L’ISIS continua a ricordare che il COVID-19 è stato mandato da Dio, una punizione, un flagello, una colpa da espiare.

Nonostante la pandemia abbia alimentato il timore dei contagi anche tra i più efferati terroristi al livello mondiale «Il coronavirus è un tormento che Dio può mandare contro chi vuole, e Lui ne ha fatto una benedizione per i credenti. Chiunque stia sulla terra, aspettando che la piaga colpisca, e sapendo che colpirà solo coloro che Dio ha scelto, per lui sarà come la ricompensa di un martire».

Nella sua ultima newsletter, sulla rivista al-Naba, l’attenzione dell’articolo di copertina del media online si sofferma sulla geografia della pandemia, nell’intento di conferme che «il flagello di Dio» sta colpendo «i paesi degli infedeli e degli apostati».

«La prova migliore della volontà divina è nell’attuale distribuzione del morbo», spiegano ancora gli islamisti dell’Isis a tutti i loro affiliati, specificando «ha colpito (ne sia lode al Signore) soprattutto le Nazioni idolatre».

E tra questi si citano in particolare l’Europa e l’Iran sciita, uno dei principali focolai in Asia.

«Possa Dio aumentare la sofferenza degli infedeli e tenere al sicuro i credenti» riporta ancora l’editoriale di Al Naba sul coronavirus mondiale. 

Già a metà gennaio, un altro numero di al-Naba parlava dell’epidemia scoppiata in Cina, descrivendo il paese asiatico come governato da un «regime comunista», e quindi ostile all’Islam.

L’Isis ricordava che il coronavirus aveva colpito la Cina il cui governo è descritto come repressivo nei confronti della comunità uigura musulmana della regione dello Xinjang. 

Ma in un contesto in cui il Covid-19 è diventato una minaccia globale, lo ‘Stato islamico non si sente più al riparo.

Stando ai dati ufficiali, numerosi paesi con significative presenze di fedeli musulmani sunniti (come l’Afghanistan, l’Egitto, l’Algeria, l’Iraq, l’India, le Filippine e l’Indonesia) sono stati colpiti in maniera relativamente minore rispetto all’Europa, alla Cina, all’Iran e al Nordamerica.

Chiedono, quindi, nuovamente i fedeli musulmani che non sono stati contagiati dal virus a «non entrare nelle zone infettate», ed invitano coloro che sono stati contagiati a «non uscire dalle zone colpite» dalla pandemia.

I governi colpiti dal Covid-19 sono ora in difficoltà, «in stato di paralisi», su tutti i fronti, afferma al-Naba.

«Le Nazioni ‘crociate’ sono preoccupate per la sicurezza interna, e schierano le loro forze per evitare conseguenze sull’economia e sull’ordine pubblico, ma temono nuovi attentati: L’ultima cosa che vogliono è che questi momenti critici coincidano con nuovi attacchi dai soldati del Califfato, come quelli di Parigi, Londra o Bruxelles, o che i mujahiddin conquistino parti della Terra come nel passato».

Ma un modo per attaccare e colpire gli infedeli si “trova” sempre e questo potrebbe essere il momento di affondare il colpo in quanto i cosiddetti “infedeli” sono più fragili e vulnerabili. 

«I musulmani non devono commuoversi davanti agli infedeli e agli apostati, ma usare le opportunità attuali per liberare i prigionieri musulmani dai campi dove subiscono abusi. Tanto più che l’obbedienza a Dio libera dalla collera del Signore». Si conclude infine l’allucinante e delirante lettera con «la Jihad è la migliore garanzia di protezione dall’epidemia». 

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