Ad un passo dalla guerra tra Ucraina e Russia, un conflitto che deriva da una crisi complessa la cui spiegazione può essere ritrovata nella storia di questi due Paesi che può aiutarci a spiegare perché il Presidente Putin è così ossessionato dall’Ucraina, tanto da ritenere esplicitamente un errore l’indipendenza concessale agli inizi degli anni Novanta.

Tuttavia, un passato imperialista non giustifica progetti odierni di espansionismo. Molto ci è ancora poco chiaro delle relazioni tra i due Paesi.

In termini di politica interna, appare evidente che oggi il consenso pubblico verso la figura di Putin sia giunto, secondo molti sondaggi, a uno nuovo record, con 9 cittadini su 10 che gradiscono la sua figura e la sua strategia nei confronti dell’Ucraina che ha il fine di restituire al mondo l’immagine della Russia come superpotenza.

Recentemente, il Presidente Putin, rifacendosi al delicato concetto di “Holy Rus”, ha sostenuto l’appartenenza di russi e ucraini ad un unico popolo, scatenando dure reazioni dall’Ucraina. Il 70% degli ucraini è, infatti, assolutamente contrario a questa impostazione, il 72% considera la Russia alla stregua di uno Stato ostile e il 33% si dice addirittura pronto ad imbracciare le armi nel probabile conflitto, mentre il 21% sostiene di essere pronto ad una resistenza civile e il 67% vorrebbe entrare a far parte dell’Unione europea, il 59% della Nato.

L’origine storica del rapporto tra queste regioni e tra questi popoli risale al IX secolo, quando il Grande Principe Volodimer (in russo Vladimir), dal 980 al 1015, fu al governo del “Kievan Rus”, uno Stato slavo che comprendeva la parte occidentale dell’attuale Russia e le attuali Ucraina, Romania, Moldavia, Bielorussia e Repubbliche baltiche.

Più avanti, nel 1700, Caterina II di Russia sostenne una profonda “russificazione” dell’Ucraina, consentendo una migrazione massiccia della popolazione russa nella regione. Nel 1800, poi, la lingua ucraina venne bandita fino a quando nel 1930, il Segretario del Pcus Iosif Stalin si rese complice di una carestia e della conseguente morte di gran parte della popolazione regionale. L’obiettivo di questa strategia era la ripopolazione in chiave etnica dell’area, come infatti si dimostrò, nel 1940, con il trasferimento volontario dell’etnia Tatars, di origine turca musulmana.

Dunque, per molti secoli, l’Ucraina è stata sotto il dominio russo e nel corso del Novecento, sotto l’Unione sovietica, fu la maggiore potenza tra le 15 repubbliche sovietiche, seconda solo alla Russia, grazie alla forte industria militare, alle tante distese pianeggianti favorevoli all’agricoltura e all’installazione di buona parte dell’arsenale nucleare sovietico.

Infatti, nel corso della Seconda guerra mondiale l’Ucraina partecipò alla guerra contro gli Stati Uniti, allineandosi al blocco sovietico, e solo nel 1991 divenne Stato indipendente, ereditando gran parte dell’arsenale nucleare russo, tra cui 176 missili balistici intercontinentali, 1249 testate nucleari, 44 strategic bomber, 700 missili cruise e 2000 armi tattiche nucleari. Arsenale cui rinunciò nel 1994, in occasione dell’accordo di Budapest, riuscendo così a ricevere in cambio il rispetto della sua indipendenza, sovranità e integrità territoriale, nonché l’astensione dall’uso della forza (o la sua minaccia).

Nel novembre 2013, Viktor Yannukovych, il presidente ucraino, inviso alla popolazione e accusato di corruzione e di avere posizioni filo-russe, si rifiutò di firmare l’accordo di associazione Ue-Ucraina per l’integrazione del Paese nelle strutture europee, assumendosi di contro un prestito dalla Russia di 15 miliardi, imponendo di fatto al proprio Paese un vincolo stretto e definitivo con la Repubblica federale russa.

Le proteste dilagarono poi in quelle che molti ricordano come “Euromaidan”, le manifestazioni pro-Europa avvenute nella piazza di Maidan Nezalezhnosti a Kiev, con le quali fu chiesta la firma dell’accordo europeo e le dimissioni di Yanukovych. Questi eventi provocarono molte reazioni internazionali culminate nel sostegno russo al presidente ucraino e nell’appoggio dell’occidente alla piazza.

Nel febbraio del 2014 il governo ucraino fu poi rovesciato e il presidente Yarukovich, in fuga verso la Russia, venne portato fuori dall’Ucraina.

Dall’altra parte del confine, nel frattempo, la Russia con un colpo di mano, unilateralmente procedette illegalmente all’annessione della penisola della Crimea, regione sulle sponde del Mar Nero trasferita nel 1954 all’Ucraina dall’Urss di Nikita Krusciov “in segno di fratellanza tra il popolo ucraino e quello russo”, un trasferimento solo simbolico.

L’Ucraina divenne poi indipendente nel 1991 e alla regione di Crimea venne concessa una speciale autonomia che consentì però alla Russia di mantenere alcune basi militari in cambio della promessa di non avanzare pretese sulla penisola e minacciare il suo status.

Nel 2014, però, l’esercito russo iniziò l’occupazione della penisola e nel marzo del 2016 seguì un processo referendario, in cui i crimeani votarono per l’annessione alla Russia. Tale referendum fu molto criticato.

Nell’aprile dello stesso anno, nell’ambito della guerra ibrida condotta dalla Russia contro l’Ucraina, l’aggressione alla parte orientale del Paese si verificò con il sostegno russo ai separatisti filorussi dell’area, che occupandone alcune regioni, diedero il via ad una nuova fase del conflitto.

L’escalation condusse a una serie di dialoghi tra le parti in causa e i Paesi europei, conclusisi con gli accordi di Minsk del 2014, con i quali si stabilì il cessate il fuoco, il ritiro delle truppe militari, la convocazione di nuove elezioni nelle aree occupate dai ribelli. Naturalmente, alcuni mesi dopo, gli accordi di Minsk vennero prontamente disattesi.

L’Ucraina, il più grande Paese del continente europeo (non tenendo conto della Russia), conta una popolazione di circa 44 milioni di persone e un Pil pro-capite di circa 2500€, ma rimane tutt’oggi divisa ideologicamente e geograficamente.

L’Ucraina occidentale si sente europeista, parla l’ucraino e guarda con sospetto alla Russia. Dall’altro lato, l’Ucraina orientale (segnatamente, le regioni del Donbas e quelle di Donetsk e Luhansk) dove i ribelli continuano a combattere contro l’esercito ucraino, si sente più vicina alla Russia geograficamente e culturalmente.

Non a caso, l’attuale Presidente Volodymir Zelensky è stato eletto nel 2019 con il 73% dei consensi, proprio in opposizione all’occupazione dell’Ucraina orientale, di fatto una limpida violazione del diritto internazionale. Il presidente ucraino rappresenta oggi il simbolo pulsante dell’Ucraina, quell’Ucraina che vuole essere indipendente dalla Russia che rivive, oggi, una triste fase imperialista.

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