Di Domenico Vecchiarino

Nell’attuale dottrina contemporanea, non esiste una definizione di  narcoterrorismo, ma la statunitense Dea (Drug Enforcement Administration), evidenziando il principale link fra attività illecite a scopo di lucro e organizzazioni sovversive, ha dato questa definizione: “si dice narco-terrorista ogni gruppo organizzato che sia complice nel traffico di droga al fine di promuovere, o finanziare, atti premeditati e politicamente motivati di violenza contro obiettivi non combattenti, con l’intenzione di condizionare governi o settori di popolazione”.

Il legame esistente alla base di questo rapporto è sostanzialmente economico: i gruppi narcos pagano i gruppi terroristici per far passare nelle loro zone i carichi di droga, mentre le guerriglie e le formazioni terroristiche, assicurando loro “servizi” logistici essenziali come il transito della “merce” sui territori controllati, la vigilanza sulle coltivazioni illegali, l’agibilità delle piste clandestine su cui atterrano piccoli aerei con i carichi di droga, finanziano le loro attività.

GEOLOCALIZZAZIONE DEL FENOMENO

Il fenomeno, dapprima circoscritto al solo continente Sudamericano è ormai diventato globale. I legami tra narcos e terroristi spaziano dall’Africa all’Asia Orientale e dall’Europa al Sudamerica passando per il Medio Oriente. In alcuni casi, abbandonata l’iniziale ideologia rivoluzionaria, gruppi della guerriglia sono diventati veri e propri cartelli del narcotraffico.

SUD AMERICA

Il fenomeno del narcoterrorismo è nato in America Latina, qui le guerriglie e i vari movimenti indipendentisti, per sostenere le loro lotte armate contro i vari governi, hanno privilegiato i rapporti con i narcotrafficanti, talvolta rimpiazzandoli, per garantirsi adeguate risorse finanziarie. E’ il caso delle Farc (Forze armate rivoluzionarie della Colombia), dell’Eln (Esercito di liberazione nazionale), delle AUC (Autodifese Unite della Colombia) e di Sendero Luminoso in Peru. In particolare le FARC, fino al 1980, si autofinanziava con il ricavato delle rapine a mano armata e dei sequestri dei magnati del luogo, successivamente la mancanza di fondi spinse la guerriglia nel business della cocaina, che nel frattempo iniziava la sua scalata nelle attività criminali più redditizie.  Così, nel 1981 le Farc stipularono un accordo con i narcotrafficanti colombiani: offrivano protezione armata contro l’esercito in cambio di una quota dei profitti derivati dal traffico.

MEDIO ORIENTE

Nell’area mediorientale uno dei principali esempi del legame tra narcotraffico e aggregazioni terroristiche è Hezbollah, movimento sciita libanese, accusato di terrorismo da molte nazioni.  Forte di una folta presenza di immigrati stanziati dagli anni 70 in Sudamerica, in particolare nella “Triple Frontera”, una zona di libero scambio a confine tra Brasile, Paraguay e Argentina, sede di numerosi traffici internazionali, il “Partito di Dio”, ha sviluppato un sistema articolato bastato sul narcotraffico per finanziare le sua attività. All’origine dei legami tra Hezbollah ed i gruppi terroristici di opposizione locale come, ad esempio, le FARC e Sendero Luminoso, non c’è solamente l’ideologia anti-americana comune a queste organizzazioni, ma soprattutto l’interesse verso il narcotraffico, il contrabbando ed altre attività illegali, che hanno sostanzialmente unito i diversi gruppi. Hezbollah è poi dedito al controllo del traffico di hashish in Libano, specialmente nell’area della Valle della Beeka.

Ma non solo Hezbollah, in Medio Oriente le frontiere meridionali della Turchia sarebbero permeabili anche alla droga trafficata dall’Isis. L’agenzia federale russa per il controllo sul traffico di droga (FSKN) ha stimato che più della metà dell’eroina venduta in Europa ha avuto matrice jihadista; inoltre, secondo numerosi Report dell’Intelligence impegnate nella lotta all’Isis, membri di Daesh sarebbero coinvolti nel traffico del Captagon, un oppiaceo sintetico che viene usato dai jihadisti in combattimento perché anestetizza il dolore, non fa sentire la fame e fa perdere ogni inibizione.

L’ASIA

Nell’Asia centrale, in particolare nell’area che comprende l’Afghanistan, il Pakistan, l’Iran, ma che può essere estesa anche alle repubbliche ex sovietiche del Turkmenistan, dell’Uzbekistan, del Kazakistan, del Kirghizistan, del Tagikistan, nonché alla regione del Caucaso, la produzione e il traffico di oppio è una delle attività più redditizie dell’area.

A trarne beneficio in Afghanistan sono i Talebani, Al Qaeda, Haqqani e tutti i gruppi della galassia talebana e i gruppi tribali dell’area. Secondo numerosi Report del UNODC (l’Ufficio dell’ONU sulle Droghe e il crimine) la produzione di oppio nel Paese, si è mantenuta sulle 3 mila tonnellate che, trasformate in eroina, è consumata da 3 milioni di tossicodipendenti dall’Atlantico agli Urali.

In Iran, nella zona confinaria del Sistan e Baluchistan, è operativo dalla metà del 2012 il gruppo indipendentista Jaish-ul-Ad (Esercito della Giustizia). Questa organizzazione, composta da alcune centinaia di beluci, pakistani e fuoriusciti di altri gruppi terroristi (per esempio Jundallah, i Soldati di Dio), garantirebbe il transito di carichi di eroina provenienti dal vicino Afghanistan, ricavandone profitti da impiegare nella lotta per l’indipendenza della provincia.

Negli altri Paesi dove, per sostenere la lotta armata, c’è bisogno di consistenti fondi che solo il mercato della droga riesce a garantire, il traffico dell’eroina, è la principale fonte di finanziamento del Movimento Islamico dell’Uzbekistan (Imu). Sorto nel 1992, dopo che l’opposizione al regime del presidente Karimov (appena rieletto per la quarta volta consecutiva) era stata dichiarata fuorilegge, il gruppo si è accorpato con altri terroristi in Afghanistan.

Nella regione caucasica (Cecenia, Daghestan Inguscezia, Ossezia) i gruppi separatisti in lotta da anni si finanziano con il traffico di droga, in particolare, questi gruppi sono dediti alla protezione delle rotte, da cui traggono le “stecche” per il passaggio delle sostanze stupefacenti. Anche in Tajikistan diverse cellule di terroristi si sostengono con i proventi derivanti dal narcotraffico: tra queste, vengono segnalate quelle di Hib-ut-Takhir, Jamat Ansarulloh e Tbligi Jamaat.

AFRICA

Negli ultimi anni l’Africa è divenuto il principale hub della droga nel mondo essendo diventato il crocevia delle rotte del narcotraffico.  La “zona calda” di ingresso della droga in Africa, è composta dal Burkina Faso, Capo Verde, Costa di Marfil, Gambia, Ghana, Guinea, Guinea-Bissau, Liberia, Mali, Mauritania, Niger, Nigeria, Senegal, Sierra Leone e Togo, e i narcotrafficanti cambiano le loro strategie in funzione dei momenti politici convulsi che ci sono in questi Paesi, cosi evitano che venga coinvolto il loro business.

In Nigeria, secondo alcuni indizi i “talebani nigeriani” della cellula islamista di Boko Haram, grazie al controllo di molti territori al confine agevolerebbero per denaro il passaggio delle droghe (oltre che di armi e farmaci contraffatti) verso le località costiere del Nord Africa. In Particolare la Nigeria, secondo gli ultimi dati delle Nazioni Unite, si è trasformata in una sorta di piattaforma logistica delle droghe.

Nella vasta regione del Sahel e in particolare in Algeria, Mauritania, Mali, Ciad, Niger, è forte l’influenza di Aqmi (Al-Qaida nel Maghreb islamico). Oltre ai rapimenti a scopo estorsivo, secondo informazioni di esperti europei presenti nell’area, l’organizzazione trae benefici anche dal narcotraffico. A tal proposito una figura emblematica è quella di Mokhtar Belmokhtar, famoso leader di Aqmi soprannominato anche “Mr. Marlboro” per via delle sue abilità nel contrabbando di sigarette, noto per la sua capacità di procurare finanziamenti alla jihad utilizzando i metodi più vari, come ad esempio, il traffico di droga.

Il Nord Africa rappresenta lo snodo per la partenza della droga destinata all’Europa. Marocco, Algeria, Tunisia e Libia sono le basi avanzate da dove qaedisti, banditi, narcos, ribelli e gruppi criminali, che spesso non si riescono neanche più a distinguere per via delle commistioni tra gruppi, gestiscono tutti i traffici illeciti nella zona e nell’asse Nord – Sud del Mediterraneo.

SUD EST ASIATICO

Nel Sud-Est Asiatico, in particolare nel “Triangolo d’Oro”, area montuosa di circa 400 mila kmq situata fra Thailandia, Laos e Birmania (oggi ribattezzata Myanmar) l’eroina è stata sostituita dalla produzione e la commercializzazione delle anfetamine, tanto da rappresentare ormai l’entrata principale per le organizzazioni mafiose sino-thai-birmane.

A controllare questo genere di business sarebbe il gruppo terroristico United Wa State Army sotto il comando della famiglia Wei, in collaborazione con il gruppo guerrigliero birmano Knpp (Karenni NationalnProgressive Party).

Abu Sayyaf and Jemaah Islamiyah, aggregazioni terroristiche attive rispettivamente nelle Filippine e in Indonesia, autofinanzierebbero le loro attività con il traffico di droghe.  i due paesi si trovano sulla rotta di approvvigionamento dell’emisfero australe, dove arrivano l’eroina asiatica e le varie  metanfetamine, sia in pillole (‘yaba’) o in cristalli (la celebre ‘crystal meth’, meglio nota col nome di ‘philopon’ nell’Asia orientale e con quello di ‘syabu’ nel Sud-est), prodotte in Cina e Thailandia.

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