di Manuel Moreno Minuto

Il Mar Mediterraneo è il bacino marittimo mondiale con la più straordinaria, quanto antica e travagliata, storia di religioni, culture, economie e potenze militari in continua competizione. Il Mare Nostrum a meno della “pacifica” parentesi Imperiale romana è da sempre l’alveo di una profonda linea di frattura geopolitica. Un’analisi esaustiva dei fattori che influiscono maggiormente su quest’area necessita tuttavia di una indispensabile premessa geografica. La consultazione di un qualsiasi Atlante, ci mostra sulle mappe a media scala il Mediterraneo come uno spazio marittimo di dimensioni contenute (8° del pianeta) racchiuso tra gli angusti varchi di Gibilterra, Suez e Dardanelli. Una visione corretta, ma che poco ci racconta delle relazioni che esistono tra la ventina di entità statuali rivierasche e il resto del pianeta[1]. Alla fine degli anni ’70 presso l’Istituto di Guerra Marittima di Livorno, fu delineata dal Comandante Pierpaolo Ramoino[2] e dai Proff. Giorgerini e Santoro un’area denominata “Mediterraneo Allargato”, che inglobava anche i bacini marittimi del Golfo Persico, del Mar Rosso e del Mar Nero. Quella visione, fortemente innovativa per l’epoca, ripercorreva la storia degli interessi italiani post-unitari, riallacciatisi ai flussi commerciali ed alleanze militari che le Repubbliche Marinare (Venezia in primis) gestivano sin dal Medioevo, nonché alle nuove dinamiche coloniali di fine ‘800. Una nuova terminologia geopolitica cominciò a formarsi già nel 1931 con il saggio “Il Mare Nostro” del Comandante Bertorelli che definiva il Mar Rosso come il “Mediterraneo Sud-Orientale”, ma si dovette attendere quasi un cinquantennio per la sua formalizzazione accademica. L’idea “moderna” di estendere l’area di analisi Mediterranea “allargandola” ai bacini marittimi adiacenti non è quindi il frutto di uno studio teorico, ma è il distillato di secoli di storia delle più antiche potenze marittime del mondo. Il termine “Mediterraneo Allargato”nei successivi anni ’80 e ’90 conobbe un inaspettato successo imponendosi a livello accademico, ed influenzando le successive politiche militari nazionali. In linea con la visione italiana, alcuni anni più tardi anche lo storico francese Fernand Braudel[3] chiosava: “Un Mediterraneo più vasto, dunque, circonda il Mediterraneo in senso stretto, servendogli da cassa di risonanza”. Oggi, ad oltre quarant’anni da quella lungimirante sintesi, è opportuno chiedersi se essa rispecchi ancora la realtà di questa intricata area del mondo. L’angusto Mare Nostrum nell’ultimo ventennio ha visto interagire sempre più attori statuali che pur avendo limitata prossimità terrestre o marittima con l’area ne influenzano grandemente le dinamiche. Stati Uniti, Russia e più recentemente Cina, India e Paesi del Golfo sono un esempio di questo complicato intreccio globale, la cui vastità d’interessi strategici ha stimolato gli analisti nella definizione di scenari di riferimento che potessero meglio delineare il lavoro di ricerca geopolitica. Nei primi anni ‘2000 il Prof. Alessandro Politi analizzando i flussi commerciali post-Guerra Fredda, e in piena stagione di rinascita cinese coniò il termine Cindoterraneo, indicante una nuova area di proiezione d’interessi economici e politici che dal Mediterraneo si spinge fino a India e Cina[4].  La vision di Politi tende, ancora una volta, a superare i confini geografici in precedenza fissati suggerendo che: “oggi in realtà anche il concetto di Mediterraneo allargato, pur ancora valido per la MMI, è incluso e superato dalla realtà del Cindoterraneo, cioè quel flusso concreto di merci, beni, capitali, commodity, persone che da Cina, India, Golfo, Africa passa per Suez e finisce in larga parte a Gioia Tauro”. Un altro scenario di riferimento coniato dal Politi è quello meno conosciuto del Margi-terraneo così definito: “prospetta un’epoca dove da un lato c’è più libertà nel Maghreb e più pace nel Mashreq, ma vengono anche meno alcuni riferimenti prima considerati importanti, rendendo la zona piuttosto marginale nello scacchiere mondiale”. I macro-scenari di Politi costituiscono tuttora un moderno ed efficace strumento di analisi geo-politica e geo-strategica, ma le incalzanti dinamiche del nostro mare richiedono un incessante sforzo d’innovazione strategica ed analitica.


[1] Seminario presso il Centro Alti Studi Difesa “Scenario Strategico del Mediterraneo Allargato.

Cfr http://www.difesa.it/SMD_/CASD/IM/IASD/65sessioneordinaria/Documents/66sem2scheda.pdf.

[2] http://www.qdsp.it/wp-content/uploads/2017/04/QDSP04_2012-La-NATO-e-il-potere-marittimo-nel-Mediterraneo-allargato_Pier-Paolo-Ramoino.pdf

[3] Fernand Braudel, Il Mediterraneo. Lo Spazio, la Storia, gli Uomini, le Tradizioni. Bompiani, Milano 1985.

[4] https://formiche.net/2011/03/chiamiamolo-cindoterraneo/.

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