Recentemente il premier dell’Etiopia Abyi Ahmed ha espresso la sua opinione sull’emergenza del coronavirus. Il premier etiope ha sottolineato la difficile situazione che gli Stati dell’Africa subsahariana stanno vivendo. Le condizioni igieniche sono precarie e l’assenza di acqua pulita rende molto complessa la lotta contro il Covid-19. Così per la prima volta, grazie all’apporto di Abyi Ahmed, un Paese africano propone un piano finanziario articolato in tre punti da presentare agli Stati degli G20. Il piano innanzitutto prevede lo stanziamento di 150 miliardi di dollari per il sostegno supplementare al bilancio e per il finanziamento del settore privato. Come secondo punto, si introducono delle misure volte a ridurre il debito pubblico in modo tale da evitare il collasso economico degli Stati più poveri. In ultimo viene richiesto il rafforzamento del sistema sanitario pubblico, attraverso il sostegno degli Africa Centres for Disease Control and Prevention.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità vi sono 3242 casi confermati in Africa, si tratta dunque di un dato che ha destato non poche preoccupazioni. Infatti il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha chiesto la collaborazione e la solidarietà di tutti gli Stati membri per poter affrontare al meglio l’emergenza del Covid-19 in Africa. Non si tratta soltanto di una emergenza sanitaria, ma anche di una vera e propria emergenza economica. Infatti l’abbassamento dei prezzi del petrolio legato alla riduzione della domanda cinese in seguito allo scoppio del coronavirus ha colpito drasticamente le entrate dei Paesi africani impegnati nell’export del petrolio. A ciò si aggiunge anche il rischio dei cosiddetti “failed States”, poiché l’aumento della povertà potrebbe generare una serie di rivolte che i governi non sarebbero in grado di controllare.

La stessa Agenzia delle NU per i Rifugiati (UNHCR) ha previsto 225 milioni di dollari per combattere il coronavirus. La questione si presenta soprattutto in Libano, dove si trovano circa un milione di rifugiati dalla Siria. Per questo lo scopo dell’UNHCR è quello di fornire tutte le attrezzature mediche e gli impianti igienico-sanitari necessari per fronteggiare l’emergenza.

Di fronte a questi dati è ormai evidente come l’unica soluzione sia il multilateralismo in termini di investimento, dunque una collaborazione tra Stati e organizzazioni internazionali per agire in maniera più efficace e tempestiva. L’investimento infatti sarà utile per ridurre le migrazioni di massa verso l’Europa e per salvaguardare le economie globali connesse tra loro. Investire appare dunque l’unica alternativa possibile per prevenire problemi futuri.

Fonte immagine: https://gisanddata.maps.arcgis.com/apps/opsdashboard/index.html#/bda7594740fd40299423467b48e9ecf6

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