È del 27 marzo scorso la notizia dell’entrata ufficiale della Macedonia del Nord nella NATO, dopo che il parlamento nazionale ha ratificato all’unanimità il trattato sull’adesione del Paese all’organizzazione.

Dopo un lungo periodo di trattative, si è riuscito a concludere i negoziati, facendo così della Macedonia del Nord il trentesimo Paese membro della NATO.

Nel corso della cerimonia ufficiale, in data 30 marzo, è stata issata la bandiera della Macedonia del Nord presso la sede della NATO a Bruxelles, posta tra quella della Norvegia e quella dei Paesi Bassi.

Il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg non ha potuto presiedere alla cerimonia a causa dell’attuale emergenza sanitaria del Covid-19, ma ha annunciato l’evento con un tweet, definendolo come “un momento storico.”

Non si può in effetti non sottolineare il fatto che l’adesione della Macedonia del Nord sia positiva per la stabilità dei Balcani occidentali e per la sicurezza internazionale, e rappresenti un ulteriore traguardo in tal senso, dopo le adesioni all’Alleanza di Montenegro, Croazia, Slovenia e Albania.

C’è quindi da chiedersi quali siano i motivi per cui la Macedonia del Nord abbia caldeggiato a gran voce l’adesione alla NATO. Il nome stesso dello Stato è stato oggetto di contestazioni da parte della Grecia, in quanto questa presenta al suo interno una regione omonima. D’altra parte, i bulgari ritengono la Macedonia del Nord priva di una lingua e storia che la identifichi, e gli albanesi minacciano l’identità del Paese, essendone una minoranza significativa.

È sicuramente Zoran Zaev, l’ex primo ministro macedone, uno dei maggiori sostenitori della ratifica del trattato nord-atlantico, probabilmente per rafforzare l’esercito che attualmente conta 15000 unità.

Contribuire alla difesa militare della Macedonia del Nord è per la NATO una missione importante di pace, volta ad evitare che episodi di tensioni etniche si ripetano in quell’area dell’Europa.

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