di Laura Cianciarelli

Una serie di attacchi aerei sta infiammando il Medio Oriente, teatro di una guerra nascosta, quella tra Israele e Iran, che sembra ormai sempre più difficile da contenere.

Negli ultimi giorni, raid israeliani e libanesi hanno centrato il territorio al di là della Linea Blu – che segna i rispettivi confini nazionali -, sfiorando il conflitto; in Iraq, alcuni droni – verosimilmente israeliani – hanno colpito le postazioni delle Forze di Mobilitazione popolare, sostenute e finanziate da Teheran. In Siria, infine, i raid israeliani hanno ripetutamente distrutto le basi militari delle milizie filoiraniane.

Nel mirino, dunque, vi sono Stati e attori diversi, con un solo aspetto in comune: il sostegno o il fiancheggiamento nei confronti della Repubblica Islamica dell’Iran.  Quanto alla responsabilità, gli esperti ritengono che si celi la mano d’Israele dietro agli attacchi contro i proxy del suo avversario regionale.

Se così fosse, ci si troverebbe davanti ad un cambio di strategia da parte dello Stato ebraico che, fino a questo momento, aveva preferito la linea della deterrenza – eccezion fatta per qualche intervento in Siria -, tenendo però sotto stretto controllo le attività dell’Iran e dei suoi proxy nella regione.

Il motivo del cambiamento sarebbe da addurre al possesso, da parte di Teheran e delle milizie filoiraniane, di missili di precisione, un’arma in grado di centrare e distruggere siti strategici israeliani. L’eliminazione di questi arsenali sarebbe diventata, infatti, una “priorità strategica[1], per stessa ammissione di un alto funzionario israeliano della Difesa.

La tempistica dei raid sarebbe invece conseguente all’accelerazione, da parte di Teheran, del processo di trasferimento di queste armi ai suoi proxy, registrata dall’intelligence israeliana proprio negli ultimi mesi. Pochi giorni prima dello scambio di fuoco con il Libano, le Forze di Difesa israeliane avevano svelato l’esistenza di una struttura[2] – gestita da Hezbollah con il sostegno dell’Iran – per la produzione e l’assemblamento di missili di precisione.

Anche in Siria, un report dell’azienda israeliana ImageSat International (Isi) ha mostrato le immagini di una nuova base militare iraniana[3] – situata nei pressi del distretto di Al-Bukamal, al confine con l’Iraq -: una struttura ormai in fase di completamento, in grado di ospitare migliaia di truppe e missili a guida di precisione.

Difficile derubricare gli attacchi delle ultime settimane come semplici schermaglie. L’ipotesi che un tassello impazzito del mosaico mediorientale possa causare ripercussioni ben più gravi è reale. Al momento, Israele si muove in funzione difensiva utilizzando i cieli mediorientali, mentre il controllo dell’Iran si snoda attraverso le vie terrestri. Teheran, infatti, si sta focalizzando sulla creazione di una “rotta terrestre” che, attraverso l’Iraq e la Siria, gli consenta di raggiungere il Libano, garantendosi uno sbocco sul mar Mediterraneo e costituendo, insieme ad alleati e fiancheggiatori, un fronte comune contro Israele, dal sud del Libano fino alle alture del Golan.


[1]              Israel Defense, “Senior Israeli Security Official Confirms Strikes on Multiple Fronts”, 2 September 2019, https://www.israeldefense.co.il/en/node/40032.

[2]              Al Jazeera, “بعد المواجهة على حدود لبنان.. إسرائيل تعلن اكتشاف مصنع صواريخ لحزب الله”, September, 4 2019, https://www.aljazeera.net/news/politics/2019/9/4/%D8%A5%D8%B3%D8%B1%D8%A7%D8%A6%D9%8A%D9%84-%D9%84%D8%A8%D9%86%D8%A7%D9%86-%D8%AD%D8%B2%D8%A8-%D8%A7%D9%84%D9%84%D9%87-%D8%B5%D9%88%D8%A7%D8%B1%D9%8A%D8%AE

[3]              Fox News, “Iran building new classified military base in Syria: intelligence sources”, 4 September 2019, https://www.foxnews.com/world/iran-building-classified-military-base-syria.

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