Intervista all’ex ambasciatrice del Kosovo Alma Lama: tra sicurezza internazionale e instabilità politica

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Alla luce delle elezioni parlamentari del Kosovo che hanno avuto luogo il 14 febbraio 2021, l’Osservatorio per la stabilità e sicurezza del Mediterraneo allargato ha avuto l’opportunità di porre alcune domande all’ex ambasciatrice del Kosovo in Italia Alma Lama, la quale ha fornito un suo punto di vista sull’attuale scenario politico del Paese e sulle sue relazioni esterne con gli attori europei ed extra-regionali.

Dott.ssa Alma Lama

Che valutazione si può fare di queste elezioni, le quarte in sei anni?

Si tratta di elezioni anticipate, frutto di una decisione della Corte costituzionale, decisione che ha dichiarato invalida l’elezione del governo del Kosovo. A mio avviso, elezioni parlamentari così frequenti dimostrano che la scena politica del Kosovo ha grossi problemi di cooperazione, che la formula del sistema consensuale non ha portato stabilità. Nessuno dei governi riesce a portare a termine il mandato, anche gli ultimi due governi hanno avuto vita molto breve. Abbiamo avuto sviluppi drammatici, soprattutto con l’arresto di alcuni capi di Stato da parte del Tribunale speciale, e il panorama politico è stato scosso. Ma è un dato di fatto che dopo la dichiarazione di indipendenza si siano insediati ampi disaccordi tra entità politiche che derivano da malgoverno e mancanza di fiducia reciproca. Il Kosovo è una nuova democrazia e ha ancora bisogno di tempo per stabilizzarsi. 

Come affrontare le tante sfide del Paese in una tale situazione di instabilità?

La mancanza di stabilità politica è una grande sfida, ma fortunatamente abbiamo stabilità nella sicurezza, perché nonostante i drammatici sviluppi che il Kosovo ha vissuto nel corso degli anni, la sicurezza non è mai stata compromessa.

La mancanza di stabilità politica crea invece problemi interni, sia per lo sviluppo economico, per gli investitori stranieri, per i quali un tale ambiente non è attraente, sia in relazione al rispetto degli standard europei, al normale funzionamento delle istituzioni e al dialogo con Serbia.

Penso che abbiamo bisogno di una più ampia cooperazione nel panorama politico, soprattutto su alcune questioni di interesse nazionale, come il dialogo con la Serbia, ma anche in relazione al buon governo. Il feroce conflitto politico ci sta danneggiando.

Quali sono le aspettative dal dialogo Belgrado-Pristina alla luce dell’assenza di governo e del Presidente?

È impossibile dialogare con la Serbia senza eleggere un presidente e un governo. Le elezioni in Kosovo sono già finite e abbiamo un partito con una maggioranza significativa del 48% che è risultato vincitore, ma anche questo è un dato insufficiente per l’elezione del presidente che richiede i voti dei due terzi dei deputati nell’assemblea. Serve quindi un presidente consensuale, che nasca dall’unificazione della volontà di alcune entità politiche. Finora abbiamo visto che la vincitrice delle elezioni, Lëvizja Vetëvendosje, non ha questa volontà di cooperare, ma vuole eleggere tra le sue fila sia il presidente che il governo.

Cosa può cambiare per il Kosovo con la Presidenza di Joe Biden?

Il Kosovo ha buoni rapporti con tutte le amministrazioni statunitensi. Le relazioni con l’amministrazione Biden dovrebbero rafforzarsi dopo una spaccatura in una certa misura tra il governo Kurti e l’amministrazione Trump. Attendiamo con impazienza un maggiore ruolo degli americani nei Balcani e il raggiungimento di un accordo finale con la Serbia, che si concluda con il riconoscimento reciproco. Ovviamente questo non sarà facile, dato il comportamento della Serbia che ha a lungo sostenuto che il Kosovo dovrebbe dare qualcosa, nonostante il fatto che il Kosovo abbia fatto molte concessioni nei colloqui di Vienna che si sono conclusi con la Proposta comprensiva nota come Piano Ahtisaari, dove le minoranze hanno ricevuto diritti politici come in nessun’altra parte del mondo.

Ci aspettiamo anche che l’amministrazione Biden, in collaborazione con i paesi dell’UE, compresa l’Italia, riduca l’influenza russa nella regione, che si infiltra principalmente attraverso la Serbia. È giunto il momento per la Serbia di non poter più mangiare con due cucchiai, sia con la Russia che con l’Occidente. Non dovrebbe essere accarezzata, ma dovrebbe essere chiaro che senza il riconoscimento del Kosovo non ci può essere integrazione nell’UE.

Quanto è ancora determinante il contributo di KFOR e della cooperazione italiana in Kosovo?

Il ruolo di KFOR a guida italiana in Kosovo è fondamentale. Come parte della NATO, KFOR è il garante della sicurezza in Kosovo e nella regione, in particolare la sicurezza esterna del Kosovo. L’Italia ha l’onere più grande in questa missione, e Le siamo molto grati per questo prezioso contributo che dà al nostro Paese. L’Italia è anche un Paese amico, che contribuisce in molti settori, come l’economia, la cultura, gli investimenti, l’istruzione, le donazioni, ecc.

Come uno dei cinque paesi Quint, l’Italia contribuisce alla libertà e alla costruzione dello Stato del Kosovo e il suo ruolo è insostituibile.

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