La guida cinese dell’emergenza e la risposta italiana: così si è evitato il peggio

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È notizia di 48 ore fa, che le autorità di Wuhan hanno corretto i dati dei decessi per coronavirus, ora a quota 3.869.[1] Sono ormai trascorsi quattro mesi dall’inizio dell’epidemia, quando al termine dello scorso anno si registravano alcuni casi di polmonite con causa di origine sconosciuta nella provincia dell’Hubei. Le autorità cinesi, già nei primi giorni di gennaio, informavano regolarmente e quotidianamente l’OMS, come ribadito anche il 16 gennaio nella conferenza stampa del Ministro degli Esteri cinese. È proprio in questa occasione che i giornalisti stranieri iniziavano a chiedere, per la prima volta, risposte in merito alla situazione anomala dell’Hubei, che nel frattempo colpiva in maniera minore anche la Thailandia.[2]

In Cina iniziavano ad essere adottate in maniera sempre più incisiva misure di ‘quarantena rigorosa’, grazie all’impulso del 20 gennaio arrivato dal presidente cinese Xi Jinping. Nei giorni seguenti i leader europei, attraverso varie chiamate, dimostravano il proprio sostegno alla Cina senza però avere piena consapevolezza di quanto stava accadendo. In una società globalizzata, in cui le merci e le persone si muovono di ora in ora, non si era ancora compreso che la minaccia era già in casa nostra.

E se la Cina, esperta suo malgrado di epidemie quali l’influenza aviaria e la Sars, agiva adottando tutte le misure necessarie per contenere il virus, la maggioranza dei paesi mondiali assistevano timidamente all’evolversi della situazione. Tra questi, non era presente il nostro paese, primo Stato occidentale a non sottovalutare l’emergenza. Infatti, le autorità italiane replicando quanto più possibile il modello cinese, sono diventate poco dopo un punto di riferimento per il resto dell’Occidente.

In Oriente, il blocco totale si è evitato grazie alla grande macchina della solidarietà nazionale. La riconversione di moltissime imprese e l’ottimizzazione della produzione in alcuni settori dell’economia ha raggiunto livelli elevati. Ancora una volta, l’Italia ha rappresentato un modello per le società occidentali, seppur con dei limiti. Sotto il profilo dell’impatto economico, l’emergenza del COVID-19, come è stato recentemente evidenziato dal Fondo Monetario Internazionale (FMI), rischia di trasformarsi nella più grave crisi dai tempi della grande depressione del 1929.[3]

Fonte immagine: https://static-www.quotidianopiemontese.it/wp-content/2020/03/aiuti-cina.jpg

[1] Wuhan ha corretto i dati dei suoi morti per coronavirus, in «AGI», 18 aprile 2020, https://www.agi.it/estero/news/2020-04-17/wuhan-morti-coronavirus-8360765/

[2] China publishes timeline on COVID-19 information sharing, int’l cooperation, in «XinhuaNET», 6 aprile 2020, http://www.xinhuanet.com/english/2020-04/06/c_138951662.htm

[3] Alessandro Alba, Imparare dalla Cina a combattere il coronavirus, in «Il Sole24ORE», 12 aprile 2020.

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