di Federica Santoro

Non è semplice riassumere in breve i cambiamenti che gli investimenti cinesi stanno provocando sulle dinamiche legate al trasporto energetico e di beni da Oriente ad Occidente, considerando l’interesse sempre più manifesto delle principali compagnie logistiche cinesi nei porti europei del nord. Il Grande Nord è diventato in poco meno di due anni, una potenziale priorità di sviluppo per aziende come la COSCO Shipping. La Russia, come è noto è la testa di ponte di una nuova strategia marittima che attraverso la Northern Sea Route punta a dominare i mari artici in una nuova via della seta polare in cui la cooperazione con la Cina risulta un asset strategico fondamentale che investe già gli hub di Murmansk e Arcangelo, sedi di importanti infrastrutture per il trasporto del gas naturale ma anche per la costruzione di piattaforme flottanti nel Mare artico di Barents. Il nuovo corridoio tra Europa e Asia tocca anche alcuni porti europei, tra cui quello norvegese di Kirkenes con infrastrutture di mare e di terra. Un piano che coinvolge in Scandinavia anche la Finlandia. La possibilità di servire quest’area remota ma dal potenziale strategico ha attirato la Cina che si prepara a finanziare nella regione una ferrovia Kirkenes-Rovaniemi e a creare nella regione il primo collegamento portuale nella città di Kirkenes dove la COSCO e altre compagnie cinesi hanno già realizzato alcuni progetti legati al trasporto trans-Artico e alle comunicazioni su cavi in una rete globale di cavi ottici a collegamento tra l’Europa, le regioni costiere della Russia settentrionale, il Giappone e il Nord America, ad oggi inesistente.

Il porto di Kirkenes, situato sul bacino norvegese di Barents rappresenterebbe, secondo Chen direttore marketing di COSCO, un centro dal valore strategico, il cui scopo, sarebbe quello di servire la via della seta polare e il commercio internazionale tra la regione del Nord Atlantico e l’estremo oriente, fungendo da base di supporto logistico per le compagnie di navigazione che operano nell’Artico. La ferrovia tra Kirkenes e Rovaniemi, considerata da alcuni amministratori locali come “non commercialmente realizzabile”, è invece considerata dalla Cina come una ulteriore e potenziale via di espansione dei commerci, nella possibilità di dare concreta attuazione ad un piano di industriale regionale, guardando con interesse alle risorse che le industrie minerarie, forestali e della pesca possono fornire alla Cina e agli altri vicini dell’est come Corea del Sud e Giappone. Per il momento gli accordi siglati, anche attraverso Mou, riguardano la spedizione di pesce congelato ed è in corso la redazione di documenti mirati per l’invio di altri tipi di merci e per lo sviluppo in loco dei settori immobiliare e turistico, in una convergenza di interessi economico e politico. «Con lo sviluppo dei traffici di gas liquefatto provenienti dallo stabilimento russo di Yamal è iniziato  per il Nord un processo che non accenna ad arrestarsi.» Lo ha affermato il segretario di Stato finlandese del Ministero degli Esteri in un’intervista, che ha anche aggiunto «Se già tra cinque-dieci anni sarà possibile utilizzare il passaggio a nord-est per un massimo di sei mesi l’anno, il mondo dei trasporti avrà un aspetto diverso.» Gli investimenti cinesi stanno dunque trovando terreno fertile nella crescente necessità dei paesi scandinavi allo sviluppo di aree remote, sempre più consapevoli che nuovi partner economici come la Cina sono un valido aiuto per trasformare le incertezze dettate dal cambiamento climatico e dal conseguente scioglimento dei ghiacci, in possibilità di dirottare traffici e commerci e sviluppare localmente specifici settori dietro lo stimolo di grandi possibilità economiche. Una fra tutte quella di raggiungere i mercati asiatici.

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