BOKO HARAM: SHEKAU E IL COVID-19 IN NIGERIA

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Il tanto atteso intervento di Abubakar Shekau, leader del gruppo fondamentalista nigeriano denominato Boko Haram, non ha tardato ad arrivare, prendendo proprio spunto dalla diffusione epidemica del Covid-19 anche in territorio nigeriano. Il capo dell’organizzazione criminale che negli ultimi dieci anni ha mietuto quasi 40.000 vittime, tramite un messaggio, pubblicato il 14 aprile con un tweet dalla Hum Angle (portale nigeriano di informazioni e analisi) ha ribadito i principi cardine dell’ideologia fondamentalista del gruppo. Sono trapelati, in particolare, allarmanti messaggi tali da destare l’interesse degli analisti internazionali, focalizzati nell’area specifica d’azione di Boko Haram. In un discorso in lingua Hausa (la più diffusa nella zona settentrionale della Nigeria), della durata di un minuto e quarantacinque secondi, Shekau, dopo aver premesso che la comparsa e la diffusione del Coronavirus sono attribuibili al diavolo, e dopo aver invocato la divina protezione, ha stigmatizzato le decisioni del Presidente nigeriano Muhammadu Buhari, segnatamente alla chiusura di tutti i luoghi pubblici ed in special modo delle moschee. Conseguentemente, sempre in linea con l’intenzione di manifestare la chiara contrapposizione alle scelte del Governo nazionale, ha individuato, nei propri comportamenti, l’azione anti-virus, dichiarando testualmente: ”We join hands, we eat from one bowl, you have coronavirus, we have anti-coronavirus …” (noi ci stringiamo le mani, mangiamo dalla stessa scodella, voi avete il coronavirus, noi abbiamo l’anti-coronavirus …). Nessun cambiamento, quindi, nelle loro abitudini di vita o, più esplicitamente, nessun cambiamento nel perseguire i principi ispiratori più radicali, in netto contrasto con una evidente volontà di ‘costituzionalizzazione dell’Islam’, intrapresa dal Presidente Buhari. Mentre i ringraziamenti ad Allah e gli inviti alla preghiera hanno contraddistinto la parte centrale del messaggio, preoccupanti dichiarazioni hanno caratterizzato l’ultima parte del discorso. In particolare, un’esplicita accusa e condanna, diretta al Presidente americano Donald Trump, nonché ai tre Presidenti degli Stati che insistono nell’area del Lago Chad, quali Niger, Chad e Nigeria, appunto. (Si tratta di quegli Stati più impegnati nel contrasto ai gruppi terroristici Boko Haram/ISWAP che, nel 2012, unitamente al Cameroon, hanno istituito una Task Force congiunta – MNJTF). L’espresso invito al pentimento, pena pesanti ritorsioni, diretto ai Presidenti, Trump, Mahamadou Issoufou (Niger), Idris Deby (Ciad), e Muhammadu Buhari (Nigeria), ha assunto una connotazione inquietante, non tanto per gli epiteti di contorno alle palesi minacce, quanto per la ‘colonna sonora’ in sottofondo al messaggio del leader terrorista: il suono intermittente di spari di armi da fuoco. Questa ennesima dimostrazione di forza, verosimilmente, comporterà che anche per il 2020, come per l’anno precedente, la Nigeria si posizionerà tra i primi tre Paesi all’interno dei quali si sostanzia il maggior impatto sociale proveniente dalle azioni delle organizzazioni terroristiche internazionali.

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