Owais Ahmad, 21enne musulmano, rischia di essere condannato a dieci anni di carcere per aver violato la nuova legge sulla “jihad dell’amore” varata in Uttar Pradesh, India settentrionale, il mese scorso.

La nuova legge entrata in vigore richiede a chiunque cambi religione di dare al governo statale un preavviso di due mesi, nonché di sottoporsi a un’indagine della polizia e alle eventuali obiezioni del pubblico.

Contrariamente a quanto suggerisce il nome, la Love Jihad, o anche chiamata Romeo Jihad, altro non è che una presunta attività con cui giovani ragazzi islamici prendono di mira ragazze, specie universitarie, appartenenti a comunità non-musulmane delle regioni indiane di Kerala e Karnataka, facendole innamorare, quindi cadere nel matrimonio, forzandole alla conversione all’Islam.

Molto spesso però non vi è alcuna traccia d’amore perché, come riportato dal web e dalla testimonianza di 4000 spose forzate dell’islam violento, queste ragazze cristiane o induiste abbordate da coetanei, vengono violentate e rapite; e dopo averle minacciate di pubblicare sui social il video dello stupro le costringono a convertirsi.

Sebbene le associazioni islamiche di Kerala e Karnataka abbiano rigettato la fondatezza e la verità di questa “pratica”, le autorità religiose induiste e cristiane continuano a credere alla sua esistenza, mostrandosi preoccupate per la segnalazione di nuovi presunti casi di conversioni eseguite in questo modo. 

All’aumentare delle richieste da parte di cristiani e induisti di verificare l’effettiva esistenza di questa pratica di raggiro, il governo di Kerala ha realizzato un’inchiesta ufficiale nel 2009, arrivando alla conclusione che sebbene non vi è prova certa dell’esistenza di una organizzazione nota come Love Jihad, “vi sono motivi per sospettare ‘tentativi concentrati’ di convincere le ragazze a convertirsi all’islam dopo essersi innamorate di ragazzi musulmani”. Tuttavia, ci sono prove che confermano, anche, che un gran numero di ragazze induiste si siano convertite all’Islam per loro libera scelta. 

È opinione diffusa che la Love Jihad sia da sempre organizzata dal gruppo terrorista operativo in Pakisthan del Lashkar-e-Taiba, i cui leader reclutano giovani musulmani insegnando loro ad attirare le donne indù nei loro campi di addestramento. Cominciarono ad operare in India nel 1996, principalmente concentrati nella città di Meerut. Ma dopo l’espansione della sfera di influenza in altre parti del nord dell’India, tra cui Delhi, il Punjab e l’Haryana fra 1996-1998, l’organizzazione ha deciso di diffondersi più a sud, raggiungendo alla fine Bangalore e Mangalore nel 2004. Nel Kerala invece ci arrivarono intorno al 2006.

Ma nonostante le innumerevoli prove la Chiesa indiana denuncia sì il metodo di reclutamento dell’Isis, ma anche tra i cattolici ci sono progressisti che negano o minimizzano.

Alcuni sacerdoti e gruppi considerati d’inclinazione progressista hanno invitato a non generalizzare i casi avvenuti per “distogliere l’attenzione della gente dall’occuparsi di altre questioni urgenti”. Una risposta indiretta a queste posizioni dissidenti è arrivata dal sinodo dei vescovi siro-malabaresi nel corso del quale è stato ricordato che “le statistiche mostrano che la Love Jihad non è un’illusione”. Basti una statistica tra tutte le altre fornite dall’intelligence nell’apposito report sul terrorismo: dei 21 foreign fighters partiti lo scorso anno dal Kerala, per trasferirsi nelle terre controllate in Siria dall’Isis, la metà sono giovani cristiane convertite all’islam.

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