Innovazione e formazione per riscrivere il futuro dopo la pandemia

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Lo scenario internazionale scrutato dagli analisti economici e geopolitici esamina con sempre maggiore attenzione le nuove prospettive dell’attualità occupazionale legate al food di qualità, sostenibile, rispettoso di precisi criteri di ricerca scientifica e della promozione anche all’estero delle peculiarità specifiche dei territori. Per elaborare strategie adattate all’emergere dei nuovi fenomeni economici post pandemia risulta sempre più importante la formazione a livello universitario, attraverso corsi multidisciplinari, sul food innovativo, biologico e di qualità. Una formazione che deve far comprendere anche le potenzialità dei fenomeni economici nel tessuto commerciale internazionale e che non può ignorare le novità geopolitiche, che vanno emergendo nel Mediterraneo e nel vicino Medio Oriente e la portata innovativa dello sviluppo delle imprese nel Mediterraneo allargato che aiuta a comprendere l’emergere di tale realtà.

Il ministero dell’Università e della Ricerca e il segretariato italiano Prima (Partnership for research and innovation in the Mediterranean area) hanno presentato, per il 2021, nuove opportunità di finanziamento per lo sviluppo di soluzioni innovative e sostenibili del settore agroalimentare, mettendo a disposizione dei ricercatori italiani 7 milioni di euro e oltre 68 milioni di euro per il finanziamento alla ricerca e all’innovazione secondo quanto riportato nell’Orientation Paper 2021 del programma Prima, su tre aree tematiche: gestione efficiente delle risorse idrichesistemi agroalimentari e catene del valore agroalimentare e sulle interazioni tra esse, attirando ulteriormente l’attenzione di imprese e università.

Il Programma Prima, che è al suo quarto anno di attuazione, ha un budget complessivo di 500 milioni su 7 anni ed è promosso e finanziato congiuntamente dalla Commissione Europea e da 19 Paesi dell’area Euro-Med, (Cipro, Croazia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lussemburgo, Malta, Portogallo, Slovenia, Spagna e Algeria, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Marocco, Tunisia e Turchia), dei quali 11 membri dell’Unione europea e 8 extra Ue. Nel 2020, l’Italia si è distinta per la qualità della ricerca e per i risultati raggiunti, in quanto il 33 per cento dei progetti è coordinato da enti del nostro Paese e 35 progetti vincitori del bando 2020 vedono la partecipazione italiana con 84 unità di ricerca.

La consistenza dei progetti e l’innovazione delle imprese del food aiutano a comprendere l’essenzialità di una formazione altamente specializzata sugli aspetti di maggiore rilevanza e di attualità per l’imprenditorialità del settore: innovazione, comunicazione e marketing del food, progetti internazionali per la promozione delle imprese e la loro penetrazione all’interno dei mercati esteri, aspetti geopolitici ed economici per comprendere culture e identità diverse, educazione alimentare e sostenibilità, biodiversità e tecnologica, rappresentano tematiche rispondenti alla crescente ricerca da parte delle imprese del settore di personale qualificato, una necessità trainata delle eccellenze agroalimentari italiane. Nel 2010, l’Unesco ha riconosciuto ufficialmente la dieta mediterranea come patrimonio culturale immateriale dell’umanità, sancendo uno status rappresentativo per i Paesi interessati. Questo riconoscimento ha alimentato la giusta sensibilità per interrogarsi sulla possibilità di far leva sulla Dieta Mediterranea per creare valore, economico, sociale e sostenibile. Tale possibilità risiede nell’opportunità di vivacizzare i mercati alimentari, esplorandone anche di nuovi, a essi correlati. Nel Mediterraneo, l’Italia risulta paese leader per il numero di imprese agricole guidate da giovani, con oltre 55mila imprenditori under 35 diffusi da nord a sud del Paese alla guida di allevamenti aziende agricole. La crescita è dovuta a diversi fattori, come le priorità green nei consumi e nei processi lavorativi emersi dalla pandemia, oltre che dalla ricerca di nuovi prodotti, più sostenibili e innovativi, in linea con le tendenze del momento e con gli obiettivi di sviluppo sostenibile.

Le trasformazioni che attraversano oggi l’ampio spazio geopolitico ed economico del Mediterraneo richiedono una formazione nuova e interdisciplinare, che fornisca alle figure professionali che in esso dovranno operare gli strumenti storico-culturali e le competenze tecniche necessarie per rispondere alle esigenze di un mercato, di una forma di civiltà, di un sistema di relazioni internazionali in rapido cambiamento. A tal riguardo, Gi&Me Association, presieduta da Franz Martinelli, è partner di un corso di perfezionamento ad hoc lanciato da Lumsa Università di Roma, dal titolo “Mediterraneo e Medio Oriente oggi: problemi e prospettive” rivolto ad analizzare le nuove opportunità legate al Mediterraneo, alla sostenibilità e alle aspettative economiche che le imprese possono intraprendere.

Il corso ha lo scopo di fornire la conoscenza nelle relazioni economiche, giuridiche, politiche e culturali tra i Paesi del Mediterraneo e del Medio Oriente e intende studiare con una prospettiva sincronica l’attuale configurazione delle politiche economiche, culturali e sociali nello spazio Mediterraneo anche in rapporto al settore agroalimentare. Il percorso formativo intende altresì ricavare un valore aggiunto nel dibattito sempre più decisivo per l’interesse nazionale, dal punto di vista dello sviluppo economico, della sicurezza, dell’approvvigionamento energetico e del controllo dei flussi migratori. Il corso è rivolto principalmente a ricercatori, analisti aziendali, professionisti nella comunicazione, impiegati e funzionari della Pubblica amministrazione e neolaureati.

Articolo pubblicato dal quotidiano “L’Opinione delle Libertà“.

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