Brexit e l’avanzata del minilateralismo in Europa

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di Emanuele Lorenzetti

Il Regno Unito è ufficialmente uscito dall’Unione Europea. È così finita una lunga ed intricata fase di bargaining, iniziata ben quattro anni fa a seguito del referendum del 23 giugno 2016, tra le istituzioni di Bruxelles e il governo di Londra. Con il 51,9 per cento dei voti, contraddicendo le principali previsioni sia degli esponenti del governo londinese di allora sia dei governi degli stati europei, gli inglesi hanno preferito l’uscita del proprio paese dall’UE sfavorendo l’opzione remain.

L’evento che stiamo vivendo in questi giorni è destinato a rimanere come uno dei momenti storici finora scritti nel percorso d’integrazione europea. Una pagina certamente negativa per l’Europa. Una lettura geopolitica approfondita dello scenario europeo attuale ci impone, quindi, una riflessione sul futuro sistema internazionale che si andrà delineando in Europa. I cambiamenti dei rapporti tra UK e UE saranno inevitabili per tutte quelle aree che rientrano nel tema di cooperazione in chiave politica, economica, commerciale e di sicurezza. Proprio l’area securitaria merita una specifica attenzione in virtù del forte rallentamento, se non di arresto, del processo di difesa comune europea che la scelta inglese porta con se.

L’Unione Europea dovrà essere in grado di mantenere un canale privilegiato di dialogo con il Regno Unito. Il supporto inglese è importante per diversi fattori. Si pensi alle missioni internazionali su cui il Regno Unito ha sempre creduto e partecipato, garantendo una rilevante presenza delle sue truppe militari e offrendo una sinergia che ha consentito, in tante occasioni, di superare le frizioni nazionali assicurando stabilità in aree di crisi per l’UE. In questo senso, il percorso di difesa comune europea sarà molto più tortuoso e la meta difficile da raggiungere. Al contrario, apparirà necessario favorire il coordinamento inter-statale delle politiche estere, economiche e di sicurezza con l’UK.

Nel frattempo la NATO, dove il Regno Unito invece rimane membro, si conferma come la principale aggregazione di sicurezza regionale in cui si fa politica estera, ivi compresa anche la politica estera dell’UE. Si viene così a delineare un sistema di governo multilivello, frammentato e non coordinato ancora più complesso in rapporto al processo di decision-making europeo che si verrà a configurare laddove si verifichi l’esigenza di una risposta ad una crisi internazionale, come dimostrano i casi passati del Kosovo 1999 e del Libano 2006.

Con l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, dunque, si sancisce il declino del ‘multilateralismo responsabile’ come lo abbiamo finora conosciuto. La debolezza delle istituzioni internazionali, in questo caso europee, lascia spazio alla configurazione di nuove modalità di gestione delle crisi. La politica estera dell’UE in tal senso sarà molto più esposta al fenomeno cosiddetto del ‘minilateralismo’, una pratica di sicurezza collettiva alternativa che si va affermando a partire dagli anni Novanta. Lo scenario europeo cioè potrà essere interessato dal tendenziale emergere di un’aggregazione di stati mossi da interessi e obiettivi comuni, ma che si caratterizza per una membership ristretta e che si muove sulla base di occasioni specifiche, non garantendo quindi uno stabile ed unitario andamento delle policy e bypassando le procedure classiche di legittimazione internazionale degli interventi come quella in sede ONU ed ora anche dell’UE.[1] In altri termini, prefigurando uno scenario di intervento in risposta ad una crisi internazionale, il Regno Unito potrebbe trovarsi nella paradossale condizione di appoggio e di schieramento con un paese NATO che è al contempo membro dell’UE, il che potrebbe dare vita ad una pericolosa fase continua di formazione delle alleanze degli stati europei con l’UK a seconda degli interessi nazionali, generando fluidità alle stesse. Tale fluidità delle alleanze, dunque, accrescerebbe il rischio di produrre il dilemma della sicurezza fra gli stati europei ponendo seri ostacoli al tentativo di costruire un cammino di politica estera unita, forte e coesa su un progetto comune come quello europeo che va avanti dal secondo dopoguerra.


[1] Per una riflessione sul tema vedi P. Isernia, F. Longo (a cura di) La politica estera italiana nel nuovo millennio, il Mulino, 2019

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