Il 14 ottobre il ministro degli esteri Nikos Dendias ed il segretario di Stato Americano Anthony Blinken hanno firmato il rinnovo dell’accordo di cooperazione per la mutua difesa tra Stati Uniti e Grecia, accordo stipulato per la prima volta nel 1990. Questo aggiornamento dell’accordo prevede che l’accordo possa rimanere in vigore indefinitamente. L’accordo inoltre aumenta la presenza delle forze americane nel territorio ellenico, ed in particolare nella Tracia, zona di confine con la Turchia.

Dendias ha voluto però sottolineare che non si tratta di un accordo in chiave antiturca, affermando in particolare che “ci piacerebbe in un futuro che la Turchia facesse parte di questo accordo” a patto però che “cambi i propri modi di agire”. L’accordo dunque “non è contro nessuno” ma ha come obiettivo “la stabilità e la prosperità di entrambi i nostri Paesi”.

L’accordo con la Grecia rappresenta un segnale importante dall’amministrazione americana, sempre più concentrata nell’Indo-pacifico, come evidenziato recentemente con l’AUKUS, il patto di sicurezza trilaterale con Australia e Regno Unito. La presenza americana nel mediterraneo, secondo il ministro degli esteri greco, è infatti necessaria per evitare l’affermarsi di potenze regionali, riferendosi in particolar modo proprio alla Turchia.

Questa firma avviene poco dopo quella del 28 settembre con la Francia, con la quale la Grecia si è assicurata, oltre all’assistenza militare immediata in caso di attacco da un Paese terzo, anche la fornitura di tre fregate, con l’opzione per una quarta. La Grecia continua dunque nel suo piano di rinnovamento degli armamenti, cementando il proprio rapporto con la Francia. Già nel gennaio di quest’anno infatti il governo di Atene aveva raggiunto un accordo per l’acquisto di 18 caccia Rafale proprio da Parigi.

Nonostante le rassicurazioni del ministro degli esteri Dendias, sembra difficile non vedere l’attivismo greco come risposta all’aumento di tensione sull’asse Atene-Ankara. Periodicamente infatti si riaccendono le dispute riguardanti la zona economica esclusiva e la delimitazione delle acque territoriali, con alcune fasi particolarmente tese negli ultimi mesi. A seguito di alcuni incidenti, che avevano aumentato la preoccupazione nell’area, vi sono stati diversi tentativi di mediazione fra le parti, come l’attivazione del meccanismo di deconfliction in seno alla Nato, senza però raggiungere risultati rilevanti.

Il mediterraneo orientale sembra dunque essere destinato a rimanere un’area particolarmente attiva anche nei mesi avvenire. Rimane tuttavia improbabile la possibilità di assistere ad una vera e propria escalation fra le parti.

fonte immagine: https://twitter.com/NikosDendias/status/1448747534906712064/photo/1

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