Brexit: una vittoria per la Politica di Sicurezza e Difesa Comune Europea?

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Nelle ultime settimane, gli occhi dell’Europa sono puntati sul Regno Unito, dove il prossimo 12 dicembre avranno luogo le elezioni anticipate. Sono in molti a chiedersi se tali elezioni avranno un impatto sull’uscita dell’Inghilterra dall’Unione e quali potrebbero essere i possibili scenari post Brexit.            

Il capitolo della Brexit si apre a giugno del 2016, con un Referendum voluto dall’ex Primo Ministro inglese, Theresa May, attraverso il quale i cittadini britannici hanno espresso la volontà di uscire dall’Unione Europea, operazione possibile dal 2009, anno dell’introduzione dell’articolo 50 nel Trattato dell’Unione Europea. Nonostante l’inatteso verdetto finale, il voto è apparso demograficamente e geograficamente molto diviso. La maggioranza dei giovani tra i 18 e i 34 anni ha espresso la volontà di rimanere in Europa, allo stesso modo, la Scozia (62%), Londra (59,9%) ed il territorio d’Oltremare di Gibilterra (95,9%) hanno votato per il remain.         

Il passo immediatamente successivo al Referendum è stato l’avvio dei negoziati tra l’Unione Europea e il governo guidato da Theresa May per un’uscita with deal, ovvero con un accordo che soddisfacesse le parti coinvolte. Tale accordo è stato redatto ma bocciato più volte dal Parlamento Britannico, al punto da costringere il Consiglio Europeo, lo scorso ottobre, ad estendere il periodo di negoziazione fino al 31 gennaio 2020 e di conseguenza a prorogare il termine previsto dall’articolo 50.       
Nel frattempo, per la durata della proroga, il Regno Unito rimane uno Stato membro soggetto a tutti i diritti e gli obblighi sanciti dai trattati e dal diritto dell’UE.       

A fronte degli ultimi risvolti, solo a gennaio del prossimo anno potremo scrivere le pagine conclusive del capitolo Brexit. Nel frattempo, possiamo solo immaginare quali possano essere i possibili scenari da inserire nel nostro finale.
Il primo scenario, il meno plausibile, è quello del famigerato no deal, ovvero dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea senza accordo. Tale opzione metterebbe l’Inghilterra in una posizione di incredibile svantaggio economico e politico, dal momento che, ad esempio, le relazioni tra il Regno Unito e l’Unione saranno disciplinate dal diritto pubblico internazionale e quindi dalle norme dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. L’Unione sarà tenuta ad applicare la propria normativa e le proprie tariffe alla frontiera con il Regno Unito.            
Il secondo, quello più plausibile, è quello di un’uscita con un accordo che soddisfi in equale misura i due attori coinvolti.         
Il terzo scenario dipende molto dal risultato delle elezioni anticipate ed è quello di una non uscita, dal momento che molti inglesi sembrano aver fatto retro-marche e vogliano continuare ad essere cittadini europei come dimostrano le svariate manifestazioni degli ultimi mesi a favore del remain.           
L’ultimo scenario, molto legato al precedente, potrebbe essere quello di un’ulteriore proroga del termine dell’articolo 50 da parte del Consiglio per consentire la convocazione di un secondo referendum nel Regno Unito. Nel caso in cui dovessero realizzarsi i primi due scenari sopra-citati, che impatto avrebbe l’uscita del Regno Unito nella riguardo la Politica di Sicurezza e Difesa Comune?       
Secondo l’esperto di geopolitica Henri de Grossouvre, intervistato da Limes sulla in merito, l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione non andrebbe ad indebolire la Psdc ma, al contrario, la rafforzerebbe, dal momento che, in ambito militare, gli inglesi hanno sempre declinato ogni tipo di proposta di rafforzamento delle capacità di difesa e sicurezza europee. Inoltre, da quando si è tenuto il referendum sulla Brexit, le forze armate britanniche così come il Governo, hanno ribadito in diverse occasioni di voler continuare a sviluppare insieme all’Unione la Psdc. Le occasioni in cui tale volontà è stata espressa, afferma il politologo, sono molteplici ed includono i primi due libri bianchi sulla  Brexit, il discorso di Theresa May tenuto a Monaco di Baviera il 12 settembre 2017, il documento di Crispin Blunt redatto in occasione della conferenza sulla Psdc a Malta il 28 aprile 2018 e la decisione di continuare a partecipare al programma Galileo.
In aggiunta, l’Europa rimane un alleato fondamentale per l’Inghilterra giacché, negli ultimi anni, le relazioni privilegiate con gli Stati Uniti e all’interno della NATO si sono indebolite indebolita a causa delle politiche di Trump. Questa nuova condizione di svantaggio, ha spinto Londra ad “un enorme paradosso”, come lo ha definito il Professor Grossouvre, quello di avvicinarsi alle posizioni di Parigi e del Presidente Macron a favore di una strategia militare europea autonoma.

Senza ombra di dubbio, l’eventuale uscita del Regno Unito rappresenterebbe una sconfitta per l’Unione ma al tempo stesso una vittoria in materia di Sicurezza e Difesa. L’Unione Europea perde una stella ma guadagna un alleato.           

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