Difesa e sicurezza esterna: l’analisi della Corte dei conti europea

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di Paolo Capano

L’UE ha varato negli ultimi anni nuove iniziative concernenti la difesa, tra cui la cooperazione strutturata permanente (PESCO), la revisione coordinata annuale sulla difesa (CARD) e il Fondo europeo per la difesa. Tutte miranti a potenziare la cooperazione tra gli Stati membri. Pertanto, la Corte dei conti europea ha orientato la sua opera di vigilanza al settore. In una sua analisi sull’attuale panorama della cooperazione dell’UE in materia di difesa, la Corte espone alcuni dei principali rischi connessi al nuovo livello di ambizione dell’UE nel settore. Le attuali capacità militari degli Stati membri non corrispondono al livello di ambizione militare dell’UE. Per di più, un recesso del Regno Unito dall’UE peggiorerebbe ulteriormente la situazione, poiché tale paese sostiene circa un quarto della spesa totale degli Stati membri nel comparto difesa.

Secondo la Corte, varie condizioni fondamentali che dovrebbero consentire l’efficacia di queste iniziative non sono ancora soddisfatte. Tra queste, un efficace processo di pianificazione a livello di UE, la partecipazione degli Stati membri, l’impatto sulle effettive esigenze in termini di capacità, il quadro di governance e rendicontabilità. “In assenza di fattori critici di successo e di una chiara definizione degli obiettivi, le attuali iniziative UE in materia di difesa rischiano di rimanere lettera morta e sfociare in un nulla di fatto”, ha affermato Juhan Parts, Membro della Corte dei conti europea responsabile dell’analisi.

Sulla proposta da parte della Commissione europea di incremento del bilancio UE per la difesa e sicurezza esterna (ammonterebbe a 22,5 miliardi di euro per il periodo 2021-2027, contro i 2,8 miliardi di euro del periodo 2014-2020), per la Corte vi è il rischio che i sistemi di controllo esistenti non siano in grado di far fronte a questo incremento della spesa. Si riconoscono, difatti, delle differenze strategiche tra gli Stati membri, dal momento che non percepiscono le minacce alla sicurezza né intendono il ruolo dell’UE in materia allo stesso modo. Gli Stati membri hanno un ampio ventaglio di opinioni sull’uso della forza militare. Dunque, alcuni concetti come quelli di “autonomia strategica” o “esercito europeo” restano vaghi.

Una questione critica, rileva ancora la Corte, è far sì che l’UE sia in grado di svolgere in futuro un ruolo complementare a quello della NATO, evitando duplicazioni e sovrapposizioni. Per questo, occorre assicurare la coerenza delle iniziative. Difatti, nell’analisi si cita il Segretario generale della NATO il quale, pur apprezzando le iniziative dell’UE in materia di difesa, ha ammonito più volte la duplicazione e la concorrenza tra l’UE e la NATO in quanto può indebolire il legame transatlantico. Di qui, l’indicazione di potenziare le capacità militari degli Stati membri in maniera pienamente complementare con la NATO.

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