Come cambia il Medio Oriente dopo la morte di Soleimani

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Nella notte di venerdì 3 gennaio Washington ha compiuto un pesante raid contro alcune milizie sciite legate a Teheran, che erano stanziate nei pressi dell’aeroporto internazionale di Baghdad. Nell’operazione è stato ucciso il comandante delle forze paramilitari Al Quds delle Guardie rivoluzionarie iraniane Qassem Soleimani.

Principale leader del Battaglione Gerusalemme e comandante di tutte le forze iraniane e filo-iraniane tra Siria ed Iraq, Soleimani era il simbolo delle ambizioni imperiali di Teheran per la regione mediorientale , nonché il principale simbolo per una futura leadership sul paese per il dopo Khamenei. La sua morte , per mano statunitense, mostra come la politica estera di Trump, nei confronti della Repubblica Islamica, abbia compiuto una evoluzione pericolosa in cui ha sostituito la strategia del dialogo che Obama iniziò proprio nella seconda parte del suo mandato. Il Medio oriente post-califfato potrebbe diventare tra poche ore il campo di battaglia di una probabile risposta iraniana. Ma la morte di Soleimani mette la strategia iraniana difronte al fatto di trovarsi una risposta statunitense aggressiva e poco propensa ad un dialogo. Per il momento lo stato di tensione rimane alto nella regione. Cina e Russia hanno condannato il raid USA, mentre Regno Unito e Israele hanno alzato lo stato di massima allerta dei loro dispositivi militari e di sicurezza delle proprie sedi diplomatiche.

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