Iniziato il rimpatrio dei foreign fighters dalla Turchia

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Il primo foreign fighters è un cittadino americano, come affermato dal portavoce di Ankara, Ismail Catakli, il quale ha inoltre aggiunto che avverrà lo stesso per un terrorista tedesco ed uno danese, attualmente nei centri di detenzione turchi.

Il cittadino americano è stato però fermato al confine con la Grecia, cosa che però non sembra fermare le operazioni di rimpatrio volute dal presidente Erdogan. 

Il presidente turco ha infatti affermato che “Il terrorista americano di Daesh (Isis) rimasto bloccato nella zona cuscinetto al confine con la Grecia non è un nostro problema, le espulsioni continueranno a prescindere”.  

Il problema si pone in quanto molti combattenti sono stati privati della loro cittadinanza dai Paesi di origine, situazione che rende controverso dal punto di vista giuridico il rimpatrio.  

La volontà di rimpatriare i combattenti è stata resa nota nei giorni scorsi dal ministro degli interni turco Soylu che ha inoltre affermato: “I Paesi non possono semplicemente revocare la cittadinanza agli ex terroristi e aspettarsi che la Turchia se ne occupi. Per noi è inaccettabile ed anche irresponsabile”.  

I terroristi a cui fa riferimento, non sono solo quelli fermati a seguito dell’attacco turco nel nord della Siria, ma anche quelli arrestati precedentemente su suolo turco. Nelle carceri turche vi sono infatti 1.200 foreign fighters, mentre quasi 300 sono stati catturati in Siria. 

“La Turchia si è preoccupata di questo per anni, lasciamo che ora se ne preoccupino gli altri” ha dichiarato il presidente Erdogan nel corso di una conferenza stampa tenuta all’aereoporto Esenboga di Ankara, prima di partire verso gli Stati uniti per incontrare il presidente Trump. 

fonte immagine: https://en.wikipedia.org/wiki/Recep_Tayyip_Erdo%C4%9Fan
 

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