La Cina e la sua integrazione con l’economia mondiale

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Skyline di Shanghai, città in Cina

di Gabriele Costa

Nel corso degli ultimi anni, ci sono stati notevoli sviluppi nel rapporto tra la Cina e il mondo, col fine da parte di Pechino di accrescere la sua influenza e sostenere la propria crescita economica.


Aziende e Finanza in Cina


Nel 2014 la Cina è diventata la prima nazione al mondo in termini di parità dei poteri d’acquisto. Nel 2013 è diventata il Paese commerciale, per quanto riguarda le merci, più grande al mondo, e inoltre ha al proprio interno 110 delle 500 società presenti nella classifica Fortune Global 500. Tuttavia, ci sono delle considerazioni da fare: di quelle presenti nella classifica di Fortune, l’80% dei loro guadagni proviene dal mercato interno, e solo un’azienda cinese è stata inserita tra i 100 marchi più prestigiosi al mondo nel 2018.

Gli attori internazionali hanno una presenza limitata nei mercati bancari, obbligazionari e azionari cinesi, che sono tra i primi tre in tutto il mondo: la proprietà straniera rappresentava solo circa il 2% del sistema bancario, il 2% del mercato obbligazionario e il 6% del mercato azionario nel 2018. Inoltre, nel 2017, i flussi di capitali in entrata e in uscita della Cina erano solo il 30% circa di quelli statunitensi[1].


Economia


Secondo il McKinsey Global Institute China-World Exposure Index, l’esposizione di Pechino al mondo in commercio, tecnologia e capitale è diminuita in termini relativi, constatando invece un aumento dell’esposizione mondiale alla Cina. In 11 dei 16 trimestri dal 2015, i consumi interni hanno contribuito per oltre il 60% alla crescita del PIL totale. La penetrazione delle multinazionali nei mercati di consumo cinesi è superiore rispetto a quella nei mercati statunitensi, ma ora si trovano a dover affrontare la concorrenza di attori nazionali: delle 30 categorie di consumatori, le multinazionali hanno perso quota in 11. Due tendenze offrono ulteriori opportunità per gli attori nazionali e stranieri: la popolazione cinese chiede maggiori e migliori scelte di beni e servizi; sempre più cinesi compiono viaggi all’estero (cresciuti del 13% l’anno dal 2010), la cui spesa è pari rispettivamente al 7-9% dei consumi privati interni a Singapore e in Thailandia[2].


Tecnologia


Le dimensioni della spesa in ricerca e sviluppo della Cina sono passate da circa $ 9 miliardi nel 2000 a $ 293 miliardi nel 2018, la seconda cifra più alta del mondo, inferiore solamente agli Stati Uniti. Tuttavia, Pechino dipende dalle importazioni di alcune tecnologie chiave, quali semiconduttori e dispositivi ottici, nonché dalla proprietà intellettuale proveniente dall’estero: nel 2017 vi sono state spese per $ 29 miliardi in proprietà intellettuali importate, mentre l’esportazione è ammontata solamente a circa $ 5 miliardi. Oltre la metà dei contratti di importazione tecnologica proviene da tre Paesi: il 31% dagli Stati Uniti, il 21% dal Giappone e il 10% dalla Germania[3]. La quota di esportazione della Cina potrebbe alzarsi vertiginosamente grazie alla tecnologia 5G visto che oltre il 30% dei brevetti appartiene ad aziende nazionali, soprattutto Huawei e Zte.


Inquinamento ambientale


La Cina oggi rappresenta il 28% delle emissioni globali annuali. Pechino ha investito molto nelle energie rinnovabili (circa $ 127 miliardi nel 2017, il 45% del totale globale). Nel 2017 il Paese ha raggiunto l’obiettivo, derivante dall’accordo di Parigi, di ridurre l’intensità di carbonio del 40-45% dal 2005 al 2020. Secondo la Banca mondiale, però, l’esposizione mediana del PM 2.5, un indicatore dell’inquinamento atmosferico, è stata 3,7 volte superiore della media dell’OCSE nel 2016, quindi andranno compiuti ulteriori passi avanti[4].


Prospettive future tra Cina e mondo


Secondo una simulazione realizzata dal McKinsey Global Institute, “un valore economico compreso tra 22 trilioni e 37 trilioni di dollari (pari a circa il 15-26% del PIL globale entro il 2040) potrebbe essere messo in gioco dal diverso grado di integrazione tra la Cina e il mondo in cinque aree: (1) crescita come destinazione di importazione; (2) liberalizzazione dei servizi; (3) globalizzazione dei mercati finanziari; (4) collaborazione su beni pubblici globali; (5) flussi di tecnologia e innovazione. Un minore impegno tra Cina e mondo potrebbe comportare tariffe più elevate, flussi commerciali e tecnologici più limitati e continue lacune nell’affrontare le principali sfide globali. Un maggiore coinvolgimento potrebbe vedere la Cina importare di più dal resto del mondo, maggiori flussi di tecnologia a due vie e un settore dei servizi cinese più competitivo; raggiungere soluzioni a problemi globali sarebbe più probabile. In entrambi gli scenari, diverse parti interessate potrebbero sperimentare vantaggi e svantaggi, nonché priorità contrastanti”[5].


[1] McKinsey Global Institute, China and the world. Inside the dynamics of a changing relationship, 2019, pp.viii-3

[2] Ivi, pp.viii-3-17

[3] Ivi, p.3

[4] Ivi, p.4

[5] Ivi, viii

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