Ormai da diverse settimane, al confine fra Bielorussia e Polonia, si registra una grave crisi migratoria che vede coinvolti migliaia di migranti provenienti perlopiù dai Paesi del Medio Oriente. Non è la prima volta che l’Unione europea si trova ad affrontare la gestione di questo tipo di flussi, ma questa emergenza presenta dei caratteri nuovi per il contesto e per le motivazioni che la hanno creata.

UNA MIGRAZIONE CONTROLLATA

È ormai evidente che il flusso di migranti sia stato gestito e incentivato dal governo bielorusso del presidente Lukashenko con l’obiettivo di fare pressione sull’Unione, in risposta alle sanzioni Ue cui il Paese è sottoposto dall’ottobre 2020. Queste ultime erano state adottate in risposta alla repressione e alle intimidazioni che il governo di Minsk aveva intrapreso contro manifestanti e giornalisti a seguito delle elezioni del 2020.

Minsk, forte dell’appoggio di Mosca, ha deciso dunque di rispondere tramite quello che l’alto rappresentante dell’Unione Josep Borrell ha definito come un attacco ibrido, creando una situazione critica ai confini orientali dell’Unione e in particolare al confine con la Polonia.

Il governo bielorusso ha infatti facilitato e contribuito ad organizzare il viaggio dei migranti, promettendo l’attraversamento del confine e l’ingresso nell’Ue. A pagare le spese di questa situazione sono principalmente i migranti che, secondo diverse testimonianze, continuano a subire violenze da agenti bielorussi e polacchi.

LA POSIZIONE DELL’UNIONE

Il 15 novembre, a seguito del consiglio Affari esteri, Josep Borrell ha annunciato il quinto pacchetto di sanzioni nei confronti della Bielorussia, sottolineando come tale decisione rappresenti “la determinazione dell’Unione Europea a opporsi alla strumentalizzazione dei migranti a fini politici”.

Mentre la situazione al confine rimane molto complessa, la Polonia ha annunciato il via libera alla costruzione di un muro, che dovrebbe essere lungo circa 180 chilometri e costare 353 milioni di euro. Il ministro dell’interno polacco Mariusz Kamisnki lo ha definito “un investimento assolutamente strategico e prioritario per la sicurezza della nazione e dei suoi cittadini”.

La situazione al confine rimane estremamente complessa e fa parte di una partita geopolitica che vede coinvolti diversi attori, Russia e Unione Europea in primis. A pagare il prezzo di tale grave situazione sono però i migranti, costretti al gelo sul confine. Ed il numero di vittime aumenta.

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