La crisi dei migranti in Bosnia Erzegovina e la nuova rotta balcanica

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In Bosnia Erzegovina il numero di migranti presenti sul territorio è aumentato in maniera vertiginosa ed ha portato ad una vera e propria crisi riguardante la gestione degli stessi. 

Per poter comprendere quali siano le ragioni di un tale aumento è necessario osservare cosa sia la rotta balcanica e come essa sia cambiata. 

La rotta balcanica era quella attraverso la quale i migranti raggiungevano l’ex-Jugoslavia partendo dalla Turchia e attraversando la Grecia. Il 18 marzo 2016, per tentare di bloccare questa emorragia, l’Unione Europea e la Turchia hanno stretto un accordo secondo il quale tutti i migranti irregolari provenienti da detto Paese verso la Grecia, sarebbero stati rimandati nuovamente sul suolo Turco.  

Nonostante tale accordo, nel periodo fra gennaio e maggio 2019, il 59% degli arrivi sul suolo Europeo sono stati registrati a Cipro, in Bulgaria e proprio in Grecia. Secondo i dati forniti dall’Organizzazione Internazionale per l’Immigrazione, in Grecia, nel sopracitato periodo, sarebbero arrivati 14,367 migranti, facendo dello stato ellenico quello con il numero maggiore di arrivi. Il 52% del totale degli arrivi in Grecia proviene proprio dalla Turchia.  

Nonostante l’accordo fra Turchia e Unione Europea, il flusso migratorio, secondo questi dati, continuerebbe dunque a defluire nel paese ellenico.  

Un altro elemento che spiega ciò che sta accadendo in Bosnia si ritrova nelle politiche attuate dal governo ungherese. Il 20 giugno 2018 il governo di Budapest ha infatti approvato una modifica costituzionale, con la quale si sono ristretti i casi in cui è possibile richiedere lo status di rifugiato e si è criminalizzata l’immigrazione clandestina. A causa di questa legge, è inoltre in corso una procedura di infrazione da parte dell’Unione europea nei confronti del governo di Orban. 

La chiusura della rotta che passa attraverso l’Ungheria ha fatto sì che i flussi migratori fossero spinti verso Sud, aumentando quindi l’affluenza in Bosnia. 

Le autorità Bosniache hanno registrato 7725 nuovi immigrati irregolari nel periodo tra il gennaio ed il maggio 2019, ovvero 46% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e ventisette volte maggiore rispetto al 2017.  

La situazione è ben presto peggiorata, portando ad una vera e propria crisi causata anche dall’inadeguatezza dei campi di raccolta, come documentato da Medici senza frontiere.  

L’associazione no-profit denuncia, oltre alle sempre più difficili condizioni di vita e di salute causate anche dall’arrivo dell’inverno, anche violenti respingimenti da parte della polizia croata. Anche la presidente della Croazia Kolinda Grabar-Kitarović ha ammesso l’utilizzo della forza da parte della polizia durante i respingimenti lungo il confine, sottolineando però la legalità di tali interventi. 

L’Unione europea ha invitato le autorità bosniache di predisporre nuove strutture per ospitare i migranti, richiedendo in particolar modo la chiusura della struttura di Vucjak, situata nella città di Bihac, di cui risalta l’inadeguatezza.  

Per rispondere a tale a situazione l’Unione Europea sta finalizzando intese con Bosnia ed altri Paesi dei Balcani, per far cooperare con tali Stati la Frontex, ovvero l’Agenzia europea della guardia costiera e di frontiera, per dar vita ad azioni congiunte. La prima firma in tal senso è arrivata con la Serbia il 19 novembre a Skopje, ai margini del forum Ue-Balcani occidentali sulla Giustizia. 

fonte immagine e dati: https://www.iom.int/sites/default/files/dtm/mediterranean_dtm_20190725.pdf

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