La competizione tra Usa e Cina si sposta sulla guida della Wipo

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Il prossimo 4 – 5 marzo la World Intellectual Property Organization (WIPO), l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa della proprietà intellettuale, eleggerà un nuovo direttore generale. Sei sono i candidati alla successione dell’attuale direttore, l’australiano Francis Gurry: dalla Cina, da Singapore, dal Kazakistan, dal Ghana, dal Perù e dalla Colombia.

La candidata cinese, Wang Binying, lavora dal 1999 alla WIPO, ha studiato legge a Changsha e si è specializzata a Berkeley e alla Columbia. Vanta una trentennale e solida conoscenza dell’agenzia WIPO ed è ritenuta la più forte concorrente per l’incarico di direttore generale insieme a Daren Tang, il candidato di Singapore e già direttore dell’ufficio locale per la proprietà intellettuale. La competizione alla guida dell’agenzia ha aperto l’ennesimo fronte di contrapposizione tra Washington e Pechino. Il Segretario di Stato americano Mike Pompeo ha espresso preoccupazioni sulla possibile elezione della candidata cinese, che andrebbe così a consegnare alla Repubblica Popolare Cinese l’agenzia delle Nazioni Unite. La Repubblica Popolare Cinese presiede infatti l’Unione Internazionale delle telecomunicazioni, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale (Icao) la Fao.

Da parte cinese viene registrata e contestata una forte azione da parte statunitense che, pur non avendo un proprio candidato, starebbero cercando di coinvolgere ed orientare gli altri paesi con lo slogan di votare tutti fuorché il candidato cinese. Il portavoce del Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Popolare Cinese, Zhao Lijian, ha inoltre auspicato una competizione elettorale leale ed amichevole nel rispetto di tutti i candidati.

La Repubblica Popolare Cinese rivendica l’elezione dei suoi rappresentanti, frutto della volontà comune dei paesi membri, alla guida delle agenzie Onu e respinge le accuse secondo le quali i propri connazionali agirebbero al vertice delle agenzie pensando agli interessi nazionali.

Lo scontro in atto per la guida della WIPO va inquadrato in un contesto più ampio che, partendo dalle organizzazioni multilaterali e dalle agenzie dell’Onu vede, anche in virtù del principio dell’America First di Trump, un disimpegno, in termini di investimenti nelle missioni, da parte degli Stati Uniti. Un terreno lasciato libero dagli Stati Uniti e che ora l’amministrazione Trump è disposta a recuperare.

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