di Marco Florian

“Sorprendente ed inaspettato per gli analisti è arrivato l’accordo di questa settimana fra Italia e Grecia sulla delimitazione delle rispettive Zone Economiche Esclusive. Accordo che potrebbe riservare più di un problema nella futura sistemazione delle contese nel Mediterraneo Orientale, oltre ad influenzare anche la questione libica.

Specifichiamo, a scanso di errori, che ancora non abbiamo visto le mappe ufficiali contenenti le coordinate di tale linea di demarcazione ma date anche alcune reazioni, ci sono degli elementi problematici che vanno notati. Elementi che solo con la pubblicazione dei documenti ufficiali, con deposito presso i competenti uffici delle Nazioni Unite, potranno essere smentiti o confermati. Per ora si lavora sulle mappe del vecchio accordo del 1977.

Accordo peraltro richiamato del Ministro degli Esteri italiano come base di questo nuovo accordo, definito come estensione proprio di quello del 1977.

Una in particolare la questione che merita attenzione per i suoi potenziali effetti regionali: la definizione della piattaforma continentale di alcune isole minori situate a nord di Corfù.

Si tratta del piccolo  complesso delle isole Diapontie,

formato sia da territori abitati come l’ isola di Fanò (in greco Othonoi), e l’isola di Merlera (in greco Ερεικούσσα), sia da isolette e scogli disabitati come Diakopo (in greco Διάκοπο) e Diaplo (Διάπλο). Le isole Diapontie sono la parte di territorio greco più vicina all’Italia e determinanti per i confini marittimi con Italia ed Albania.

Dalle prime informazioni e valutazioni, basandosi anche sulla linea di demarcazione del 1977, nel caso di tali isole viene applicata una riduzione di circa il 30% della capacità di creazione di una propria piattaforma continentale. Elemento che, se confermato dai documenti ufficiali dei quali siamo in attesa, traslato nell’Egeo e nel Mediterraneo orientale potrebbe avere effetti particolarmente gravosi nell’annosa questione della formazione delle ZEE turca, greca e cipriota.

Se infatti le isole minori (Merlera ha circa 500 abitanti, come Castelrosso) e gli scogli disabitati (Diakopo, come un esempio fra i tanti in Egeo, il complesso delle Oinousses) hanno diritto a piattaforme continentali ridotte, l’argomento potrebbe essere usato dalla Turchia come rafforzativo delle proprie richieste in materia di ZEE (Ankara rivendica il principio degli “uguali diritti” contro quello della linea mediana, applicato da Atene e Nicosia). Questo elemento non è infatti sfuggito tanto all’ex Ministro degli Esteri ellenico Nikos Kotzias (padre del Trattato di Prespes al tempo del secondo governo Tsipras) e nemmeno ai turchi. Soprattutto il Ministro degli Esteri turco Mevlüt Çavuşoğlu in una dichiarazione alla rete televisiva NTV (poi riportata sia dal quotidiano turco Daily Sabah e da quello greco Kathimerini) ha notato come lo status riservato alle isole Diapontie sia in realtà un implicito riconoscimento delle posizioni turche in merito alle isole dell’Egeo e del Mediterraneo orientale.

Si chiude quindi un fronte marittimo per Atene, mentre resta aperto quello più difficile (Egeo, Mediterraneo orientale) con una prospettiva ancora più complicata, nel caso gli argomenti più sopra trattati dovessero essere confermati dalla ratifica degli accordi fra Italia e Grecia. Da parte greca ha probabilmente giocato la sempre più pressante necessità di presentare all’opinione pubblica interna un successo internazionale anche di fronte ai recenti successi turchi in Tripolitiania, e soprattutto ribadire l’applicazione della UNCLOS nella definizione delle zone economiche esclusive. Ovvero rinnovando il concetto fondamentale che le isole, anche quelle minori, concorrono comunque alla formazione di tali zone marittime, essendo dotate di propria piattaforma continentale (ciò che Ankara nega).  Anche a costo di concessioni all’Italia, mettendo da parte 40 anni di contenziosi.

Per Atene comunque uno strumento fondamentale nella contesa greco-turca in Egeo e nel Mediterraneo orientale, dalla quale dipende anche la sorte dell’accordo turco-libico sulle ZEE, che basandosi proprio sulle negazione della piattaforma continentale delle isole, cancella una vasta area delle ZEE greca e cipriota. Il Ministro degli Esteri greco Nikos Dendias sarà al Cairo il 18 c.m. per cercare un’ altrettanto difficile chiusura di un accordo con l’Egitto (peraltro recalcitrante sullo status dell’isola di Castelrosso). Se dovesse essere dichiarata una ZEE greco-egiziana, è probabile segua subito dopo quella greco-cipriota. Eventi che potrebbero portare al massimo le tensioni con Ankara, ma inevitabili sia per Atene quanto per Nicosia, nella difesa dei propri diritti sovrani. Importanti anche per Israele e per l’Egitto che non considerano certo come desiderabile un’eccessiva presenza turca in Eastmed.

Davanti al dubbio se Roma abbia lavorato per Atene o per Ankara, la risposta è più semplice: Roma ha giocato per se stessa, massimizzando i benefici di un accordo a lungo atteso ed arrivato inaspettatamente in questi giorni, anche a causa dell’improvvisa fretta di Atene, preoccupata dai recenti eventi in Libia e da un possibile e crescente isolamento internazionale. Sarà poi importante che Roma e soprattutto Unione Europea e NATO si attivino per scongiurare crisi profonde in Eastmed, dal quale passa, non dimentichiamolo buona parte dell’import-export italiano, vitale tanto per la nostra industria, quanto per i nostri porti, insomma per la nostra economia”.

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