Troppo poco si riflette sul ruolo fondamentale che i cavi sottomarini hanno per la trasmissione globale delle informazioni e per l’accesso a Internet da tutte le parti del globo.

All’inizio del 2018 si contavano circa 448 cavi sottomarini utilizzati in tutto il mondo, per un totale di oltre 1,2 milioni di chilometri.

I cavi sottomarini sono il mezzo principale attraverso cui viaggiano le comunicazioni digitali, e a differenza di quanto si possa pensare, sono molto più efficaci ed utilizzati rispetto ai mezzi satellitari per i loro costi moderati e la relativa facilità con cui si possono riparare.

Un tempo i cavi erano costituiti da fili in rame, mentre oggi la maggior parte di questi si servono della fibra ottica e sono molto efficienti e veloci nel trasporto di qualsiasi tipo di informazione, dai messaggi di WhatsApp a dati sensibili per i governi. Per quanto riguarda invece la loro disposizione nei mari, in linea di massima giacciono per lo più sui fondali oceanici quando la profondità supera i 1500 metri, in caso contrario vengono seppelliti sotto il fondale.

Il ruolo strategico dei cavi sottomarini li espone a vari rischi, rendendoli quindi un bersaglio appetibile. È necessario che si monitori la sicurezza del cablaggio sottomarino: tentativi di manomissione e di sabotaggio sono già avvenuti.  I cavi possono essere infatti raggiunti da sommozzatori, come è accaduto nel 2013 al largo di Alessandria d’Egitto, ma soprattutto dai sottomarini.

La loro vulnerabilità è accentuata dal fatto che la mappa del cablaggio sottomarino è fruibile a tutti.

La marina americana e quella russa dispongono di sottomarini in capaci di mettere in atto azioni di spionaggio e di sabotaggio dei cavi subacquei. Vi sono sottomarini a propulsione nucleare che navigano a grandi profondità, tra questi lo USS Jimmy Carter, classe Seawolf, i quali possono trasportare mini sottomarini che operano in remoto e rilasciarli in prossimità dei cavi.

In merito alla Russia, la sua flotta sottomarina è interessata ai cavi che collegano l’Europa con il Nord America attraverso l’oceano Atlantico, e ciò è visto come una potenziale minaccia da parte della NATO, il cui Segretario generale, Jens Stoltenberg, ha dichiarato che si è davanti “ad un atteggiamento navale aggressivo” e che “l’attività sottomarina dei russi è tornata a livelli da guerra fredda”.

Per i consistenti danni che un attacco di questo tipo potrebbe causare al sistema di informazione ed al comparto economico di uno Stato, in quanto taglierebbe i suoi mezzi di telecomunicazione con l’estero per un periodo di tempo anche prolungato, lo si dovrebbe includere nel cyber-warfare.

In uno scenario non troppo lontano, negare a uno Stato l’accesso a Internet o violare i suoi dati potrebbe costituire un pretesto per lo scoppio di un conflitto, e c’è addirittura chi ritiene che in un ipotetico scontro tra Stati, il primo colpo verrà inferto ai cavi sottomarini.

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