Nel primo giorno dell’invasione dell’Ucraina da parte del presidente Vladimir Putin, i suoi generali e le sue truppe hanno seguito una strategia per le invasioni di terra da manuale. Hanno attaccato le installazioni militari e i sistemi di difesa aerea del Paese con missili lanciati dal cielo, dal mare e da terra.

Il tutto con l’obiettivo di impossessarsi del cielo e del mare nella zona sud-est, per poi penetrare da nord attraverso il sostegno della Bielorussia, inviando forze militari su Kiev, con l’obiettivo di decapitare il governo democraticamente eletto del presidente Volodymyr Zelensky. Tuttavia, nonostante le forze russe possano raggiungere il centro della città in poco tempo, si assiste in queste ore ad un possibile rallentamento dell’avanzata via terra, prontamente smentito da immagini satellitari di lunghe colonne di mezzi russi, anche nei dintorni di Kiev.

Proviamo quindi a esaminare la “forza dei deboli” e la “debolezza dei potenti”.

I funzionari del Pentagono riferiscono che la Russia ha inviato solo un terzo delle 150.000-190.000 truppe ammassate ai confini dell’Ucraina. Nonostante ciò, in un giorno e mezzo le forze armate russe hanno raggiunto Obolon, il distretto settentrionale di Kiev, suggerendo che Mosca potrebbe intensificare la pressione in qualsiasi momento con forze corazzate, aeree e missilistiche, che gli permetterebbero di conquistare la città, grazie all’evidente e schiacciante superiorità.

Anche se non si sa ancora con certezza quanti soldati e equipaggiamento abbiano perso i russi, fonti governative ucraine riportano almeno 5.000 soldati, un centinaio di veicoli corazzati e una dozzina di aerei. Ma il vero problema è che Mosca non sta ottenendo la rapida vittoria che si era proposta.

Una cosa è attraversare il confine di un altro Paese con carri armati e artiglieria, protetti da aerei da guerra, hanno affermato funzionari e analisti del Pentagono, un’altra è mettere sotto assedio le città e un esercito popolato da persone disposte a mettere la propria vita in pericolo per proteggere quello che considerano il loro diritto sovrano all’autodeterminazione, come sta succedendo a Charkiv e soprattutto a Kiev. 

“Le linee di attacco della Russia sono strozzate perché le truppe ucraine si stanno impegnando fortemente contro le truppe russe. La resistenza è il motivo per cui le truppe russe sono rimaste ammassate al confine e non sono riuscite ad attraversarlo tutte insieme. Un numero maggiore di truppe potrebbe affluire rapidamente nelle città, in particolare a Kiev, se i corpi avanzati rompessero la difesa delle truppe ucraine”, ha affermato un altro funzionario del Pentagono.

Giovedì notte, le forze speciali russe e le truppe aviotrasportate erano riuscite a portarsi nella periferia di Kiev. E venerdì, le forze aviotrasportate russe avevano bloccato Kiev da ovest dopo aver catturato un aeroporto nella zona, al termine di un assalto che ha utilizzato “più di 200 elicotteri russi”, ha affermato il Ministero della Difesa russo. Se confermato, ciò potrebbe creare un ponte aereo che consentirebbe alla Russia di far atterrare centinaia di truppe con l’obiettivo di circondare la capitale Kiev.

Sabato mattina, quando alcune truppe russe sono entrate nel distretto settentrionale di Kiev, gli attacchi missilistici si sono abbattuti contro edifici residenziali. “Se l’intelligence russa avesse scoperto dove si stanno nascondendo Zelensky e il resto della leadership ucraina, l’esercito russo probabilmente cercherebbe di eliminarli con razzi e attacchi aerei”, ha detto in un’intervista un alto funzionario dell’amministrazione Biden. Ma se ciò non funzionasse, le forze russe potrebbero ricorrere al combattimento urbano, uno sforzo nettamente più difficile.

Le forze militari russe sanno cosa significa avanzare dalle periferie al centro delle città per iniziare una resistenza casa per casa e lo hanno appreso dai ceceni quando sono entrati a Grozny nel 1996. Una difesa urbana ben pianificata e ben motivata, infatti, può essere letale.

Inoltre, hanno fatto notare alcuni funzionari americani, le truppe russe hanno condotto la maggior parte delle proprie operazioni iniziali durante il giorno, suggerendo che le loro capacità di combattere di notte, un segno distintivo dell’esercito americano, sono meno efficaci.

Ma oltre alle perdite militari, qualsiasi combattimento urbano porta enormi perdite nella popolazione civile.

Anche se lunedì 28 febbraio l’intensità dei bombardamenti è aumentata, l’orgoglio ucraino ferito dall’invasione potrebbe risultare un fattore decisivo per prolungare i tempi del combattimento, come testimoniano le immagini delle lunghe file per arruolarsi e le migliaia di armi con cui la popolazione si sta armando dopo gli appelli di Zelensky.

Zelensky, è oggi il vero e insostituibile leader degli ucraini. Senza di lui, Putin potrebbe non avere nessuno con cui negoziare il ritorno dell’Ucraina nella sua sfera di influenza, come smembrerebbe dimostrare anche la fedeltà dell’esercito ucraino. Se il presidente ucraino dovesse morire, lo spirito di resistenza avrebbe un martire che la Russia non vuole contribuire a creare.

Se da un lato Putin ha bisogno di una resa per mantenere la promessa propagandistica, quella della “de-nazificazione” del Paese, dall’altro deve far apparire il governo di Kiev come il responsabile dei presunti massacri nel Donbas, che in definitiva è ciò che a suo avviso giustificherebbe l’invasione da parte russa. È chiaro che se continuasse ad accumulare morti nelle città ucraine, Putin andrebbe ad occupare quel posto simbolico che ha assegnato al suo avversario. 

Ma c’è anche un’altra trappola retorica dalla quale è difficile uscire per lui. Quando i russi entrarono in guerra con i ceceni, gli afgani o i siriani, combatterono contro altre culture ed etnie, mentre la propaganda russa ha sempre insistito nel trattare gli ucraini come fratelli perduti.

Per il popolo russo gli ucraini sono slavi come loro e il panslavismo è oggi una parte centrale delle idee di Putin e della sua Russia, come testimonia anche un suo recente discorso sul delicato concetto di “Holy Rus”.

A livello internazionale, il danno all’immagine della Russia di Putin è già significativo, aggravato dai danni che ha causato alle varie strutture, anche civili, e accresciuto dalle scene di combattimento. Notizie, video e immagini che, nonostante la censura russa, ormai raggiungono un po’ tutto il mondo e anche la Russia, finanche familiari di personaggi vicinissimi a Putin.

Tutto questo potrebbe diventare insopportabile se un’avanzata su Kiev o in altre città si concludesse in un modo ancora più cruento di ciò che sta avvenendo oggi e in queste ore la maggiore coesione della NATO e il sempre più crescente sostegno interno in Europa al governo ucraino lo testimoniano.

Fonte: Russia’s Assault in Ukraine Slows After an Aggressive Start, New York Times, https://www.nytimes.com/2022/02/25/us/politics/russia-attacks-ukraine.html

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