04-02-2020

Di Domenico Vecchiarino

La guerra fredda è stata caratterizzata da una serie di operazioni di spionaggio finalizzate alla ricerca di informazioni utili a capire le mosse e le intenzioni del nemico. Una di queste portò alle dimissioni del Cancelliere della Repubblica Federale di Germania, Willy Brandt.

IL CONTESTO INTERNAZIONALE

Gli anni ’60 – ’70 erano stati anni molto difficili dal punto di vista delle Relazioni tra Est e Ovest.  L’Unione Sovietica aveva lanciato la “Dottrina Brežnev”, nota anche come dottrina della “sovranità limitata”, introdotta dal Segretario Generale secondo cui a nessuna nazione era consentito lasciare il Patto di Varsavia e né agli altri Stati era permesso di turbare gli equilibri dei regimi a partito unico nei paesi appartenenti al Blocco Orientale. Nel 1968 era stata repressa nel sangue la Primavera di Praga e le tensioni lungo il confine tra Cina e Russia raggiunsero il loro apice con il presidente degli Stati Uniti Richard Nixon che decise di usare questo conflitto per riallacciare i rapporti con la Cina a danno dell’URSS.

L’OSTPOLITIK

In questa cornice internazionale nella Repubblica Federale di Germania fu eletto Cancelliere Willy Brandt, già Borgomastro di Berlino durante gli anni difficili della costruzione del Muro, il suo Cancellierato fu caratterizzato da una politica di apertura verso la Repubblica Democratica Tedesca e verso gli altri Paesi dell’Unione Sovietica. Questa politica, denominata “Ostpolitik”, era finalizzata all’allentamento della tensione tra le due Germanie e tra i due blocchi, che portò alla stipulazione di diversi trattati con l’Unione Sovietica e la Polonia e in seguito anche ad un trattato con la DDR. Furono il motivo principale per cui gli venne conferito il premio Nobel per la pace nel 1971.

SPIONAGGIO E CONTROSPIONAGGIO A BERLINO

Se da una parte, attraverso le politiche di apertura verso Est, si cercava una normalizzazione delle relazioni internazionali, dall’altra la guerra di spionaggio tra le due parti, non conosceva fine; d’altronde la Germania, e in particolare Berlino, erano il terreno per eccellenza per questo genere di operazioni. A darsi battaglia vi erano, oltre i due famosi KGB e CIA, i servizi segreti delle due Germanie, che erano, per ovvi motivi, in prima linea. Nella Repubblica Federale, coesistevano tre diversi servizi, il Bundesnachrichtendienst (BND – Servizio informazioni federale), il Bundesamt für Verfassungsschutz (BfV – Ufficio federale per la protezione della Costituzione), con uffici distaccati nei Länder e, infine, il servizio di controspionaggio militare, all’epoca denominato Amt für die Sicherheit der Bundeswehr. Nella Repubblica Democratica, invece, nel 1950 fu fondato il Ministerium für Staatssicherheit (Ministero della Sicurezza di Stato) o Stasi, che nel suo interno aveva il dipartimento di spionaggio all’estero, il Hauptverwaltung Aufklärung (HVA).

LA GUERRA DELLE SPIE

A dirigere l’HVA c’era il maestro dello spionaggio, Markus Johannes Wolf, l’uomo che durante la sua attività riuscirà a reclutare almeno 12 mila agenti nella sola Germania Federale (pare che per il personaggio dei sui libri, Karla, John Le Carrè si sia ispirato proprio a Wolff). Al vertice servizi segreti del blocco orientale, Mischa, nome del diminutivo russofono, aveva organizzato un efficace sistema per infiltrare gli agenti dall’altra parte della Cortina impostato sul perfetto inserimento delle spie nel sistema occidentale; essenzialmente le “leggende”, ovvero la storie di copertura degli agenti, erano perfettamente plausibili e al di sopra di ogni sospetto. Questo sistema assicurerà alla STASI molti successi, arrecando danni ingenti agli interessi occidentali, infatti verranno pesantemente compromessi dagli infiltrati della HVA molti Partiti Politici, Istituzioni della Germania Federale e addirittura anche la NATO.

LA SPIA GÜNTER GUILLAUME

Il successo più grande di Wolf è senza dubbio l’infiltrazione realizzata all’interno della Cancelleria della Repubblica Federale dall’agente Günter Guillaume, che era il più stretto collaboratore di Willy Brandt. Con la moglie Christel, anche lei agente della Stasi, nel 1956 era “fuggito” dalla Ddr, rifugiandosi a Francoforte, dove aveva aperto un piccolo ufficio di dattilografia. Contemporaneamente i due cominciarono a frequentare gli ambienti della socialdemocrazia tedesca, iscrivendosi al partito e mostrando abili capacità. La “scalata” fu lenta, ma alla fine riuscirono a salire. Guillaume fu nominato prima segretario dell’organizzazione dell’Spd a Francoforte, poi fu candidato del partito per le elezioni generali, successivamente arrivò l’incarico di sbrigare le relazioni tra il Cancelliere, i sindacati e il gruppo parlamentare del partito e infine il posto decisivo, consigliere personale di Willy Brandt. Lei riuscì ad ottenere un posto della segreteria della Spd della provincia e successivamente un lavoro come segretaria nella giunta governativa di Wiesbaden.

LA DOPPIA VALIGETTA

In virtù del ruolo di Consigliere Personale Guillaume accompagnava Brandt in tutti i suoi viaggi sia all’estero che nella stessa Germania. Come segno della sua amicizia aveva regalato al Cancelliere una valigetta di cuoio in cui Brandt riponeva tutti i documenti più importanti. Ogni sera il Cancelliere consegnava la sua valigetta al suo factotum affinché la affidasse al servizio di sicurezza. Gauillaume in effetti aveva preso la precauzione di acquistare due valige identiche: affidata il secondo modello al funzionario della sicurezza, che si premurava di metterla in cassaforte e di redigere il verbale, mentre la valigetta contenete i documenti prendeva la via di un vicino albergo dove, dove veniva inventariata. [1]. Non si è mai saputo con certezza cosa e quanto Guillaume abbia trasmesso alla STASI, ma sicuramente notizie di rilevanza politica, strategica e militare come notizie fondamentali sulla sicurezza dell’Europa, sulle finalità della NATO, sui rapporti Usa/Europa. Tutte informazioni finite sulla scrivania di Markus Wolf.[2]

L’ARRESTO GUNTHER GUILLAUME

Nonostante l’abilità di Guillaume, sembra che il controspionaggio della Repubblica Federale l’avesse individuato. Radiomessaggi cifrati trasmessi dalla Ddr e captati a Colonia erano stati studiati, messi a confronto e infine decifrati dagli specialisti. I messaggi riferivano che una coppia di agenti della Germania dell’Est stava operando all’ interno della Repubblica Federale inserita al più alto livello. Furono fatti altri confronti, vennero selezionate una ad una le possibili spie. L’informazione che inchiodò definitivamente l’agente della Stasi arrivò dai servizi segreti francesi, che dando asilo ad un cittadino tedesco dell’est, appresero che Guillaume aveva frequentato l’Accademia Militare di Kiev e incontrato più volte personale della missione militare sovietica a Parigi. Era il tassello finale del puzzle. Guillaume venne arrestato all’ alba del 24 aprile del 1974, nel suo appartamento di Bad Godesberg. In pigiama, ancora assonnato, il più stretto collaboratore di Brandt, accolse gli agenti del controspionaggio venuti ad arrestarlo con queste parole: “Sono un capitano dell’esercito popolare della Repubblica democratica tedesca. Vi prego di rispettare il mio grado“.

LE DIMISSIONI BRANDT

Dodici giorni più tardi, lunedì sei maggio, il cancelliere si dimise. “Mi assumo la responsabilità dell’affare della spia Guillaume e rassegno le mie dimissioni dall’ incarico di Cancelliere federale” disse brevemente alla televisione. Con Brandt andava via l’uomo che iniziato l’Ostpolitik, che aveva simboleggiato la ricerca della normalizzazione del relazioni con l’Est, che aveva vinto il premio Nobel per la Pace. Dopo di lui, ci sarà la fine della distensione e si riacutizzerà il confronto tra i due blocchi.  Il 3 aprile del 1981 Gnther Guillaume, condannato al processo a 13 anni di carcere (sette anni per la moglie) venne scambiato contro una trentina di agenti occidentali, prigionieri nella Ddr, e rimandato a Berlino Est.


[1] Tecniche di spionaggio. Guida pratica all’intelligence clandestina. Di Gérard Desmaretz

[2] https://www.sicurezzanazionale.gov.it/sisr.nsf/storie-di-spie/markus-wolf-luomo-senza-volto.html

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