Quanti di noi ormai sono abituati all’utilizzo di applicazioni per svolgere le proprie attività quotidiane? Mandare messaggi istantanei, condividere video, ascoltare musica, fare giochi online e così via. Esiste un app per ogni cosa. Ma in cambio di questi servizi, gli utenti devono concedere l’accesso ad alcune aree del dispositivo, come la galleria o la rubrica, nonché immettere, se richiesto, dati personali come il numero di telefono, la propria mail, il proprio nome e via dicendo. A questo punto sorge spontanea una domanda, come tutelare la privacy di coloro che usufruiscono di questi servizi? Come assicurarci che i nostri dati personali non finiscano in mani sbagliate? Questo discorso può essere esteso a tutto il mondo dell’internet, nel quale ormai ciascuno di noi si trova immerso ogni giorno effettuando ricerche di vario tipo. Non è sconosciuto infatti il problema dei così detti “cookies” che permettono di memorizzare le ricerche dell’utente, suggerendo poi argomenti affini ai suoi interessi. La questione è complessa e la ricerca in questo settore diventa anno dopo anno sempre più vitale non solo per garantire la sicurezza degli individui ma anche il funzionamento corretto e sicuro di un intero Stato. Cosa accadrebbe, infatti, se qualcuno riuscisse ad avere accesso a dati riservati del governo di uno Stato? Quest’ultimo potrebbe essere soggetto a ricatto e si metterebbe a rischio la sicurezza dell’intera popolazione. Insomma il cyberspazio ormai è parte integrante della nostra quotidianità, del tutto paragonabile al campo terrestre, aereo e persino spaziale e la sua sicurezza è al centro dell’interesse nazionale di diversi Stati, nonché possibile punto nevralgico di critiche e attacchi tra governi. Di recente la questione rischia di creare spaccature nelle relazioni già difficili tra Stati Uniti e Cina. Il presidente americano, Donald Trump, dopo aver dichiarato guerra al colosso cinese Huawei, ha minacciato di bandire l’app Tik Tok dal paese. Il motivo è sempre lo stesso: il sospetto che il governo cinese si impossessi dei dati degli utenti e manipoli le informazioni, con un rischio evidente per la sicurezza nazionale. Il timore del presidente americano non è del tutto infondato, poiché le leggi cinesi sono molto ferree e poco sfugge al controllo del Partito comunista cinese. Zhang Yiming, fondatore del gruppo ByteDance che si trova dietro la piattaforma TikTok, ha voluto creare una global tech company con base in Cina ma svincolata dalle restrizioni del Partito comunista ed è per questo motivo che l’app non è disponibile nel Paese. A conferma di ciò, lo scorso 7 luglio la società aveva annunciato il ritiro da Hong Kong, in seguito all’introduzione della nuova legge sulla sicurezza nazionale approvata da Pechino, sottolineando la sua indipendenza rispetto al governo centrale. L’azione non è bastata a calmare gli animi tra i due Paesi, dato che il 31 luglio Trump ha minacciato di bandire l’app dagli Stati Uniti. Il presidente americano sembrerebbe però aperto alla possibilità che la piattaforma venga acquisita da un’azienda americana e attualmente in cima alla lista c’è la Microsoft, già proprietaria di Linkedin. Sembrerebbe che la trattativa tra Microsoft e ByteDance sia già in opera e che l’accordo venga raggiunto entro il 15 settembre. La situazione rimane tuttavia instabile, la guerra in campo politico e tecnologico che gli Stati Uniti e la Cina stanno intraprendendo acquista una rilevanza sempre maggiore e non è da sottovalutare il fatto che l’attenzione si sia spostata, ormai da diversi mesi, sul cyberspace, prima per le reti 5g di Huawei e ora per TikTok. Un campo di cui sappiamo ancora troppo poco ma che nel duemilaventi consiste nel principale spazio di comunicazione e di trasmissione dei dati di cui usufruiscono tanto singoli individui quanto governi. In questo contesto diventa di importanza vitale la sicurezza informatica e lo scontro tra le due potenze cinese e americana ne è la dimostrazione più evidente. Sarebbe da domandarsi quale sia la posizione del nostro paese al riguardo, siamo in grado di tutelare le nostre informazioni da attacchi informatici esterni? Quanto il nostro paese è avanzato in questo campo? Possediamo le tecnologie e le menti necessarie a difenderci da questo nuovo tipo di guerra?

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