, ma ha già, de facto, fornito a Mosca i presupposti per esercitare il suo diritto di veto in merito a qualsiasi ipotesi di risoluzione del conflitto che non sia congeniale ai suoi interessi. Se da un lato, lo schieramento di Mosca potrebbe fornire ad Haftar gli elementi per vincere la guerra, dall’altro potrebbe trasformare la Libia in un nuovo campo di scontro tra Russia e Stati Uniti.

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